“Lo chiamavano Toni Bosco”: la memoria che torna tra i banchi di scuola

Con “Lo chiamavano Toni Bosco”, l’autore compie un passo ulteriore: unisce ricerca storica e divulgazione sociale, trasformando un frammento di storia familiare in patrimonio collettivo. Un libro che invita a chiederci cosa significhi oggi dire “NO”, proteggere i propri valori, custodire la libertà. Dall’opera è nato un progetto educativo rivolto alle scuole, con incontri nelle classi di 90 minuti che alternano letture, testimonianze e attività di riflessione.
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Verona, (informazione.news - comunicati stampa - politica e istituzioni)

Una storia che non si lascia cancellare dal tempo. “Lo chiamavano Toni Bosco - La mia Seconda Guerra Mondiale”, pubblicato dalla casa editrice indipendente EdiBorDi, porta alla luce la vicenda di Antonio Gambaretto, giovane contadino veneto catturato dopo l’8 settembre 1943 e deportato in Germania come Internato Militare Italiano. Il volume non è un saggio accademico, ma un racconto profondamente umano, costruito su fatti verificati e memorie vive, che ridona voce ai 650.000 italiani capaci di dire “NO” al nazifascismo. Uomini che pagarono quella scelta con la prigionia, la fame e le violenze, costretti a sopravvivere in condizioni disumane che li privarono di ogni diritto, senza però spegnere la loro dignità.

Di Lorenzo costruisce un’opera rigorosa e insieme profondamente umana, sorretta da anni di studio su documenti militari italiani, tedeschi e testimonianze familiari. Dentro le pagine emergono non solo il dolore dei campi, le baracche, il lavoro coatto, ma soprattutto la forza interiore che tiene in vita chi non vuole arrendersi. La scrittura restituisce dignità alla “storia minore”: quella degli uomini dimenticati che, con la loro forza silenziosa, hanno contribuito alla rinascita dell’Italia.

L’autore tra etica, comunicazione e memoria civile

Imprenditore e formatore nel mondo della comunicazione da oltre trent’anni, Vito Di Lorenzo è noto per la sua attenzione ai temi dell’etica e dell’innovazione. Nel 2022 ha ricevuto il Premio Nazionale Excellence Artisanal, riconoscimento presentato anche su Class CNBC e Sky, per il valore culturale del suo lavoro. Nel suo percorso editoriale figurano diari di viaggio, saggi narrativi e la trilogia “Presenza Umana”, centrata sul rapporto tra l’intelligenza artificiale e l’identità personale.

Con “Lo chiamavano Toni Bosco”, l’autore compie un passo ulteriore: unisce ricerca storica e divulgazione sociale, trasformando un frammento di storia familiare in patrimonio collettivo. Un libro che invita a chiederci cosa significhi oggi dire “NO”, proteggere i propri valori, custodire la libertà.

Dall’opera è nato un progetto educativo rivolto alle scuole, con incontri nelle classi di 90 minuti che alternano letture, testimonianze e attività di riflessione. L’obiettivo è aiutare gli studenti a riconoscere nella memoria una risorsa per comprendere le sfide del presente: dalla pace, alla digitalizzazione, dal rispetto dei diritti, alla responsabilità individuale.

Il percorso si arricchisce grazie alla collaborazione con l’Associazione “I Treni di Pescantina”, custode del Museo della Memoria e del luogo storico in cui molti Internati Militari Italiani rientrarono in Patria dopo la guerra. Una tappa che rende tangibile quanto la Storia non viva solo nei libri, ma nelle ferrovie, nei documenti, negli oggetti e soprattutto nelle scelte umane.

Il libro e il progetto offrono alla scuola e alla società un messaggio limpido: la democrazia è figlia di sacrifici reali, compiuti da persone comuni. Per questo ricordare non è retorica, ma un dovere civile. La storia di Toni Bosco ci riguarda, perché parla della nostra identità e della direzione che vogliamo dare al futuro.

Ufficio Stampa

Andrea Sepperso
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