Politica e Istituzioni
A cura di Alessandra Morgagni - La tutela della persona anziana nel sistema internazionale
Alla fine del 2015 l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha pubblicato un rapporto intitolato Ageing: Debate the Issues, mettendo in luce la crescita dell’età della popolazione mondiale. Lo studio evidenziava come, a fronte di circa 900 milioni di individui di età pari o superiore ai sessant’anni, le proiezioni per il 2050 indichino una crescita fino a 2,4 miliardi. L’OCSE ha continuato a monitorare tale fenomeno, definendolo una sfida ambivalente: da un lato rappresenta il successo del progresso e del miglioramento della qualità della vita, dall’altro pone nuove e complesse sfide.
Nonostante la trasversalità del tema, l’attenzione riservata dagli Stati è stata influenzata dalle rispettive culture e tradizioni. Ad esempio, l’Argentina è stata tra i precursori nell’elaborazione di testi specifici, proponendo il rapporto Il benessere dell’anziano: i diritti dell’età anziana e una proposta per una Dichiarazione universale sui diritti della vecchiaia. Tali iniziative non trovarono inizialmente riscontro, perché l’invecchiamento non era ancora percepito come una priorità nell’agenda globale. Bisognerà attendere il 1991 con l’adozione dei Principi delle Nazioni Unite sulle persone anziane.
L’esigenza di uno strumento ad hoc è scaturita principalmente dall’assenza del criterio dell’età all’interno dell’articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Sebbene la norma termini con la formula other status (ogni altra condizione) sia stata interpretata dalla giurisprudenza internazionale come inclusiva di forme di discriminazione non esplicitamente menzionate, l’assenza di un richiamo diretto all’età è stato oggetto di critica. Il Comitato per i diritti umani, organo preposto al controllo periodico dei rapporti pertinenti alla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, ha inizialmente accolto l’interpretazione generica per poi sottolineare la necessità di adottare strumenti specifici che indichino l’età tra le cause, al fine di garantire l’effettiva eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione.
Questo dibattito ha influenzato la redazione di testi in ambito regionale, contesto spesso considerato più efficace a dispetto di quello universale, dove i processi decisionali risultano rallentati o frenati dalla partecipazione eterogenea degli Stati.
In ambito europeo ci sono stati due percorsi. Da una parte quello portato avanti dal Consiglio d’Europa, organizzazione internazionale a carattere regionale, che attraverso la Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950 riprende molti aspetti e principi sanciti nella Dichiarazione universale; negli anni ha esortato gli Stati attraverso raccomandazioni e programmi a garantire agli anziani una vita dignitosa, sicura e libera da abusi fisici o psichici. Dall’altra parte invece l’Unione europea ha sancito i diritti e le libertà approvando nel 2000 la Carta dei diritti fondamentali e inserendo esplicitamente all’articolo 21 l’età tra i criteri di non discriminazione. L’approccio europeo tende a focalizzarsi sulla sfera socio-economica e sui sistemi pensionistici, valutando l’anziano nella sua dimensione lavorativa.
Una prospettiva differente si riscontra in ambito americano, dove l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) ha adottato due strumenti, la Dichiarazione americana dei diritti e dei doveri dell’uomo (1948) e la Convenzione americana dei diritti dell’uomo (1978), che hanno poi portato alla ratifica nel 2015 della Convenzione interamericana sulla protezione degli anziani, considerata fondamentale essendo il primo strumento giuridicamente vincolante interamente dedicato alla protezione dei diritti di queste persone. Parallelamente, anche l’Unione Africana ha adottato nel 2016 un Protocollo opzionale alla Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli sulla protezione e promozione dei diritti delle persone anziane, diventando la seconda organizzazione internazionale a carattere regionale a dotarsi di uno strumento di questo tipo. Nella società africana, il ruolo dell’anziano è particolarmente significativo poiché sono considerati custodi di saggezza ed esperienza, rivestendo una funzione educativa per le nuove generazioni, specialmente gli orfani.
In conclusione, sebbene il percorso si sia snodato lungo moltissimi anni, oggi la protezione dell’anziano è un punto nell’agenda internazionale. In un mondo che ha la prospettiva di arrivare i 2,4 miliardi di over 60, trasformare queste dichiarazioni di intenti in diritti concreti non è più solo una scelta politica, ma la sfida demografica decisiva del nostro secolo.