Cinque abruzzesi e un brano che non cerca il consenso: i Calliope

I Calliope non sembrano preoccuparsi di piacere subito, e “La signora Gron” lo dimostra fin dalle prime battute: chitarre taglienti, una sezione ritmica compatta che raramente lascia respirare l’ascoltatore, e un quintetto che alterna con decisione passaggi di tensione a momenti più diretti, tenuti insieme soprattutto dalla presenza magnetica di Tamara Macera, capace di imporsi anche nei passaggi meno affollati del brano.
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Sul piano dei contenuti, dietro un immaginario carico di simbolismo occulto e venature carnali si nasconde una critica precisa alla società contemporanea e al peso delle responsabilità che impone ai singoli fin dalla nascita, un tema che i Calliope trattano senza mai scadere nella retorica facile. Va detto che una scrittura così densa di rimandi indiretti potrebbe risultare ostica a un primo ascolto distratto: capire davvero cosa c’è dietro “La signora Gron” richiede più di un passaggio, e non tutti gli ascoltatori occasionali saranno disposti a concedere quel tempo. È un limite relativo, più che un difetto, perché la band sembra scrivere prima di tutto per chi è disposto ad ascoltare con attenzione.

Il gruppo porta in dote un debutto discografico datato 2024 e una collaborazione per una colonna sonora cinematografica, referenze che confermano, con questo nuovo capitolo, un’identità sonora precisa, poco incline ai compromessi. Non è musica pensata per piacere a tutti, ma proprio in questo sta la sua coerenza.

https://open.spotify.com/intl-it/artist/7CmA3Cq8Hh2pqc3nFBeGxj?si=vLSoMVA6SCCl8MF8feIUTw

Ufficio Stampa

Cristiano Romanelli
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cris.autore@hotmail.it

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