"Bidibibodibiboo" con Francesco Alberici al Granturismo di Riccione, per La Bella Stagione
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Domenica 26 gennaio il Palazzo del Turismo ospita Bidibibodibiboo, ritratto al vetriolo della disastrosa situazione in cui versa il mondo del lavoro
Finalista al 56° Premio Riccione per il Teatro e vincitore del Premio Ubu 2024 come Miglior Nuovo Testo Italiano / Scrittura Drammaturgica, il testo racconta le tragicomiche disavventure di un giovane impiegato, interpretato dal talentuoso attore e drammaturgo Francesco Alberici, Premio Ubu 2021 come miglior attore/performer under 35.
Bidibibodibiboo racconta le traversie di un giovane impiegato: assunto a tempo indeterminato da una grande azienda, e forse preso di mira da un superiore, il ragazzo precipita lentamente in una spirale persecutoria che trasforma in un incubo le ore trascorse sul posto di lavoro. La giuria del Premio Riccione ha sottolineato come “l’autore racconti, con asciutta verosimiglianza ed efficacia, la caduta agli inferi aziendali del protagonista: attacchi, vergogna, licenziamento, omissione, liberazione”. Il risultato è la rappresentazione ironica e dissacrante di una generazione alle prese con un mondo del lavoro drammaticamente spietato.
Prossimo appuntamento:
Lunedì 3 febbraio il Palazzo dei Congressi accoglie il più famoso degli autori teatrali italiani, Stefano Massini, in un coraggioso monologo sul Mein Kampf
Stefano Massini – in una grande produzione che unisce Teatro Stabile di Bolzano, Piccolo Teatro di Milano e Teatro della Toscana – svela in modo implacabile la visione paranoica e delirante del libro-manifesto di Adolf Hitler: l’antidoto migliore al replicarsi dell’ideologia nazista.
Un secolo ci separa dal 1924, anno di nascita di Mein Kampf, e meno di dieci anni dal 2016, quando la Germania decise di consentirne nuovamente la pubblicazione. Stefano Massini, dopo un lungo lavoro incrociato sui testi di tutti i comizi del Führer e la prima stesura del libro-manifesto dettato dal giovane Hitler nella cella di Landsberg, consegna al palcoscenico questo spettacolo in cui Mein Kampf emerge in tutta la sua sconcertante portata: ad assumere forma scenica è la paranoica autobiografia di un invasato visionario, sempre più convinto di poter sublimare le sue personali frustrazioni in un progetto politico rivoluzionario quanto delirante. Dal primato della razza all’apoteosi del condottiero, dall’amore incontrollato per la massa alla febbre per la propaganda, in questo fiume di parole a regime torrentizio, fitto di invettive e di ripetizioni, prende progressivamente forma l’intera impalcatura del nazionalsocialismo, offerto senza filtri da Massini in un millimetrico studio teatrale dei ritmi, dei toni, degli affondi verbali del dittatore tedesco. E la consapevolezza di questo meccanismo è l’unico antidoto al suo nefasto replicarsi.
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