Produzione, visione e futuro
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Low Rizz, qual è stato l’aspetto produttivo più complesso da definire nell’album e quale, invece, è arrivato in modo naturale?
L’aspetto “complesso” è stato la batteria suonata, per una semplice ragione uditiva, ovvero io percepisco ancora un certo distacco tra le drums e il resto della strumentale di qualche pezzo. Mentre la più naturale è stata registrare le voci stupende delle cantanti che hanno collaborato, Rebecca Curto e Jessica Zeca, entrambe jazz vocalists.
Da producer, come decidi quando una traccia è “finita”? C’è un momento preciso o potresti lavorarci all’infinito?
Una volta che ho scelto tutti gli strumenti del beat e la struttura è solida, aggiungo sempre quei 30 secondi in cui la strumentale prende un’altra strada e tutto mi risulta ad orecchio più completo e unico. Per cui direi che, nella maggior parte dei casi finora, un pezzo è finito quando ho il bridge.

Nel disco c’è un equilibrio interessante tra elettronica e strumenti reali. C’è un elemento sonoro che consideri il “cuore” del progetto?
I cori, sono difatti l’unico elemento sonoro che rappresenta ciò che volevo trasmettere, l’r&B, il soul.
Guardando alla tua evoluzione, pensi che in futuro continuerai a produrre da solo o immagini collaborazioni più ampie?
Non canterei mai sulla strumentale di qualcun altro, ma se mi capitasse di collaborare per creare strumentali, allora sarei senza dubbio d’accordo.
https://open.spotify.com/intl-it/album/7KHzDl2uYKDBMqOQz5FnKg?si=3io_7KqAToWhTOHQ1v1OYw
Ufficio Stampa
Cristiano Romanelli
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