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Economia

IED: La capacità di vedere talenti è donna

Il giovane responsabile dell’unità di formazione e training di Gruppobea Spa, il francese Jonas W. Bendaou, intervista Linda Torre e Clelia Bergna, pilastri visionari del career IED
Milano, (informazione.news - comunicati stampa - economia)

A Milano c’è una energia che corre ovunque. Un’elettricità in grado di permeare palazzi, case, strade, persone. Un flusso magico capace di coinvolgere le idee.

Ben veicolate, queste risorse diventano uno strumento creativo anche nel mondo del design, universo in cui Milano eccelle come una delle migliori e più innovative città del mondo. D’altronde, a pensarci bene, lo stile riflette sempre i toni della mutevolezza e della ricerca, dell’esperienza e della innovazione. Una rigenerazione costante che si rende possibile anche grazie alla capacità delle università milanesi sempre pronte a valorizzare talenti nascosti.

In questo quadro, Linda Torre e Clelia Bergna osservano ogni giorno le evoluzioni naturali di questo fenomeno dalla storica sede dello IED, dopo aver concluso brillantemente un ulteriore anno nel career service universitario.

Oggi, prendendo un tè ai piedi della bellissima torre Velasca, ho avuto la fortuna di incontrarle, lasciandomi trasportare in un breve viaggio tra i pensieri e le emozioni di un lavoro complesso e bellissimo, in cui l’universo donna eccelle e fa la differenza.

Linda, innanzitutto mi interessa moltissimo conoscere le origini. Ti occupi di area design career. In questi anni la tua passione ha portato numerosi studenti dello IED a dialogare con gli attori del settore e a trovare un posizionamento nel mondo del lavoro. Ultimamente, 6 laureati sono stati inseriti brillantemente negli showroom Gruppobea, uno dei più grandi multi-store di design di Milano. Ma non solo. Il 95% degli studenti è già collocato nel settore moda e design nel giro di 6 mesi dalla laurea.

Cosa ti spinge a seguire questa strada? Quali sono le difficoltà, e quali le emozioni vissute quando uno studente riesce a superare il confine che separa scuola e lavoro?

Ho studiato lingue, passato molto tempo all’estero (UK, Spagna e Usa) e deciso di specializzarmi in ambito HR per avere a che fare “con la materia umana”. Sono una persona molto empatica, che riesce ad immedesimarsi con gli studenti; Capirli è fondamentale per costruire una collaborazione, disegnare la giusta attenzione. Soprattutto, la comprensione fa crescere la fiducia necessaria per il raggiungimento del nostro obiettivo: entrare nel mondo del lavoro nel modo migliore possibile e nel minor tempo possibile.

Ci tengo a sottolineare “nostro obiettivo” perché il lavoro del career è assolutamente un lavoro di squadra che si raggiunge in due: io e lo studente. Ognuno dovrà fare la sua parte per centrare il risultato, cercando di tenere sempre viva l’attenzione durante il percorso didattico.

Esiste una formula per fare questo lavoro al meglio?

Non credo nelle formule magiche. Penso piuttosto esista la volontà di accompagnare ogni singolo studente passo dopo passo, cercando di sviluppare un metodo per la ricerca, una maggiore consapevolezza. Traccio l’idea di quel che sarà il mondo del lavoro oltre l’ambiente “protetto di IED”. Il successo di uno studente è il mio. Le loro emozioni, positive o negative, sono le mie. Ed è forse da qui che nasce la consapevolezza di quanto i miei errori e successi personali possano essere utili ai ragazzi. Da qui la voglia di far comprendere “quali e quante possano essere le strade da imboccare”. Perché, nella mia filosofia, fondamentalmente non esiste mai una sola via da percorrere. L’obiettivo se non è chiaro lo diventerà. Ma è necessario indagare, mettendosi in discussione, riflettendo su una grande verità: a volte ciò che si pensa di volere non corrisponde a ciò di cui abbiamo veramente bisogno; il mio consiglio, dunque, è sempre lo stesso: sii consapevole, parti da un quadro più preciso possibile di te, chi sei, quali i punti di forza, quali i punti deboli. Insomma, cominciare a “lavorare su se stessi”. Tutto il resto con costanza e dedizione arriverà.

Veniamo alle difficoltà e al quadro sociale. Il mondo si sta lasciando alle spalle un periodo complesso a causa della pandemia, tenendo nella memoria ombre e strascichi emotivi che si ripercuotono nella vita di tutti i giorni. Per non parlare della guerra e della condizione socio economica di questo periodo. Pensi la passione ci possa dare una mano a superare le sofferenze psicologiche di questo momento storico così intricato?

La passione è il motore di tutto; è quella che ci permette di vedere anche le difficoltà più grandi con occhio diverso: la passione per la vita, per il lavoro, per quello che amiamo, consente di trasformare gli eventi negativi in opportunità. La pandemia è stato questo per me: un’opportunità per rivedere tante cose e riscoprirle con un valore diverso. L’attuale scenario mi fa paura, certo, ma sono sicura ci darà modo di ridimensionare le nostre visioni alimentando magari quello spirito green, quella necessità di investire in progetti più lungimiranti, anche nelle proiezioni didattiche, ormai fondamentali per il nostro futuro.

Linda, quando ti ho ascoltata e vista la prima volta sono stato investito dalla tua energia. Dall’empatia, dalla sensibilità. Dalla capacità di costruire opportunità. Soprattutto, mi hanno colpito gli occhi grandi, curiosamente aperti sulle sfumature di quanto ci circonda. Che colori ci sono nella tua vita? E di che colore dovrebbe vestirsi il mondo di oggi?

Sorrido con piacere a questa domanda. E’ vero quello che dici, ho sempre lo sguardo sul mondo, e non solo “sul mio piccolo mondo”. Ho sempre avuto una visione ampia di tutto, mai chiusa. E, quando, a 21anni, ho deciso di andare a vivere e studiare in Spagna, ho compreso quanto fosse urgente il bisogno di esplorare, andare, conoscere e capire di più sulle persone e sul loro ambiente. Cerco un respiro più grande, Jonas, una gioia più grande, una consapevolezza in più. Ed amo i colori. Soprattutto quelli che rappresentano il mio mood.

Il Verde è il colore di cui dovrebbe vestirsi quel che ci circonda. Dovrebbe essere pieno di verde, ovunque. Perché c’è bisogno di speranza, positività, futuro, natura, rigenerazione, rinascita, equilibrio, concretezza.

Uno sguardo sulla vita, il tuo, che ospita coraggio, volontà, fiducia, rinascita. Mi piace moltissimo questo “caos calmo” che definisce il perimetro delle tue emozioni. Clelia, dimmi, anche per te è così? Sei responsabile Career Service e ascolti per lavoro le storie degli altri. Un impegno importantissimo e molto delicato. Come lo affronti?

Sì. Un lavoro delicato perché ha a che fare con giovani professionisti che si stanno affacciando, molto spesso per la prima volta, al mondo del lavoro. In tutto ciò che faccio metto al centro le persone, ascoltando e sviluppando il potenziale di ciascun candidato. Questo processo passa attraverso incontri individuali che danno modo di veicolare, in maniera organica ed efficace, le competenze acquisite nel percorso accademico. Le aree formative inerenti la consapevolezza e lo sviluppo delle competenze trasversali, oggi, hanno assunto un ruolo fondamentale nella scelta di un candidato. Così come i momenti di incontro con i professionisti durante i Job Future Days.

Cosa ti viene in mente quando gli occhi di giovani futuri designer entrano nei tuoi?

Guardare gli occhi sognanti di giovani studenti pieni di passione è sempre emozionante; il mio lavoro è quello di accompagnare una nuova generazione di designer lungo il ponte “università — lavoro”; un ponte che ha a che fare con equilibrio, estro, creatività, richieste di mercato. Proprio per questo, due anni fa ho deciso di diventare Business Coach, cosa che mi ha dato la possibilità di consolidare e sviluppare una crescita personale funzionale alla mia area di intervento.

Quando la crescita di un formatore incrocia le speranze di un giovane studente, è sempre un’ottima notizia.

Verissimo. Essere una guida significa trasformarsi in una bussola che offra ai più giovani la possibilità di vedere e approfondire le opportunità di un mercato mutevole e, il più delle volte, difficile da misurare. Sai, mi viene spesso in mente, immedesimandomi in ogni storia, quanto avrei davvero voluto al mio fianco durante il periodo universitario, un mentore capace di far ordine tra i miei desideri, le mie attitudini. Un consigliere che fosse in grado di indicarmi ciò che il mondo in quel momento chiedeva. Ecco perché questo lavoro deve essere svolto con impegno, passione, preparazione. Grande empatia ed attenzione.

Tutto questo comporta una energia notevole. Sei riuscita a mantenere questo standard anche in questi anni così complessi?

A dire il vero ho dovuto e voluto fare uno sforzo in più. Per quanto concerne gli ultimi due anni posso dirti che sono stati particolari sotto molti punti di vista e, proprio per questo, ho voluto si fosse più vicini ai nostri studenti attraverso l’organizzazione di un maggior numero di attività che permettessero la convergenza di intenti, l’inclusione tra sedi e tra corsi diversi e una conoscenza più approfondita del mondo del lavoro, dei suoi trend e delle nuove opportunità che sono nate proprio in questo periodo. Lo sforzo e la costanza ci hanno dato ragione.

Mi hai accennato del Job future Day. Nella scelta di quest’ultimo esperimento, avete voluto investire sulle persone e sui loro racconti. Che cosa pensi della formazione fatta attraverso l’esperienza degli altri?

Oscar Wilde diceva che “L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione”. Sulla base di questa citazione direi che ascoltare le esperienze di altre persone permette di appropriarsene e, ormai ne sono certissima, questa è la miglior formazione che possa esserci. Avere l’opportunità di entrare in contatto con professionisti, dal diverso background e carriera professionale, che condividono la loro esperienza e si rendono disponibili a confrontarsi con i giovani studenti, è sempre una meravigliosa occasione di crescita per tutti.

Clelia, mi colpiscono molto la tua lucidità, la versatilità, la velocità nelle scelte. Dammi una parola, una sola parola che racchiuda il senso del tuo lavoro.

Futuro: una parola che sottende il movimento, il divenire. I nostri studenti lo rappresentano, sono l’ingrediente, mi auguro vincente, per il miglioramento e la trasformazione di ciò che c’è oggi e di quello che dovrà essere sviluppato e servirà domani. Sono una forte promotrice del continuare ad imparare, motivo per cui sono sempre pronta ad accettare nuove sfide e ad ascoltare i cambiamenti del mercato del lavoro. Soprattutto, sono certa sia importante anticipare le tendenze, avere il coraggio di cavalcare le novità, continuare a non smettere di formarci e essere informati su ciò che accade all’esterno, creando connessioni tra ciò che è fuori e ciò che sta qui, attorno e dentro di noi: i nostri talenti di IED.

Ed ecco che entrambe, Clelia e Linda, si guardano all’improvviso. Poi osservano un punto più in alto. Stanno restaurando torre Velasca per restituirle lo splendore che merita. Linda inclina un po’ la testa come a voler prendere meglio le misure della storia e di tutto quel che Milano sprigiona. Si perde per un attimo, probabilmente tra i ricordi delle esperienze universitarie nelle grandi capitali europee. Poi ci guarda, e sorride con uno dei suoi sorrisi più belli. Travolgendoci e confermando che l’energia di chi vive questa città proiettata nel mondo, è ovunque. Grazie anche quell’universo femminile che osserva, ascolta, costruisce e rende più belle le vite degli altri.

IED, mi piace.

Jonas W.Bendaou

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Z. Shat
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