Quiet, pizza e cucina ad Aversa con stile e rigore
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La serata di debutto al Quiet di Aversa, inaugurato il 30 aprile 2026 al pubblico ma anticipato da una presentazione in anteprima alla stampa accreditata, si è trasformata in un affascinante percorso di degustazione, un viaggio che unisce la tradizione partenopea alla tecnica contemporanea. Non si è trattato di una semplice sequenza di portate, ma di una narrazione che mette in risalto le diverse sfaccettature del locale: cucina, pizza, beverage, memoria gastronomica e visione moderna.
L’apertura è stata affidata a un’entrée sorprendente: un bignè di baccalà mantecato, accompagnato da glassa di papaccelle e cenere di olive nere. Un assaggio dalle dimensioni contenute ma ricco di significato: ingredienti riconoscibili, precisione tecnica e un equilibrio tra comfort e pulizia. In abbinamento, il Quiet Spritz con Asprinio di Aversa – 30 Pioli, che ha subito stabilito il tono dell’esperienza: fresco, territoriale e identitario, senza rigidità.
Uno dei momenti più coinvolgenti è stato l’assaggio di fritti e pizza, che ha rappresentato la parte più conviviale del progetto senza compromettere la qualità. Sono giunti in tavola la melanzana a pullastiello e i carciofi ’ndurati fritti, preparazioni che affondano nella tradizione campana, presentate con un tocco asciutto e ordinato.
Accanto ai fritti, la degustazione ha incluso due pizze: la Margherita, un classico banco di prova per ogni progetto che si confronta con la tradizione, e la “Tutta nata storia”, il cui nome già racconta una storia. Qui si è messo in evidenza il lavoro di Alfredo Fumo, responsabile della sezione pizza, che sviluppa impasti con un approccio basato su studio e rispetto delle tecniche artigianali. L’uso di farine tipo 1 diventa un elemento distintivo, contribuendo a un cornicione caratterizzato da profondità di gusto e piacevolezza memorabile.
L’abbinamento con la birra artigianale San Pietro Triple ha accompagnato questa sezione con carattere, sostenendo fritti e pizza senza appesantire il ritmo della degustazione.

Dopo il momento conviviale, il menu si è spostato verso una dimensione più raffinata con l’antipasto: insalatina di polpo e seppia, giardiniera di verdure e chips di patata viola. Questo piatto gioca splendidamente sul contrasto tra freschezza, acidità, ingredienti marini e consistenze croccanti. Rappresenta appieno il metodo Quiet: reinterpretare la tradizione in una forma più essenziale e contemporanea, con l’Asprinio di Aversa in abbinamento, scelta perfettamente coerente.
Il primo piatto, paccheri al ragù di gallinella di mare, esplora il sottile confine tra cucina affettiva e interpretazione moderna. Mantiene il carattere ricco e rassicurante del ragù, trasportandolo nel mare, valorizzando la gallinella con controllo e misura. Il risultato è un piatto sostanzioso ma leggero, in cui la memoria viene reinterpretata con pulizia e consapevolezza.
Il secondo piatto, baccalà in panatura profumata con scarola riccia e patata fondente, conferma la direzione del progetto: evitare sorprese facili e utilizzare ingredienti simbolici della cucina meridionale. Il baccalà rimane il protagonista, mentre la panatura profumata ne modernizza l’aspetto; la scarola e la patata fondente completano il piatto con equilibrio, unendo comfort e finezza.
Per il primo e il secondo, l’Asprinio di Aversa è stato scelto nuovamente, sottolineando l’intento di costruire un racconto territoriale coerente, anche per quanto riguarda il beverage.
In Campania, il dessert è sempre qualcosa di più di una semplice chiusura, e Quiet lo sa bene con la sua sfogliatella scomposta, che rappresenta un vero e proprio omaggio alla tradizione.
Ufficio Stampa
Renato Aiello
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