Carlo Spinelli Italia dei Diritti De Pierro, le armi sostituiscono i libri e l'odio sovrasta l'amore

"Una spirale di violenza che non trova fine e che vede protagonisti in negativo i potenti della terra, si riversa poi nella società i cui soggetti più fragili diventano gli autori materiali di crimini efferati dettati da una sete di giustizia da soddisfare solo con il sangue"
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Roma , (informazione.news - comunicati stampa - politica e istituzioni)

"Episodi come quelli accaduti nella bergamasca purtroppo stanno diventando sempre più frequenti e sono figli di una società malata le cui condizioni di salute si aggravano con le guerre che si combattono su più fronti, dettate dalla voglia di potere e di supremazia verso gli altri".

Sono le dure parole con le quali Carlo Spinelli, responsabile nazionale per la Politica Interna del movimento Italia dei Diritti De Pierro, cerca di spiegare e spiegarsi il perché di tanta violenza che si sta espandendo anche nel nostro Paese.

"Se un ragazzo tredicenne – prosegue Spinelli – si presenta all'interno della scuola che frequenta in tuta mimetica, armato di coltello e in possesso di una scacciacani, forse riceve la spinta necessaria a farsi giustizia da solo prendendo spunto dagli insegnamenti che i vari Trump, Putin, Zelensky o i ricchi Ayatollah islamici stanno dando ai nostri figli a suon di droni esplosivi e razzi a lunga gittata.

Non è da sottovalutare l'abbigliamento del ragazzo, cioè i pantaloni mimetici, così come è da sottolineare il fatto che ha compiuto l'insano gesto riprendendo tutto con il suo telefonino per poter poi postare le sue gesta criminali sui vari profili social che deteneva. Quasi un'azione militare quella compiuta dal ragazzo, da filmare e documentare come si documentano le guerre attraverso le immagini tv, imitando, tra l'altro, quei videogiochi violenti che ti fanno vivere in prima persona cruente azioni militari dove l'obiettivo è abbattere più nemici possibili".

"Ma serve davvero solo installare i metal detector nelle scuole per frenare questa sete di vendetta che anima le azioni criminali di questi ragazzi? O si rivelerà inutile come il braccialetto elettronico indossato da quelli che poi si rivelano diventare dei femminicidi?

Due atti criminali che sembrano tanto distanti – prosegue l'esponente IdD – ma che invece sono più vicini di quanto sembra. Delitti che si nutrono di fame di vendetta, di supremazia, di potere, gesta compiute da persone ben consapevoli di ciò che stanno facendo, spesso anticipati da comportamenti che manifestano, più o meno palesemente, la volontà di far pagare all'altro il comportamento ritenuto offensivo, lesivo, ingiustificato nei propri confronti".

"Segnali che non si riescono a percepire o che scivolano nell'indifferenza generale, forse perché ci siamo abituati a vivere situazioni dove le liti, le minacce e i comportamenti violenti, anche quelli che non sfociano nell'aggressione fisica, sono sempre più frequenti e amplificati dal fenomeno dei social, per certi versi utili se usati correttamente, ma allo stesso tempo dannosi in mano ad adolescenti o, peggio ancora, bambini o soggetti fragili facilmente condizionabili da idioti che si divertono a imporre loro giochi pericolosi o a bullizzare con conseguenze spesso letali".

"Ma in tutto questo, le colpe andrebbero ricercate anche nell'ambito familiare, soprattutto quando la mano criminale appartiene a un adolescente come nel caso del tredicenne che ha accoltellato la propria insegnante di francese.

Troppo spesso la frenesia di una vita che va sempre più veloce porta i genitori a dotare i propri figli di cellulari e tablet già dall'età fanciullesca, per farli stare buoni e poter sbrigare le proprie cose, che spesso sconfinano anche nel superfluo, con tranquillità. E così capita che non ci si accorge che nostro figlio nasconde nella propria cameretta, dove non si entra per rispettare la sua privacy, un arsenale con tanto di componenti per fabbricare piccoli ordigni esplosivi. Maggiore attenzione forse eviterebbe azioni come quella che si è verificata nella bergamasca".

"In conclusione, installare metal detector all'ingresso delle scuole potrebbe servire solo a spostare la scena di un crimine, così come il braccialetto elettronico si rivela spesso inutile come deterrente nei femminicidi.

Proviamo invece a prestare più attenzione verso i nostri figli, parliamo con loro e non abbandoniamoli con la tecnologia fra le mani. Facciamogli capire che le controversie si risolvono con il dialogo e non con la forza, bandiamo dal mercato i videogiochi violenti che simulano guerre, facciamo capire loro che la guerra è stupida e inutile, entriamo nella testa di un potenziale femminicida attraverso percorsi psicoterapeutici a loro dedicati e, soprattutto – conclude Spinelli – a scuola portiamo i libri e non le armi.

Continuiamo ad amare le persone con le quali abbiamo condiviso gioie e dolori lasciandole libere di scegliere come vivere la propria vita, non permettiamo all'odio di prendere il sopravvento sull'amore; la fame di giustizia non si colma con il sangue e la cosa giusta da fare è accettare e andare avanti: la vita è un dono prezioso che va tutelato sia per se stessi e soprattutto per gli altri".


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