INTERVISTA- Alessandra Cotoloni racconta il cuore invisibile de «Il borgo»

Una storia sospesa tra reale e surreale, dove il disagio sociale si intreccia con la rinascita personale. L’autrice senese ci accompagna dentro le emozioni e i simboli del suo romanzo, offrendo una riflessione profonda sul bisogno di libertà, memoria collettiva e ricerca del senso autentico della vita.
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Bentrovata, Alessandra. Nel romanzo emergono tematiche forti: la ricerca di autenticità, il bisogno di libertà e la fuga da una vita meccanica. Come hai lavorato per rappresentare queste tensioni senza cadere nel già visto?

Per scrivere questa storia mi sono avvalsa di un genere narrativo che mescola reale con surreale, che avevo impiegato già con il mio precedente romanzo “La tessitrice” ( San Paolo editore). Questo mi ha permesso di creare delle situazioni volutamente esasperate, avvenimenti amplificati, densi anche di metafore o allegorie. In questa maniera è stato possibile affrontare argomenti importanti, come il “controllo” e il rischio di divenire sempre più una società “manipolata”, in modo non classico e tantomeno scontato come sarebbe potuto accadere, così da creare momenti a volte ridicoli, a volte ironici o persino con tratti un po'grotteschi, ma sempre condensati di forti significati.

Il carabiniere Andrea ha una funzione quasi “vigile” e simbolica nel romanzo. Puoi spiegarci il suo ruolo narrativo e il suo valore allegorico?

Andrea rappresenta un po' quell'inerzia di pensiero che a volte viviamo come esseri umani, non ponendoci troppe domande almeno fino a quando non accade un evento che rischia di mettere in discussione l'ordinarietà a cui ci siamo adeguati. Per questo Andrea nel romanzo è la miccia  che fa scatenare tutta una serie di avvenimenti che cominceranno a susseguirsi pericolosamente, l'uno dietro all'altro fino a comportare un reale rischio per tutta la comunità di Castronuovo in Valle. Dall'altra tuttavia, è uno dei personaggi che rappresenta anche la  possibilità del cambiamento, la dinamicità dell'essere umano, persino di quello che può risultare il più integerrimo nelle proprie posizioni prese, cominciando con l'elaborazione di un proprio pensiero critico, libero dai condizionamenti esterni.

L’ambientazione in Castronuovo in Valle è centrale nell’atmosfera del libro. Quanto il paesaggio toscano contribuisce a costruire l’emotività del racconto?

Il paesaggio lo potrei indicare proprio come uno dei personaggi del libro. La natura qui domina incontrastata, i suoi boschi, la sua terra il suo fiume, sono tutti elementi vitali che alimentano gli animi delle persone, che non a caso individuano in questo luogo, la pace e l'equilibrio che altrove non riescono a trovare. La natura e il paesaggio nel suo insieme permettono di creare quella dimensione umana e quel risorgere di rapporti interpersonali che spesso nel caos del nostro vivere quotidiano, in molte città attuali, non siamo più in grado di percepire.

L’arrivo degli “inquisitori” del Ministero dell’Ordine introduce un livello simbolico potente. Come si riflette questo elemento nel tema della libertà individuale?

Il Ministero dell'Ordine rappresenta quel senso di controllo che spesso avvertiamo. Un Ordine definito tale, in maniera direi ironica. Ordine in base a che cosa? Questo è da chiedersi, così come faranno anche i personaggi del libro, ordine rispetto ad uno schema prestabilito, ma che non necessariamente, corrisponde in pieno alla nostra indole, al nostro sentire o desiderio di fare cose diverse da quelle che ci ritroviamo a dover svolgere quasi meccanicamente. Ordine inteso come controllo,  che volenti o no, subiamo in modo apparentemente impalpabile, ma che ci viene indotto quotidianamente a partire dai bombardamenti mediatici cui siamo sottoposti. Esattamente tutto quello che i personaggi del borgo avvertono come una prigione da cui vogliono evadere per dare finalmente voce a se stessi.

https://bookabook.it/libro/il-borgo/

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