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Arte e Cultura

"La pulce nell'orecchio" di Georges Feydeau al Teatro Bonci, Cesena. Traduzione, adattamento e drammaturgia Carmelo Rifici, Tindaro Granata Regia Carmelo Rifici

1 e 2 marzo, sabato ore 20.30, domenica ore 16.00. Carmelo Rifici, direttore artistico di LAC Lugano Arte e Cultura, dopo vari allestimenti di drammi e tragedie greche sceglie la regia di una commedia, il vaudeville di Georges Feydeau "La pulce nell’orecchio", rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1907, di cui cura anche adattamento e traduzione insieme al drammaturgo e attore Tindaro Granata.
Bologna, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

Carmelo Rifici, direttore artistico di LAC Lugano Arte e Cultura, dopo vari allestimenti di drammi e tragedie greche sceglie la regia di una commedia, il vaudeville di Georges Feydeau La pulce nell’orecchio, rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1907, di cui cura anche adattamento e traduzione insieme al drammaturgo e attore Tindaro Granata.

Lo spettacolo, con un cast di dodici attori (Giusto Cucchiarini, Alfonso De Vreese, Giulia Heathfield Di Renzi, Ugo Fiore, Tindaro Granata, Christian La Rosa, Marta Malvestiti, Marco Mavaracchio, Francesca Osso, Alberto Pirazzini, Emilia Tiburzi e Carlotta Viscovo), sarà sul palco del Teatro Bonci di Cesena l’1 e il 2 marzo (sabato alle ore 20.30 e domenica alle ore 16.00). 

L’intreccio, dal ritmo serrato e avvincente, è costruito su una sequenza ininterrotta di equivoci e travestimenti. Al centro della vicenda una moglie, Raimonda, che, allarmata dal comportamento piuttosto freddo e distratto del marito, l’assicuratore Vittorio Emanuele, sospetta che abbia un’amante. Il dubbio, la pulce nell’orecchio, le è nato dopo il ritrovamento di un paio di bretelle, simili a quelle indossate abitualmente da lui, presso l’Hotel Feydeau, un albergo equivoco nei pressi di Parigi. Per mettere alla prova la sua presunta infedeltà, gli spedisce tramite un’amica, Luciana, un’appassionata e anonima lettera d’amore, cosparsa di profumo, in cui gli dà appuntamento in quello stesso albergo, dove Raimonda si recherà per vedere se lui cadrà nella trappola. Vittorio Emanuele, credendo però che il destinatario effettivo della lettera sia il suo migliore amico, Tornello, gliela consegna. Da qui una serie di fraintendimenti che indurrà tutti i personaggi a incontrarsi all’Hotel Feydeau, dove, tra situazioni bizzarre, pareti girevoli, inaspettati sosia e alibi, cercheranno disperatamente di salvare le apparenze.

Spiega il regista che questo testo «non è una pochade, è una vera e propria esperienza: Feydeau invita lo spettatore ad aprire metaforicamente delle porte per entrare nella sfrenata fantasia che caratterizza l’essere umano fin dalla sua nascita e che, crescendo, si tende a trascurare. Il teatro di Feydeau non è solo una macchina comica, ma svela i desideri più reconditi di ciascuno di noi: primo fra tutti, quello di trasgressione».

La perfetta macchina comica si rivela anche una farsa sul linguaggio.

«Negli anni, il mio lavoro si è focalizzato in modo sempre più ossessivo sul tema del linguaggio e sulle sue ambiguità – si legge nelle note di regia – La pulce nell’orecchio affronta il rapporto tra lingua, potere e relazioni umane, tematiche con cui mi sono già confrontato più volte grazie al teatro classico e al dramma borghese, ma lo fa leggendole attraverso la lente d’ingrandimento del grottesco.

Il linguaggio di Feydeau è prepotente, tendente alla caricatura. I personaggi non si capiscono tra di loro in quanto ognuno è caratterizzato da una propria lingua teatrale».

Dell’esilarante originale Rifici, pur mantenendo l’impianto e rispettando la vocazione, sottolinea lo spirito giocoso e selvatico della scrittura, cerca i piani nascosti, liberando i singoli personaggi dal contesto borghese e valorizzando i ruoli femminili. 

«Affinché questo groviglio di leggerezza e malinconia, di sfrenata allegria e cattiveria, potesse dipanarsi davanti agli occhi degli spettatori – conclude – ho spogliato la scenografia di quell’armamentario tradizionale di camere da letto, porte e suppellettili, invitando gli attori a muoversi allegramente in un luogo infantile fatto di parallelepipedi di gommapiuma, ennesima riprova che un ottimo testo superi sempre il proprio tempo. Una scelta che ritengo rispecchi la mia vocazione al contemporaneo che mi suggerisce di rileggere i classici con la sensibilità del presente».




Carmelo Rifici

Laureato in Lettere, si diploma alla Scuola dello Stabile di Torino e collabora con Luca Ronconi in Progetto Domani, evento teatrale dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006, e nelle regie di alcuni spettacoli. 

Come regista firma decine di lavori per Napoli Teatro Festival, Piccolo Teatro di Milano, INDA Siracusa, Teatro Due di Parma, Ponchielli di Cremona e Circuito Lirico Lombardo. 

Dal 2014 è direttore artistico di LuganoInScena, dove dirige Gabbiano di Anton Čechov, Ifigenia, liberata, scritto con Angela Dematté, Purgatorio di Ariel Dorfman, Il barbiere di Siviglia di Rossini, Avevo un bel pallone rosso di Angela Dematté, I Cenci di Giorgio Battistelli (nel cartellone 2020 della Biennale Musica di Venezia e del Festival Aperto di Reggio Emilia). Nel 2019 firma la regia di Gianni Schicchi di Puccini e de L’heure espagnole di Ravel al Teatro Grande di Brescia. 

Dal 2020 è direttore artistico di LAC Lugano Arte e Cultura per cui firma progetto e regia di Macbeth, le cose nascoste, di cui è anche autore insieme a Dematté; Le relazioni pericolose, scritto con Livia Rossi; La traviata di Verdi diretta da Markus Poschner; Processo Galileo, co-diretto con Andrea De Rosa; Ulisse Artico, una coproduzione con il Teatro Biondo di Palermo; apre la stagione 2023/24 con Anna Bolena di Gaetano Donizetti, diretta da Diego Fasolis.

Ha diretto la Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano. 

Nel 2005 ha vinto il Premio della Critica come regista emergente; nel 2009 il Premio Eti Olimpici del Teatro come regista dell’anno, il Premio della Critica, il Golden Graal ed è stato nelle nomination per i Premi Ubu alla regia; nel 2015 il Premio Enriquez per la stagione teatrale di LuganoInScena e nel 2017 per la regia di Ifigenia, liberata; nel 2019 il Premio I nr. Uno conferitogli dalla Camera di Commercio Italiana per la Svizzera per il suo lavoro al LAC. Nel 2021 ottiene il titolo di Maestro dal Premio Radicondoli per il teatro e il Premio Hystrio Digital Stage e del Premio speciale Ubu per il progetto digitale Lingua Madre. Capsule per il futuro, ideato con Paola Tripoli. Nel 2022 è tra i finalisti del Premio Internazionale Ivo Chiesa – Una vita per il teatro nella categoria “La scuola”.

Tindaro Granata

Nato a Tindari, nel 2002 intraprende il suo percorso teatrale con Massimo Ranieri. Dal 2007 inizia un felice sodalizio con Carmelo Rifici. 

In veste di drammaturgo, regista e attore esordisce nel 2011 con Antropolaroid, spettacolo sulla storia della sua terra in cui interpreta tutti i personaggi del racconto e per il quale riceve diversi premi, tra cui il Premio ANCT Associazione Nazionale dei Critici di Teatro come miglior spettacolo d’innovazione. Nel 2013 mette in scena Invidiatemi come io ho invidiato voi, storia di un caso di abuso sessuale su minori ispirato a un fatto di cronaca, per il quale riceve il Premio Mariangela Melato come miglior attore emergente, il Premio Enriquez “Drammaturgia per l’impegno civile” e il Premio Internazionale “Orgoglio Siciliano nel mondo”. Nel 2016 debutta con Geppetto e Geppetto, con cui affronta, all’indomani dell’approvazione della legge Cirinnà, il tema della stepchild adoption e che gli vale il Premio Ubu come miglior novità o progetto drammaturgico, il Premio Hystrio Twister 2017 come miglior spettacolo dell’anno e altri riconoscimenti. Nel 2017 scrive Farsi Silenzio e nel 2019 Dedalo e Icaro, sul tema dell’autismo. 

È stato diretto da diversi registi, tra cui Serena Sinigaglia, Andrea Chiodi, Leonardo Lidi.

È direttore artistico di Proxima Res, di Situazione Drammatica, format di Hystrio Festival e Romaeuropa Festival, e di Tindari Festival presso il Teatro Greco di Tindari. 

Scrive per la rivista online Rewriters. 

Nel 2023 vince nuovamente il Premio ANCT per il suo impegno come drammaturgo e operatore culturale.


La pulce nell'orecchio

di Georges Feydeau

traduzione, adattamento e drammaturgia Carmelo Rifici, Tindaro Granata

regia Carmelo Rifici

con (in o. a.) Giusto Cucchiarini, Alfonso De Vreese, Giulia Heathfield Di Renzi, Ugo Fiore, Tindaro Granata, 

Christian La Rosa, Marta Malvestiti, Marco Mavaracchio, Francesca Osso, Alberto Pirazzini, Emilia Tiburzi, 

Carlotta Viscovo

scene Guido Buganza

costumi Margherita Baldoni

luci Alessandro Verazzi

musiche Zeno Gabaglio

assistente alla regia Giacomo Toccaceli

coaching movimenti acrobatici Antonio Bertusi

coaching clownerie Andreas Manz

realizzazione maschera Alessandra Faienza

supporto realizzazione scene e attrezzeria Matteo Bagutti

costumista assistente Ilaria Ariemme

direttore di scena e capo macchinista Ruben Leporoni

macchinista e movimentazione pedana girevole Fabrizio Cosco

capo elettricista Alessandro Di Fraia

fonico Nicola Sannino

sarta di scena Margherita Platé

aiuto sarta Ottavia Castellotti

trucco e parrucco Enrico Maria Ragaglia

costumi realizzati presso il Laboratorio di Sartoria del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

produzione LAC Lugano Arte e Cultura, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

partner di produzione Gruppo Ospedaliero Moncucco – Clinica Moncucco e Clinica Santa Chiara

foto di scena Luca Del Pia



Informazioni:

Teatro Bonci, Piazza Guidazzi – Cesena

tel. 0547 355959 | info@teatrobonci.it

Orari biglietteria (solo giorni feriali): dal martedì al sabato ore 11.00 – 14.00 e 16.00 – 19.00; nei giorni di rappresentazione serale fino a inizio spettacolo; le domeniche di rappresentazione pomeridiana, dalle 15.00 fino a inizio spettacolo. Online: cesena.emiliaromagnateatro.com | vivaticket.com

Ingresso: 8 / 27 €. 

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Giancarlo Garoia
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