Al MART di Rovereto: DI QUADRO IN QUADRO "L'Arte della Citazione"

La mostra “Di quadro in quadro. L’arte della citazione”, al MART di Rovereto dal 13 giugno all’1 novembre 2026, esplora il tema della citazione come dialogo tra passato e presente. Attraverso 150 opere e quasi 80 artisti, il percorso indaga copie, rimandi, riscritture e appropriazioni, dai maestri del Novecento alla cultura pop e contemporanea.
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 DI QUADRO IN QUADRO "L'Arte della Citazione" 

la nuova grande mostra del Mart di Rovereto, 150 opere di artiste e artisti, dal 13 Giugno all'1 Novembre 2026

La nuova mostra del MART esplora il tema della citazione come dialogo continuo tra passato e presente, in cui artisti di epoche diverse riprendono, reinterpretano e trasformano temi, immagini e idee. In un percorso che accosta grandi maestri e autori contemporanei, emerge una rete di rimandi e confronti che attraversa la storia dell’arte, mettendo in luce affinità, eredità e nuove letture.

 Nell’arte, il termine “citazione” indica una ripresa di motivi, temi ed elementi tratti da opere precedenti, un riecheggiamento raramente letterale e, tuttavia, riconoscibile. Si potrebbe addirittura affermare che gran parte della storia dell’arte è una questione di citazioni, poiché si sviluppa a partire dalle raffigurazioni più antiche con un susseguirsi di rimandi e dialoghi serrati.


Di quadro in quadro. L’arte della citazione esplora questo fitto e affascinante reticolo di riscritture. Concepita con un andamento graduale, all’inizio più rarefatta e concettuale, poi via via più colorata, densa e pop, la mostra si articola in 8 sezioni: Vis à vis, La copia, Quadri nei quadri, Grafie, D’après, Il caso Morandi, Cover (la sezione più ampia che traghetta verso la contemporaneità) e Avida Dollars. Attraverso 150 opere provenienti dalle Collezioni del Mart e da importanti raccolte pubbliche e private e quasi 80 artisti, il percorso si sviluppa attorno all’idea che la storia dell’arte possa essere letta come una suggestiva e continua sequenza di cover: forme e temi del passato attraversano il tempo e si rinnovano continuamente.

Dal dialogo serrato tra i maestri del primo Novecento e l’antico – evidente nella copia da Raffaello di Giorgio de Chirico o quella da Correggio di Virgilio Guidi – fino al dispositivo del “quadro nel quadro”, la mostra documenta come l’atelier dell’artista sia sempre stato un luogo di riflessione e tributo verso i grandi modelli di riferimento. Pittori come Felice Casorati, Filippo de Pisis e Renato Guttuso inseriscono espliciti richiami ai capolavori del passato o alle loro stesse opere, trasformando la superficie pittorica in una complessa stratificazione di memorie visive.
Con l’avvento della fotografia prima e della cultura pop poi, il concetto di riproducibilità tecnica analizzato da Walter Benjamin si amplifica, scardinando l’idea tradizionale di unicità dell’opera. La mostra mette in luce questo passaggio cruciale attraverso i lavori di autori contemporanei come Giulio Paolini, Luigi Ontani e Francesco Vezzoli, la cui ricerca si fonda sull’appropriazione e sul gioco ironico dell’identificazione con il maestro del passato.
L’esposizione tocca infine la contemporaneità e i linguaggi dei mass media, nei quali immagini intramontabili come la Monna Lisa o le Veneri iconiche cedono il passo, o si fondono con i miti del cinema, o ancora vengono inglobate nei meccanismi di consumo e produzione di massa, secondo una linea che va dalla rivoluzione pop di Andy Warhol alle provocazioni concettuali di Piero Manzoni.
Tra riscritture digitali, calembour visivi e riflessioni sulla mercificazione della bellezza, la mostra invita il pubblico a interrogarsi non solo su che cosa si sta guardando, ma su come lo si fa e soprattutto sul potere dello sguardo stesso.Il progetto culturale coinvolge il pubblico in un gioco di specchi che richiede attenzione, coinvolgimento, complicità; alla ricerca di connessioni e collegamenti, alcuni lampanti, espliciti, altri sottesi, sussurrati: un ambiente che sollecita la nostra memoria visiva e ci invita a riconoscere echi del passato, non solo nelle opere degli artisti che all’inizio del XX secolo hanno affermato l’importanza di guardare ai Maestri (Giorgio de Chirico, Achille Funi, Felice Casorati), ma anche in quelle dei protagonisti della seconda metà del Novecento (Mario Schifano, Giulio Paolini, Andy Warhol) e nell’arte del nostro tempo (Francesco Vezzoli, Vik Muniz, Ai Weiwei).A

Rovereto 150 opere di artisti e artiste tra cui: Mirella Bentivoglio, Mariella Bettineschi, Felice Casorati, Salvador Dalí, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Flavio Favelli, Giosetta Fioroni, Renato Guttuso, Roy Lichtenstein, Piero Manzoni, Giorgio Morandi, Vik Muniz, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Mimmo Rotella, Salvo, Mario Schifano, Francesco Vezzoli, Andy Warhol.

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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