Economia
Il grande errore della BCE: lo studio e il rischio della stagflazione
È dagli inizi del mese di agosto che due professori universitari Marco Mele (Unicusano) e Cosimo Magazzino (Roma Tre) -Associati di Politica Economica- hanno lanciato l’allarme su numerose testate giornalistiche relativamente al risultato di un loro studio sul nesso causale tra riduzione di energia e crescita economica per l’Italia. Questa ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Energy Reports, ha messo in luce una previsione nefasta sul nostro paese: uno stop alle forniture di gas dalla Russia si tradurrà in una contrazione del PIL italiano che potrebbe perdurare fino ad un massimo di 3,5 anni.
Ed ora, la notizia attesa ma non sperata della decisione della BCE di aumentare esageratamente i saggi di interesse di 75 punti base, ha colto di sorpresa quegli economisti ed analisti che appartengono alle cosiddette colombe della politica monetaria. Di fatto, nonostante le ammissioni di colpa della Lagarde, sono in molti a domandarsi sul perché di tale scelta eccessiva specialmente in una prospettiva di recessione economica.
Mele e Magazzino sottolineano come “tale di politica monetaria difficilmente avrà un impatto sul livello inflazionistico dal momento che l’aumento dei prezzi si registra sul lato dell’offerta, invece che su quello della domanda aggregata. Al contrario, affermano i due economisti, si registrerà una contrazione degli investimenti per le imprese e dei consumi in generale. Tale situazione rappresenta una nuova variabile negativa del nostro modello di Wavelet Analisys. In altre parole, alla riduzione del consumo di gas connesso in maniera unidirezionale con il PIL dell’Italia, si aggiungono ulteriori due elementi avversi: il primo, è riconducibile alla contrazione della domanda aggregata dovuta all’aumento dei saggi di interesse, il secondo all’inflazione stessa.
Abbiamo posto le basi, pertanto, per quella che in economia viene riconosciuta come stagflazione: il connubio tra recessione ed inflazione”. In una condizione di stretta della domanda aggregata con un rischio concreto di stop alle forniture di gas, il continuo seguire le scelte monetarie statunitense avrà, quindi, un impatto avverso sulle economie più dipendenti dal gas estero, come l’Italia, le cui scuse della Lagarde serviranno veramente a poco.