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Trasdolomites denuncia l’assenza di un piano organico e di strumenti di mobilità che porti a rendere operativo un vero e proprio sistema di intermodalità destinato a una offerta innovativa di mobilità all’interno delle valli

Nell’estate 2024 in Trentino si conferma per gli impianti a fune il record di passaggi: 92 milioni
Bologna, (informazione.news - comunicati stampa - servizi)

Transdolomites

L’annuncio dell’Assemblea straordinaria del 23 settembre con obiettivo il “ matrimonio” tra la società a fune Buffaure e Catinaccio nel comune di Sèn Jan è occasione propizia per avviare una riflessione che partendo da un progetto locale non si limiti all’orticello di casa ma analizzi la questione del ruolo degli impianti di risalita in un contesto provinciale, regionale o meglio ancora di Euregio al fine di riposizionare in una vera ottica di mobilità sostenibile anche la mobilità su fune.

I dati comunicati nell’estate 2024 in Trentino conferma  per gli impianti a fune il record di passaggi: 92 milioni di passaggi Grandi numeri certamente ma a nostro avviso la conferma della  mancanza di una rete di mobilità integrata dove la ferrovia, piaccia o no,  sarà sempre più determinante per la chiusura del cerchio.

A questo scenario frammentato dobbiamo aggiungere  il crescendo delle presenze in montagna che nelle previsioni future continua a indicare  la montagna  essere sempre più gettonata. A ciò si aggiunge  la necessità di  regole,  di limiti ,  vocaboli che hanno  accompagnato buona parte del dibattito mediatico sul turismo montano del  2025.

Trasdolomites denuncia l’assenza  di un piano organico e di strumenti di mobilità che porti a rendere operativo un vero e proprio sistema di intermodalità destinato a una offerta innovativa di mobilità all’interno delle valli e la loro raggiungibilità dall’esterno con obiettivo di togliere dalle strade quante più automobili possibile.

 Si ragiona  quotidianamente con lo sguardo rivolto all’ultimo miglio, al punto di arrivo, alle quote più alte, trascurando il fatto che il problema ha radici geograficamente ben più lontane dalle località di montagna: il problema per la maggiore ha origine dalle città.
Ed è nelle città che progressivamente a livello mondiale si concentra la maggior parte della popolazione, avviene la maggior parte delle emissioni clima alteranti, si generano i maggiori flussi di traffico che di conseguenza si irradiano verso l’esterno.

E sono proprio i fluissi dalle città, dagli aeroporti, dai porti a necessitare di una roadmap dei trasporti  orientata a soddisfare la nuova domanda  della mobilità del futuro.

Da questo punto di vista a livello europeo l’approccio è stato avviato con il progetto Starline approvato recentemente dalla Commissione Europea con un investimento previsto di oltre 500 miliardi di Euro per collegare le capitali europee con Alta Velocità ferroviaria , e poi incombe tra qualche anno ( 2032) ossia quasi domani l’entrata in esercizio della Galleria di Base del Brennero BBT che rivoluzionerà nei tempi di viaggio la raggiungibilità di Euregio.

Ma qualcuno nelle valli dolomitiche se ne stà forse rendendo conto?

Pare proprio di no e questo equivale ad un suicidio storico perché nella mobilità del futuro meno centrata sulle auto e sempre più sul ferro proprio le valli saranno il collo di bottiglia. Euregio più di tutti ne pagherà lo scotto. Non solo collasso del traffico ma anche perdita di opportunità perché sempre più  il turista nazionale ed internazionale dirigerà le proprie attenzioni verso le località di villeggiatura raggiungibili in treno.

Esempio di tale approccio cieco è dato dai risultati importanti che emergono dall’uso massiccio degli impianti a fune. Questi ultimi sono esempio di sostenibilità ambientale per via del quasi assente rumore,  emissioni molto basse in quanto alimentati da energia elettrica. Perché cieco? Perché si basa su un modello di mobilità  polverizzato, disconnesso dagli altri vettori di mobilità. Gli impianti di risalita sono di conseguenza grandi attrattori di traffico.Sono dotati di parcheggi che ovviamente sono funzionali alla loro raggiungibilità, mal serviti o quasi per nulla serviti dagli attuali  servizi di mobilità pubblica.

Di conseguenza la massa che  vuole raggiungere  le località in altitudine servendosi degli  impianti a fune il primo disagio lo crea nei fondovalle  con i massicci trasferimenti in auto diretti alla stazioni a valle  degli impianti.

Con il fior fiore di esempi che località alpine  di Svizzera o Francia e resto del continente europeo che si basano sul  trasporto intermodale treno-impianti a fune stupisce il quasi silenzio delle società funiviarie locali, Fassa e Fiemme,  che ancora oggi non hanno ancora avuto il coraggio di schierarsi sulla soluzione ferroviaria che nel loro interesse aprirebbe un bacino di utenza senza confini che va ben oltre le piccole realtà di valle.

Il Trentino occidentale  con il collegamento ferroviario Trento -  Marileva ha realizzato il primo collegamento treno-fune del versante italiano delle Alpi. Ha promosso un collegamento di eccellenza mal supportato da un buon marketing. E ancora le  valli del Noce: quanto tempo dovrà passare prima di comprendere  quanto sarebbe strategico collegare via ferro Mezzana con Bormio, Tirano, la Svizzera per creare una linea ferroviaria internazionale tra Svizzera e Trentino???

Molto più avanti la Val Pusteria che con lo Ski Pustertaler Express già oggi offre la raggiungibilità degli impianti a fune sia sul versante italiano che quello austriaco. In futuro verranno concretizzati i collegamenti con Maranza, la funivia della Plose a Bressanone. Pensiamo poi  alla variante ferroviaria della Val di Riga che da Bressanone in direzione Val Pusteria accorcerà di 15 minuti i tempi di percorrenza. Opera strategica che taglierà fuori le Dolomiti meridionali con questo innovativo programma di connessione tra ferrovia da Nord e Sud ed Est dell’Unione Europea verso la Pusteria.

Nelle valli dell’Avisio gli imprenditori se la dormono alla grande pensando , alcuni, che una ferrovia nelle valli dell’Avisio sia ancora utopia.

Ma lor signori forse non hanno pensato che le utopie di oggi domani ( o meglio dire oggi) diventeranno una urgente necessità prima di quanto potessero imamginare???

Tutto ciò non è a vantaggio di Transdolomites ma delle valli dell’Avisio e di tutto il Trentino.

Pensare di collegare con ferrovia il Cermis, Predazzo-Latemar, Moena con il Lusia , la società del Catinaccio-Gardeccia ( ma quando la Buffaure si deciderà ad affrontare la necessità di avere il suo punto di partenza da Pera dove a ferrovia realizzata avremmo il più importante centro della intermodalità della Val di Fassa?

E poi Campitello x il Rodella, Canazei con Belvedere, Alba con Ciampac’, Penia con Col dei Rossi. E tutto ciò via ferro sarebbe collegato alla città di Trento ( se la dorme anche lei) e la ferrovia internazionale del Brennero.

Un mix unico dove ferro, gomma per le mobilità su gomma verso le frazioni e la fune per la quota creerebbe un sistema di mobilità senza auto con un potenziale già dimostrato dai numeri unico in tutte le Alpi.

Parlando di sistemi integrati di mobilità significa creare un  riposizionamento dell’organizzazione dei servizi dove  il ruolo degli impianti viene riqualificato nell'ambito del servizio di mobilità pubblica come dimostra Bolzano che con la card di mobilità permette di utilizzare impianti come Renon , Colle o di avere riduzione fino al 30% del biglietto su tutta una serie di impianti di risalita in Sudtirolo

Qualcuno obietterà che connettere gli impianti a fune con ferrovia incentiva l’invasione già pesante nelle valli.

E’ esattamente il contrario

  • Il turismo mordi e fuggi è il risultato di una offerta turistica  fondata sull’uso dell’automobile. E’ dimostrato dalle ricerche scientifiche che la ferrovia favorisce il turismo stanziale
  • La strada genera un sistema schizofrenico, il traffico è spesso barriera fisica all’attraversamento dei territori e non permette di governare i flussi turistici. Coca che invece  avviene in Svizzera dove grazie alle ferrovie capillari nelle valli le strutture alberghiere hanno a disposizione le informazioni delle presenze-prenotazioni per pianificare la loro attività. La ferrovia in sintesi promuove delle regole. Rimanendo sempre in Svizzera questo sistema in vigore Cantoni come quello dei Grigioni è dimostrazione di come si fa mobilità nei territori UNESCO!!!!!!
  • Parliamo di limiti ossia di carico delle strade. Affiancando alla strada l’offerta ferroviaria si genera la possibilità di mettere a disposizione per turisti e residenti la possibilità di scegliere come viaggiare.
  • E ancora parlando di limiti. Se un’automobile in tempi di turismo porta 2-3 persone e i residenti viaggiano spesso 1 x auto, un pullman di 50 persone in media toglie dalla strada 2 5 automobili, un treno che con un solo conducente trasporta 400 persone è come se togliesse 200 auto e in doppia composizione sempre un conducente sposterebbe 800 persone togliendo oltre 400 auto strada x viaggio

Ma quanto senso del   limite che già avrebbe effetti positivi nelle valli nessuno lo prende in considerazione.

  •  Sicurezza stradale . Il ruolo della ferrovia e del servizio di TPL  per la sicurezza stradale  è cosa su cui riflettere molto seriamente alla luce dell’aumento degli incidenti e degli esiti infausti legati a questi ultimi.

Occasione per rilanciare la proposta anche in Trentino per i servizi Nightliner nelle valli per garantire una  rete di collegamenti autobus che circoli almeno  il sabato sera è ben collegata e copre quasi l'intera provincia

 

Informazioni:

 Massimo Girardi, Presidente di Transdolomites

Cell. 320.4039769

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