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Arte e Cultura

A Bologna, fino al 15 febbraio 2026, Palazzo Fava ospita "Michelangelo e Bologna", mostra a cura di Cristina Acidini

Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae, e prodotto da Opera Laboratori
Forlì, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

 A Bologna, fino al 15 febbraio 2026. Palazzo Fava ospita Michelangelo e Bologna, una grande mostra che celebra i 550 anni dalla nascita di Michelangelo Buonarroti ed il ruolo significativo che la città ha  avuto nella sua formazione artistica.

Dopo la caduta della famiglia dei Medici, Michelangelo si rifugiò a Bologna, dove trovò sostegno e opportunità. Qui, l’artista iniziò a esplorare nuove tecniche e stili, influenzato dalla tradizione artistica bolognese. La sottile fusione di cultura, arte e architettura che caratterizza Bologna ha lasciato un’impronta duratura su Michelangelo e sulle sue opere. Bologna e la sua Università era un centro di studi e cultura durante il Rinascimento, e l’artista ebbe modo di entrare in contatto con altri artisti e intellettuali del tempo.  Uno degli aspetti più affascinanti del soggiorno di Michelangelo a Bologna è il processo creativo che ha portato alla realizzazione di opere come la Madonna di San Domenico. Questa scultura, che rappresenta la Vergine Maria con il Bambino, è un esempio di come l’artista abbia saputo catturare la delicatezza e la forza dell’emozione umana. La figura di Maria, con il suo sguardo intenso e la postura protettiva, riflette la profondità del sentimento materno e la sacralità del momento.

 Oltre alla Madonna di San Domenico, Michelangelo ha anche lavorato su altre commissioni a Bologna, contribuendo a arricchire il patrimonio artistico della città. La sua abilità nel plasmare il marmo e nel creare forme armoniche ha influenzato generazioni di artisti che, a Bologna e oltre, hanno cercato di emulare il suo genio.

Il percorso espositivo a Palazzo Fava offre uno sguardo inedito sul rapporto tra Michelangelo e la città felsinea, con un’attenzione particolare ai soggiorni che segnarono la sua formazione e la sua carriera. Si parte da Firenze, con opere giovanili come la Madonna della Scala e preziosi disegni, per arrivare al 1494, quando il giovane scultore, rifugiatosi a Bologna dopo la cacciata dei Medici, riceve la commissione per l’Arca di San Domenico. Le statue di San Procolo, San Petronio e dell’Angelo reggicandelabro testimoniano la sua maturità precoce e l’impatto della scultura emiliana sul suo stile.

La mostra ricostruisce anche la Bologna dei Bentivoglio, vivace centro culturale tra Quattro e Cinquecento, e dedica un focus al secondo soggiorno dell’artista (1506-1508), quando Michelangelo fu chiamato da papa Giulio II a realizzare la colossale statua bronzea del pontefice per San Petronio, oggi perduta. Lettere, documenti e un disegno originale per la tomba di Giulio II completano il racconto.

In esposizione anche opere di Ercole de’ Roberti, Francesco Francia, Lorenzo Costa e Amico Aspertini, per delineare il fertile contesto artistico dell’epoca.

 L’esposizione, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae, e prodotto da Opera Laboratori, è curata da Cristina Acidini, Presidente della Fondazione Casa Buonarroti e dell'Accademia delle Arti del Disegno, e Alessandro Cecchi, Direttore della Fondazione Casa Buonarroti.

Un programma di attività didattiche e due speciali “Affreschi musicali” - concerti organizzati in collaborazione con la Fondazione Musica Insieme - accompagneranno il progetto, che vuole restituire un inedito Michelangelo “poetico” e il suo dialogo con Bologna, crocevia fondamentale del Rinascimento.

Ufficio Stampa
Giancarlo Garoia
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