L’autunno del vino: dalla vendemmia nasce una nuova stagione del turismo italiano
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La Rete Enoturismo Sardegna propone un modello capace di trasformare il vino in una porta d’ingresso verso i territori italiani. Luigi Cau, Fausto Faggioli e Luciano Marino: «Dall’export all’incoming, coinvolgendo direttamente produttori, cantine e comunità locali»

È questa la visione promossa dalla Rete Enoturismo Sardegna – RES, presieduta da Luigi Cau, che punta a trasformare il patrimonio vitivinicolo in un’offerta turistica organizzata, qualificata e commercializzabile, coinvolgendo direttamente le aziende e mettendo in relazione il vino con accoglienza, ristorazione, cultura, natura e comunità rurali.
Il vino come ambasciatore dei territori
Il vino italiano non deve essere soltanto esportato e consumato nel mondo: deve diventare anche un invito a venire in Italia.
Ogni bottiglia può trasformarsi nell’ambasciatrice del luogo nel quale è nata, facendo conoscere non soltanto un prodotto, ma anche i vigneti, le cantine, i borghi, le comunità e le persone che ne custodiscono la storia.
È in questa prospettiva che l’export può generare incoming turistico. Chi apprezza un vino italiano nel proprio Paese può essere accompagnato a vivere un’esperienza nei suoi luoghi d’origine: incontrare il produttore, camminare tra i filari, partecipare alla vendemmia, conoscere le tecniche di produzione, assaggiare la cucina locale e scoprire il patrimonio culturale, ambientale e umano del territorio.
Secondo i dati diffusi dal MASAF, nel 2024 l’export vitivinicolo italiano ha superato gli 8 miliardi di euro, con quasi 22 milioni di ettolitri esportati. Un patrimonio economico e identitario che può diventare uno straordinario strumento di promozione turistica internazionale.
Anche le analisi dell’Ufficio Studi ENIT confermano la crescente importanza delle motivazioni enogastronomiche e della sostenibilità nelle scelte di viaggio. Inoltre, il 64% dei turisti italiani considera l’ambiente e la sostenibilità fattori rilevanti nella scelta della destinazione.
Luigi Cau: «RES nasce per trasformare l’identità vitivinicola in un’offerta turistica concreta»
«La Rete Enoturismo Sardegna nasce dalla volontà di unire le aziende e i territori intorno a un progetto comune», dichiara Luigi Cau, presidente della Rete Enoturismo Sardegna – RES. «Non vogliamo proporre soltanto visite e degustazioni, ma esperienze capaci di raccontare l’identità profonda della Sardegna attraverso i suoi vini, i produttori, i paesaggi, la gastronomia e le comunità locali».
«Il turista deve poter entrare in contatto con chi lavora ogni giorno in vigna e in cantina, ascoltarne la storia e comprendere il valore che si trova dentro ogni bottiglia. RES vuole organizzare queste esperienze, renderle riconoscibili e presentarle sul mercato attraverso un sistema di rete. Il nostro obiettivo è offrire alle aziende nuove opportunità economiche e, contemporaneamente, contribuire alla vitalità dei territori rurali durante tutto l’anno».
Fausto Faggioli: «Dobbiamo passare dall’esportazione del vino all’importazione dei viaggiatori»
«La sfida non è soltanto portare più vino italiano sulle tavole del mondo, ma portare più viaggiatori internazionali nei territori nei quali quel vino nasce», sottolinea Fausto Faggioli, presidente della Commissione Nazionale Turismo CIM.
«Ogni bottiglia esportata dovrebbe contenere idealmente anche un invito al viaggio: un itinerario, un’esperienza prenotabile, una visita in cantina e la possibilità di incontrare direttamente il produttore. In questo modo il consumatore può diventare visitatore, il visitatore può diventare ospite e l’ospite, dopo aver conosciuto il territorio, può trasformarsi nel suo migliore ambasciatore nel mondo».
«Il vino diventa così una porta d’ingresso verso l’intera offerta turistica italiana. Non genera soltanto visite e acquisti in cantina, ma anche pernottamenti, ristorazione, trasporti, servizi di accompagnamento, artigianato, commercio locale, eventi, cammini, cicloturismo e visite ai borghi. L’enoturismo non è un settore isolato: è un grande elemento di connessione capace di mettere in movimento tutta la filiera dell’accoglienza».
Luciano Marino: «Innovazione e strumenti digitali per rendere le esperienze visibili e prenotabili»
«Per trasformare il potenziale dell’enoturismo in incoming reale occorre rendere le esperienze facilmente accessibili, comprensibili e prenotabili», afferma Luciano Marino, CEO di ETN. «Le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale possono aiutare le aziende a presentarsi sui mercati internazionali, conoscere meglio i viaggiatori e costruire proposte personalizzate in base ai loro interessi».
«L’innovazione, tuttavia, deve rimanere al servizio dell’autenticità. La tecnologia può mettere in contatto il viaggiatore con il produttore, tradurre e raccontare i contenuti, facilitare la prenotazione e accompagnare l’ospite prima, durante e dopo il viaggio. Il cuore dell’esperienza rimane però l’incontro umano: entrare in una vigna, conoscere una famiglia, ascoltare la storia di un territorio e comprendere il lavoro racchiuso in ogni calice».
Un modello di esperienza territoriale. Il modello promosso da RES supera il concetto della semplice degustazione e propone un sistema di esperienze che comprende:
- passeggiate nei vigneti e partecipazione alla vendemmia;
- incontri diretti con i produttori;
- visite alle cantine e ai luoghi della produzione;
- abbinamenti con prodotti e cucina locale;
- scoperta di borghi, tradizioni e patrimonio culturale;
- collegamenti con cammini, cicloturismo e attività nella natura;
- conoscenza delle pratiche sostenibili e della cura del paesaggio.
L’autunno come stagione dell’incoming
La vendemmia e l’autunno in cantina rappresentano motivazioni di viaggio capaci di favorire la destagionalizzazione. Ma il calendario dell’enoturismo può estendersi ulteriormente: dalla potatura alla rinascita primaverile dei vigneti, dagli eventi dedicati alle denominazioni alle esperienze gastronomiche e culturali legate alle comunità locali.
Anche il Ministero dell’Agricoltura ha inserito l’enoturismo e il turismo DOP tra le priorità strategiche nazionali, evidenziando la necessità di trasformare il vino in un’esperienza completa, valorizzare i territori vitivinicoli e rafforzare il rapporto diretto tra produttore e visitatore. Un turismo ben organizzato può generare economia diffusa, sostenere le imprese agricole, valorizzare le produzioni locali, contrastare lo spopolamento e offrire nuove opportunità professionali e imprenditoriali ai giovani.
Quando si esporta una bottiglia si vende un prodotto. Quando si invita il consumatore a conoscere il luogo nel quale quella bottiglia è nata, si generano turismo, relazioni, economia locale e futuro per le comunità.
Il futuro dell’enoturismo nasce quindi dall’incontro: tra vigneto e cantina, tra produttore e viaggiatore, tra innovazione e autenticità, tra territori che scelgono di collaborare.
Ufficio Stampa
Luigi Cau
RES Rete Enoturismo Sardegna
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