Scienza e Tecnologia
Odontologia Forense e Social Media: Emilio Nuzzolese (UniTo) propone un nuovo approccio per l'identificazione dei migranti
Ogni individuo ha il diritto a un'identità, un nome e una dignità, sia da vivo che da morto. Nelle situazioni di migrazione irregolare, questi diritti fondamentali vengono spesso compromessi. “Nei contesti complessi e tragici dei flussi migratori, il mio lavoro mi ha insegnato che innovare è una necessità etica,” afferma Emilio Nuzzolese, figura di riferimento nell'odontologia forense. Attraverso anni di ricerca e pratica sul campo, Nuzzolese propone l'uso dei profili social media, come Facebook, Instagram e TikTok, come risorsa per l'identificazione e i ricongiungimenti familiari. Si tratta di un aspetto sottovalutato nel processo di accoglienza e identificazione dei migranti che sbarcano in Europa. Attualmente, infatti, questa informazione non viene sistematicamente acquisita dall'Ufficio Immigrazione della Polizia di Stato, se non in casi particolari monitorati dalla DIGOS (Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali). Tuttavia, integrarla nel processo potrebbe aprire a molteplici vantaggi, non solo per motivi di sicurezza, ma anche per finalità umanitarie.
Social media e odontologia forense: un binomio per l'identità
Immaginiamo un migrante che parte senza documenti, portando con sé solo la speranza di una vita migliore. Sebbene la sua identità possa sembrare persa, essa è invece conservata nei social media: nei post, nelle foto e nelle connessioni familiari. Questi dati, raccolti in modo etico, possono rivelarsi strumenti cruciali per confermare storie personali e identità, facilitare il ricongiungimento familiare e supportare l'identificazione di vittime decedute attraverso
fotografie del viso o del sorriso. Immagini digitali, come i selfie o le foto di gruppo, possono fornire dettagli individualizzanti dei denti: anomalie di posizione dei denti, diastemi, restauri e agenesie. Secondo Nuzzolese, “nel processo di identificazione, queste informazioni possono essere molto individualizzanti e possono essere confrontate con esami clinici o post-mortem.”
Il ruolo dei social media nella documentazione ante-mortem
Nel contesto della migrazione irregolare, la documentazione clinica ante-mortem è spesso inesistente o irrecuperabile. Le fotografie pubblicate sui social media diventano, quindi, risorse preziose per gli
odontoiatri forensi. Confrontando le immagini digitali con dati clinici disponibili, è possibile confermare o escludere identificazioni in modo efficace.
Un passo avanti per i diritti umani
“L'integrazione dei social media con le scienze forensi non è una soluzione miracolosa, ma rappresenta un passo avanti necessario,” sottolinea Nuzzolese. In un'epoca in cui i
flussi migratori rappresentano una delle sfide globali più complesse, strumenti innovativi come questo possono riunire famiglie disperse, identificare corpi senza nome e restituire dignità alle vittime. Gli odontoiatri forensi, insieme ad altri operatori del settore, hanno il dovere di esplorare tutte le strade possibili per garantire i diritti umani e restituire un'identità ai corpi senza nome.
Grazie all'approccio proposto da Emilio Nuzzolese, si apre un nuovo paradigma per l'odontologia forense sull'uso dei social media, già esplorato con la App "Selfie Forensic ID" che sempre il professor Nuzzolese aveva pubblicato nel 2018. L'uso etico dei social media, combinato con tecniche avanzate di identificazione dentale forense, rappresenta un'opportunità unica per migliorare i processi di identificazione e promuovere il rispetto dei diritti umani dei corpi senza nome.
LIPOF, Sezione di Medicina Legale Università di Torino
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