Ue, parola a Rocco Tiso(Euromò): “Erasmus Universale per più inclusione. Ecco come

Parola al portavoce nazionale del movimento culturale
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Bruxelles, (informazione.news - comunicati stampa - politica e istituzioni)

Erasmus+ è il programma europeo per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport in Europa. Nato nel 1987 con il nome di Erasmus, dal 2014 è chiamato Erasmus+ ed è il più noto e longevo dei programmi finanziati dall’Ue nell’ambito della mobilità tra paesi comunitari. Del presente e del futuro di questo modello, ne parliamo con il portavoce nazionale del movimento culturale Euromò, Rocco Tiso.

*Euromò ha lanciato la campagna di sensibilizzazione per chiedere un Erasmus Universale”. Un chiaro monito indirizzato alla Unione Europea. Perché?* “Innanzitutto il nostro Movimento intende denunciare mediaticamente i limiti dell'attuale modello europeo, che esclude lavoratori e anziani, e propone una riforma radicale: la mobilità deve diventare, a nostro giudizio, un diritto di cittadinanza per ogni fascia d’età. Il programma Erasmus+, da oltre trent'anni celebrato come il fiore all'occhiello dell'integrazione europea, si è trasformato nel corso del tempo nel testimone delle contraddizioni di un'Unione Europea frammentata e distante dai suoi cittadini. Quella che doveva essere una misura universale è oggi, nei fatti, un privilegio per pochi, un sistema che perpetua disuguaglianze e favoritismi, tradendo lo spirito originario del Manifesto di Ventotene. Il Movimento per l'Europa Unica - Euromò dunque esprime profonda preoccupazione per l'attuale impianto della mobilità europea ed è pronto a dare battaglia per una sua totale riscrittura: da qui l’idea di lanciare una importante campagna di sensibilizzazione che allarghi la platea dell’Erasmus, cosi da renderlo un sistema ancora più aperto, democratico, universale, appunto”.

*Dunque, Euromò critica l’attuale modello di Erasmus e ne chiede un ampliamento? In che modo?* I silenzi intorno a questa "formula di una Europa matematica" denotano una sorta di complicità di chi sa e afferma di non sapere. Tutti sappiamo ma ci fa comodo fingere di non vedere. Il male più grande della Ue ed in generale delle Democrazie occidentali e una sorta di indifferenza ad orologio. Si parla dopo e si recita. Oggi il programma Erasmus copre solo una frazione minima dei costi reali, scaricando il peso economico sulle famiglie e discriminando chi ha meno risorse. Ma il vero limite è un altro: perché la conoscenza, l'integrazione e lo scambio culturale devono essere riservati solo agli studenti universitari? Di fronte a un continente che invecchia e a un mondo del lavoro in continuo mutamento, proponiamo semplicemente questo "Signori accendete le "luci", fate in modo che tutti vedano se c'è contrasto tra l'integrazione dei cittadini e la negazione alla partecipazione. Erasmus Universale è il mezzo meno complicato per consentire a tutti i popoli del vecchio Continente di conoscersi, dialogare e soprattutto che abbiano la certezza che sono concittadini europei. Un diritto che deve aprirsi concretamente a tre categorie oggi dimenticate da Bruxelles: i lavoratori dipendenti e autonomi, che hanno il diritto di riqualificarsi e formarsi all'estero attraverso tutele e congedi retribuiti. I cittadini della terza età, per favorire l'invecchiamento attivo, lo scambio di competenze e l'inclusione sociale. Gli studenti e i giovani meno abbienti, attraverso la copertura totale dei costi della vita e la creazione di studentati pubblici europei per sottrarli alla speculazione immobiliare”.

*Anche sotto l’aspetto tecnico e di applicazione reale del sistema “Erasmus Universale” avete le idee chiare?* “Certamente. Riprendendo quanto detto poc’anzi, prevediamo tre sotto categorie in un pilastro unico accessibile ad ogni cittadino d'Europa. L’Erasmus Workers (Mobilità dei Lavoratori): Permettere a lavoratori dipendenti, autonomi e artigiani di svolgere periodi di formazione e scambio professionale da 1 a 3 mesi in altri paesi UE, con congedi lavorativi retribuiti e coperti da un fondo di rotazione europeo. Erasmus Silver / Senior (Mobilità della Terza Età): istituire scambi culturali e di volontariato europeo per i cittadini pensionati, favorendo l'invecchiamento attivo, l'inclusione sociale e il turismo sostenibile nei mesi di bassa stagione, abbattendo la solitudine e unendo l'Europa profonda. Infine, l’Erasmus Civico (Formazione alla Cittadinanza): aprire i fondi a disoccupati, persone in transizione di carriera o cittadini fuori dai percorsi formali, perché il diritto di conoscere l'Europa non può dipendere dallo status di studente universitario”.

*Secondo Lei, tutto questo è realmente applicabile in un prossimo futuro?* “Può essere applicabile, ma solo se accompagnato da una reale volontà politica. La democrazia europea non può limitarsi a decisioni calate dall’alto: ha bisogno di ascoltare i cittadini, accogliere il dissenso e trasformarlo in confronto costruttivo. Quando le istituzioni vengono percepite come distanti o orientate verso scelte che aumentano le disuguaglianze, cresce inevitabilmente la sfiducia nei confronti dell’Unione Europea. Per questo è fondamentale rafforzare i principi democratici, la partecipazione e l’inclusione sociale. In tale prospettiva, un Erasmus universale rappresenterebbe uno strumento concreto per avvicinare i popoli europei. Consentire, indipendentemente dalle condizioni economiche, di studiare, lavorare o formarsi in un altro Paese europeo favorirebbe la conoscenza reciproca, il senso di appartenenza e la solidarietà tra cittadini. Tuttavia, per realizzare un progetto così ambizioso servono investimenti adeguati, accessibilità e una visione politica condivisa. Solo così l’Europa potrà diventare non soltanto un’unione economica, ma una vera comunità fondata sulla democrazia, sulla partecipazione e sulla coesione sociale”.

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