Syelune Vorne e la rinascita interiore di “Ni me apago”
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Ricordi il momento esatto in cui ti è venuta l’immagine della fiamma che resiste e che ha dato vita al brano?
Sì, è arrivata in modo molto naturale in un momento di silenzio. Non come un’idea costruita, ma come una sensazione chiara, quella di qualcosa che continua a restare acceso nonostante tutto. Da lì è nato il brano.
“Ni me apago” unisce dolcezza e forza: qual è la sfida più grande nel tenere insieme queste due energie?
La sfida più grande è non forzarle.

Lasciare che convivano senza che una sovrasti l’altra, mantenendo equilibrio e sincerità. È lì che la dolcezza diventa forza, senza perdere delicatezza.
Quanto del tuo vissuto personale permea questo debutto e quanto invece è immaginario poetico?
Il debutto nasce da un vissuto personale molto reale che è la base emotiva del brano. L’immaginario poetico interviene invece per trasformare quell’esperienza in un linguaggio condivisibile meno legato al fatto e più al sentimento è l’equilibrio tra questi due elementi che dà forma a Ni me apago.
Qual è la sensazione che vorresti restasse nel cuore di chi ascolta la canzone per la prima volta?
La sensazione di non essere soli. Che anche nella fragilità esiste una luce che resiste e che restare accesi, a volte è già abbastanza.
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Giulio Berghella
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