Al Comunale Nouveau di Bologna la prima mondiale di “Olympia”, l’opera di Nicola Campogrande con libretto di Pietro Bodrato. Ultima replica Martedì 19 Maggio 2026, ore 20,00.

Opera visionaria e di grande impatto musicale dove una creatura artificiale si interroga su di sé, sulla propria natura e la propria coscienza e dove anche il creatore, l’uomo che si eleva a divinità forgiando una vita artificiale è oggetto di riflessione, posto di fronte alle conseguenze della sua temerarietà
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Ancona, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

Al Comunale Nouveau di Bologna la prima mondiale di “Olympia”, l’opera di Nicola Campogrande con libretto di Pietro Bodrato.

 Ultima replica Martedì 19 Maggio 2026, ore 20,00.

 Ispirato al celebre Der Sandman, L’uomo della sabbia, di E.T.A. Hoffman, il primo dei racconti nei Contes d’Hoffmann di Jacques Offenbach che mostrava il poeta ingannato da un paio di occhiali che alterano la realtà e lo illudono della natura umana della splendida bambola meccanica costruita dallo scienziato Spallanzani.

Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, noto anche con lo pseudonimo di E. T. A. Hoffmann (1776- 1822), che nei suoi racconti affronta diversi generi narrativi, spaziando dall'avventuroso al fantastico ed al grottesco fino alla fiaba, il 24 giugno 1820 scrive all'amico Hippel dicendogli di aver fatto una conoscenza molto interessante: si tratta del compositore Gaspare Spontini, per il quale lo scrittore traduce, in tedesco ed in pieno romanticismo, il libretto dell'opera Olympia. Qui descrive la realtà concreta come un qualcosa di inconcepibile, assurdo, artificioso, mentre i sogni e le magie appaiono come aspetti assolutamente naturali e ovvi. 

Oggi l’opera di Campogrande rovescia i termini: si mette dalla parte di una creatura artificiale che si interroga su di sé, sulla propria natura e la propria coscienza. Anche il creatore, l’uomo che si eleva a divinità forgiando una vita artificiale, è ora oggetto di riflessione, ridotto dalla sua stessa opera da soggetto centrale a satellite osservatore, posto di fronte alle conseguenze della sua temerarietà.

 La donna oggetto sognata dall’Hoffmann letterario e da quello operistico dal mito dell’umano artificiale e dall’immagine di perfetta sottomissione femminile si emancipa fino ad aggiungersi alla schiera dei robot senzienti di Asimov e a tutti i loro parenti fantascientifici.

 Ma qui si va oltre e si parla anche dei dubbi e dei timori di oggi di fronte alle evoluzioni dell’Intelligenza artificiale. Perchè, come scrive Pietro Bodrato "la fantasia di creare un essere disposto ad obbedire a qualsiasi ordine e capace di rispondere in modo perfetto ai nostri desideri (è) un'illusione destinata a produrre disastri".

 Così che, nella scena finale, Olympia intona un canto sibillino che celebra il "progresso":

Ieri era domani,

oggi eccola qua

Singolarità,

singolarità.

La Singolarità (tecnologica): quel punto di svolta ipotetico nel futuro dell’umanità, un momento in cui il progresso tecnologico accelererà a un ritmo talmente rapido e incontrollabile da condurre a trasformazioni radicali e imprevedibili della nostra civiltà.

Opera visionaria e di grande impatto musicale, dunque, questa "Olympia" di Campogrande/ Bodrato dove una creatura artificiale si interroga su di sé, sulla propria natura e la propria coscienza e dove anche il creatore, l’uomo che si eleva a divinità forgiando una vita artificiale è oggetto di riflessione, posto di fronte alle conseguenze della sua temerarietà

 Ancora una volta l’arte è la chiave per esprimere e comprendere soprattutto la nostra umanità, anche di fronte a scenari apocalittici che possono apparire come ingenui e irrealistici.

Riccardo Frizza, alla direzione dell'Orchestra del Comunale, ci offre una orchestrazione molto attenta, esuberante e riflessiva allo stesso tempo, basat su un impianto tonale ed una ricerca armonica puntuale e dettagliata, che spazia tra suggestioni jazzistiche a immagini folcloriche.

Una scelta non facile nè scontata ma che trova la sua traccia positiva in un perfetto bilanciamento tra le voci di Isidora Moles (OLYMPIA), Stefan Astakhov (Ing. LAMBERTO SPALLANZANI), Francesco Castoro (JEAN PAUL DUPONT), Silvia Beltrami (Prof.ssa SHERRY HOPE) e Eugenio Di Lieto (ZOLTAN).

La regia di Tommaso Franchin presenta una messa in scena che accompagna il percorso della protagonista, in un mondo fatto di spazi artificiali e popolato da esseri umani iper-razionali e da androidi, in un viaggio dal buio alla luce, dal dubbio alla coscienza di sè.

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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