INTERVISTA- Zairo Ferrante: tra cuore e algoritmo nasce “Io che amo, raccontato da ChatGPT”
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Il libro propone un dialogo tra autore e IA. Come hai gestito la coesistenza delle due “voci” per creare armonia narrativa?
Paradossalmente l’armonia è nata da sola, come quando due strumenti sconosciuti improvvisamente trovano lo stesso ritmo. All’inizio pensavo di dover “domare” la macchina, poi mi sono ricordato che l’AI esegue ciò che le chiedi. Una volta trovata la chiave giusta – quel tono ironico e profondo che cercavo – la coesistenza è diventata naturale.
Io proponevo, lei rilanciava. E così il dialogo ha iniziato a respirare.
Molti leggono la tua poesia come ponte tra scienza e anima. Quanto la tua esperienza come medico e ricercatore influisce sul tuo lavoro poetico?
Per me non esiste separazione: il mio lavoro entra nella mia poesia come il sangue nelle arterie che studio ogni giorno. Sono sempre stato affascinato da chi ha saputo unire scienza e parola, e Cesare Ruffato – radiologo e poeta straordinario – è stato un faro per me.
Come lui, cerco di portare nella poesia le emozioni del mio lavoro: la fragilità, la speranza, la responsabilità di mettere le mani nella vita degli altri. La scienza mi dà il metodo, l’anima gli dà il senso.

La raccolta parla d’amore ma anche di introspezione e ironia. Come hai scelto i toni e le emozioni da esplorare insieme a ChatGPT?
Ho chiesto all’AI esattamente questo: profondità e ironia. Non volevo un commento da antologia universitaria, fatto di analisi sterili e parole altisonanti. Volevo un dialogo vivo, accessibile anche a chi normalmente fugge dalla poesia.
L’idea era far riflettere senza appesantire, magari strappando un sorriso… e subito dopo un pensiero scomodo. Se il lettore arriva a chiudere il libro dicendo “non me lo aspettavo”, allora ci siamo riusciti.
Il progetto è stato pubblicato in selfpublishing per preservarne libertà creativa. Quanto è stato importante questo aspetto per realizzare la tua visione poetica?
Fondamentale. Gli editori tradizionali mi proponevano tempi di pubblicazione lunghissimi, nove, dodici mesi. Ma con un libro così non potevo permettermi di aspettare: tra un anno ChatGPT potrebbe già essere un ricordo o evoluta in qualcosa di completamente diverso.
Avevo un’idea e sentivo l’urgenza di trasformarla subito in realtà. Il selfpublishing, in questo senso, è stato non solo funzionale, ma preziosissimo: mi ha permesso libertà, velocità e coerenza con la mia visione.
https://www.amazon.it/Io-che-amo-raccontato-ChatGPT
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