Economia
La sanità italiana accelera sull’integrazione digitale: AI strumento chiave, con investimenti per 228 milioni. Medicina di precisione ancora agli inizi, ma l’83% delle Regioni prevede piattaforme “ad hoc” e l’88% punta al Fascicolo Sanitario Elettronico
La sanità italiana guarda in modo sempre più deciso all’integrazione digitale,
passando dalla sperimentazione alla diffusione strutturata che vede nell’AI lo
strumento chiave per rendere l’intero percorso di cura sempre più
predittivo, personalizzato e
integrato. Ma per raggiungere la piena attuazione dei Percorsi Diagnostico-Terapeutico-Assistenziali (PDTA) e della
medicina di precisione, la sfida da vincere è la creazione di
ecosistema unico e integrato, che faccia leva su
tecnologie sempre più interoperabili e sistemiche.
Sono solo alcuni dei risultati della 5^ edizione dello studio «Sanità Digitale 2025 – Verso l’integrazione: di dati, processi, organizzazioni», realizzato da NetConsulting cube e presentato nel corso della 9^ edizione della “Digital Health Conference”, il
forum più completo sui temi dell’e-Health organizzato dalla società di analisi di mercato in collaborazione con
GGallery.
“L’Italia si trova in una fase di transizione importante: se da un lato stiamo recuperando terreno grazie agli investimenti del PNRR e a una crescente consapevolezza del valore strategico della sanità digitale, dall’altro restano ancora significativi margini di miglioramento rispetto ai benchmark europei e internazionali. In particolare, il nostro Paese sconta una certa frammentazione organizzativa e tecnologica, con una carenza di interoperabilità semantica e una governance ancora non pienamente integrata tra ospedale, territorio e sociale. Solo andando oltre queste criticità potremo posizionarci stabilmente tra i leader della sanità digitale a livello globale”, commenta
Annamaria Di Ruscio, Amministratore delegato di NetConsulting cube.
Negli ultimi anni l’attenzione verso l’Intelligenza Artificiale e l’analisi dei dati
si è tradotta anche in una crescita significativa degli
investimenti. Una tendenza che conferma come l’AI non sia più un esperimento, ma una
leva strategica per la trasformazione digitale e la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale.
“L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale sarà sempre più cruciale per la personalizzazione dei percorsi di cura e l’identificazione precoce delle esigenze assistenziali. L’Ingegneria Clinica considera l’AI soprattutto come uno strumento per migliorare la qualità dell’assistenza e per potenziare il supporto decisionale e operativo, con oltre l’80% dei professionisti che ne riconosce l’impatto positivo. Tra i principali benefici emergono la riduzione degli errori diagnostici e terapeutici”, prosegue l’Ad.
I benefici dell’AI sono già misurabili. Il
70% dei direttori generali riconosce un impatto positivo sulla velocità dei processi decisionali, mentre l’80% degli
ingegneri clinici ne apprezza il contributo alla qualità dell’assistenza.
Tuttavia, le barriere strutturali restano numerose: la carenza di competenze interne, i costi di implementazione elevati, la frammentazione dei dati e i rischi legati alla privacy. Il tema della formazione è quindi cruciale e la transizione digitale dovrebbe essere accompagnata dalla creazione di team multidisciplinari – medici, ingegneri, data analyst, esperti legali – capaci di interpretare e governare le nuove tecnologie.
Grazie alla sua capacità di correlare in tempo reale dati clinici e predittivi, la
medicina di precisione apre scenari nuovi per la
prevenzione, la diagnosi precoce e la
programmazione sanitaria, applicazioni all’avanguardia anche in
oncologia, cardiologia e malattie rare. Pur essendo ancora nella sua
fase iniziale, l’83% delle
Regioni italiane prevede di attivare piattaforme che assistano i medici nella scelta delle terapie più appropriate, mentre oltre l’80% intende estendere il
Fascicolo Sanitario Elettronico a dati genetici e ambientali e creare
database integrati di informazioni cliniche e genomiche. Nel frattempo, alcune strutture, soprattutto nel settore privato, stanno realizzando
data Lake clinici - repository centralizzato per archiviare grandi quantità di dati sanitari eterogenei raccolti da diverse fonti - capaci di integrare informazioni storiche e in tempo reale per generare nuovi modelli di analisi predittiva e supporto decisionale.
Fra i trend più significativi “intercettati” dallo studio di NetConsulting cube spicca la
previsione di crescita, fra il 2025 e il 2026, dei progetti in robotica medica e chirurgica per il
supporto intraoperatorio (45%), nella telemedicina e nel
monitoraggio da remoto, ad esempio dei pazienti cronici (27%) e nella medicina personalizzata (21%), grazie all’impiego di analisi genomiche. Si rafforzano inoltre le applicazioni di analisi delle immagini mediche e diagnosi automatizzata (42%) e i
sistemi di supporto alle decisioni cliniche (27%).Degno di nota in questo scenario, il ruolo chiave degli ingegneri clinici, i più pronti ad accogliere l'AI e a guidare progetti di diagnosi automatizzata e robotica chirurgica e si preparano a integrare la telemedicina e il monitoraggio da remoto nei percorsi di cura.
Secondo l’Indagine di NetConsulting cube, l’88% delle
Regioni sottolinea l’importanza della realizzazione di un
Fascicolo Sanitario Elettronico comprensivo dei
PDTA, un passo che conferma la volontà di fare della digitalizzazione il motore della personalizzazione della cura. In parallelo, il
76% delle Regioni e il 43% dei
Direttori Generali delle aziende sanitarie intervistate auspicano
progetti di telemedicina integrati con i PDTA oltre a piattaforme di collaborazione per i team multidisciplinari. Eppure, la
distanza tra ambizione e realtà operativa resta ampia: il
55% dei CIO non dispone ancora di
PDTA pienamente digitalizzati o integrati nei flussi informativi. In questo scenario, un ruolo centrale è attribuito al
Garante della Privacy, chiamato a favorire regole comuni e a garantire che la
protezione dei dati diventi un fattore abilitante e non un ostacolo allo sviluppo della sanità digitale.
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