Referti radiologici e sanità a distanza: un problema di etica, efficacia e costi ingiustificati

La degenerazione della refertazione a distanza e la perdita di rapporto diretto tra medico radiologo e paziente minacciano la qualità delle diagnosi e il buon funzionamento del sistema sanitario nazionale
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Speciale Sanità: il punto di vista

(Perugia) Per entrare a pieno sul tema è necessario una introduzione al fenomeno e alla sua evoluzione. Negli ultimi anni, il panorama radiologico italiano ha subito una trasformazione radicale, accelerata dall’emergenza pandemica del COVID-19. Se da un lato la telemedicina e le refertazioni a distanza si sono rivelate strumenti utili in alcune circostanze, dall’altro si sono evolute in una pratica spesso priva di regole chiare, che mette a rischio la qualità delle diagnosi, la tutela del paziente e l’equilibrio economico del Sistema Sanitario Nazionale (SSN). La diffusione di centri di refertazione gestiti da società di capitali, il proliferare di prestazioni inutili e la perdita di un rapporto umano e professionale tra radiologo e paziente sono temi caldi di attualità e di urgente attenzione.

La nascita e l’evoluzione della refertazione a distanza: originariamente, la refertazione a distanza nacque come soluzione ponte durante le restrizioni del COVID-19, consentendo di mantenere attivo il servizio radiologico anche in assenza di contatto diretto con il paziente. Tuttavia, questa modalità si è presto trasformata in una prassi consolidata, spesso senza un adeguato quadro normativo. Oggi, molte strutture si avvalgono di radiologi esterni, spesso di società di capitali, che refertano da centinaia o migliaia di chilometri di distanza, senza mai incontrare il paziente. La refertazione differita, vista come un modo per aumentare la produttività, anche economica, si accompagna frequentemente a richieste di esami supplementari, spesso inutili, alimentando una catena infinita di indagini diagnostiche.

Ecco quindi il problema della qualità e dell’etica professionale. L’assenza di un contatto diretto tra radiologo e paziente compromette la qualità del servizio. La mancanza di anamnesi approfondita e di una visita clinica preliminare rende spesso più difficile interpretare correttamente le immagini, portando a richieste di ulteriori indagini che si rivelano superflue o addirittura dannose. La stessa società di radiologia a distanza, spesso incentivata dal sistema di pagamento a prestazione, mira a massimizzare il numero di referti prodotti, senza garantire la qualità o la responsabilità professionale.

Referti radiologici e sanità a distanza: un problema di etica, efficacia e costi ingiustificati

Inoltre, la crescente presenza di medici di base o altri operatori che eseguono ecografie, senza specifica formazione radiologica, amplifica il rischio di referti poco affidabili, spesso accompagnati da richieste di esami più sofisticati come TAC o RM, con il risultato di un aumento di costi sanitari , e spesso a carico del malato. e di un disagio per il paziente.

Come si genera il disorientamento dei pazienti e i costi ingiusti. Il sistema attuale genera un forte disorientamento tra i cittadini, spesso costretti a spostarsi tra centri diversi, senza un reale rapporto di fiducia con un radiologo di riferimento. La mancanza di informazioni chiare e di un percorso assistenziale definito porta a un incremento delle spese a carico del SSN, per prestazioni spesso inutili o ridondanti. La digitalizzazione dei referti, che spesso vengono inviati via email o messi a disposizione tramite piattaforme online, presenta ulteriori criticità, specie per i pazienti meno avvezzi alla tecnologia, che rischiano di perdere l’accesso ai propri dati clinici.

Le iniziative internazionali e le proposte italiane in materia. Per contrastare questa deriva, alcune società scientifiche, tra cui la Società Americana di Radiologia, hanno promosso il programma PATIENT FIRST, che pone al centro il paziente, con l’obbligo di anamnesi accurata e di scelta del protocollo diagnostico più appropriato. In Italia, si rende urgente una normativa che regolamenti la refertazione a distanza, definisca i ruoli e le responsabilità, e promuova la formazione continua e l’etica professionale. È fondamentale recuperare il rapporto umano tra medico e paziente, considerato non solo un valore etico ma anche un elemento imprescindibile per una diagnosi accurata e affidabile. Non dimentichiamo che la refertazione a distanza è di per se difensiva e teme cause di risarcimento e per questo richiede ulteriori prestazioni.

Il futuro della radiologia italiana dovrebbe passare attraverso un equilibrio tra innovazione e responsabilità. La refertazione a distanza può rappresentare uno strumento utile se inserita in un sistema regolamentato, che garantisca qualità, responsabilità e tutela del paziente. È necessario ridare valore al rapporto diretto tra radiologo e paziente, limitare le prestazioni inutili e contenere i costi ingiustificati, affinché la sanità pubblica possa essere sostenibile, efficiente e umana. Solo così si potrà risolvere il problema delle liste di attesa e ristabilire un giusto rapporto professionale, fondato sull’etica, sulla competenza e sulla cura.

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