Borghi e territori rurali: gli italiani nel mondo possono diventare protagonisti di una nuova stagione di sviluppo
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«Non invitiamoli soltanto a tornare per ricordare il passato, ma a partecipare alla costruzione del futuro dei territori d’origine» I borghi e i territori rurali italiani non hanno bisogno soltanto di essere raccontati e promossi. Devono tornare a essere luoghi nei quali comunità, imprese e istituzioni possano confrontarsi, elaborare una visione condivisa e progettare insieme il proprio futuro.

«Il problema del turismo contemporaneo – afferma Faggioli – non è la mancanza di dati, tecnologie, piattaforme o strumenti di comunicazione. Il vero limite è l’assenza di luoghi e processi nei quali una comunità possa fermarsi, confrontarsi e costruire una visione condivisa del proprio futuro».
PRIMA DI COMUNICARE, BISOGNA COSTRUIRE UNA VISIONE
Negli ultimi anni il turismo ha investito molto nella comunicazione: marchi territoriali, portali, campagne digitali, video emozionali, storytelling, influencer, podcast e, più recentemente, contenuti generati dall’intelligenza artificiale.
Sono strumenti importanti, ma non possono sostituire la capacità di un territorio di decidere chi vuole essere, quale modello di sviluppo intende perseguire e quali benefici vuole generare per i propri abitanti.
«Prima di promuovere un borgo dobbiamo chiederci come migliorare la qualità della vita di chi lo abita ogni giorno, quali opportunità offrire ai giovani e quale ruolo assegnare alle imprese, alle scuole, alle associazioni e alle comunità. Un borgo non è una scenografia da fotografare e un territorio rurale non è un prodotto da mettere semplicemente in vetrina».
Faggioli richiama un principio che da anni accompagna la sua attività nello sviluppo territoriale:
«Non si può stare bene da turisti dove non si sta bene da residenti. Se mancano servizi, collegamenti, lavoro, abitazioni accessibili, scuole, luoghi di incontro e prospettive per i giovani, nessuna campagna promozionale potrà trasformare realmente quel territorio in una destinazione viva e accogliente».
Il turismo deve quindi diventare uno strumento al servizio delle comunità, capace di sostenere le imprese, rafforzare i servizi, tutelare il paesaggio e contribuire al contrasto dello spopolamento.
GLI ITALIANI NEL MONDO: NON SOLTANTO TURISTI
In questa visione assume un valore strategico il rapporto con gli italiani e gli italodiscendenti che vivono all’estero.
Molti conservano un legame profondo con i paesi dai quali partirono genitori, nonni e bisnonni: un patrimonio affettivo composto da cognomi, racconti familiari, fotografie, ricette, dialetti, tradizioni e ricordi tramandati attraverso le generazioni.
«Queste persone non devono essere considerate soltanto turisti da attirare per una breve visita. Rappresentano una grande comunità internazionale con la quale costruire relazioni culturali, sociali, formative ed economiche durature».
Il turismo delle radici può diventare un’importante opportunità per i borghi e le aree rurali, a condizione che non venga ridotto alla ricerca di un certificato anagrafico, alla visita della casa degli antenati o a un’esperienza nostalgica e occasionale.
Ritornare alle proprie radici deve significare incontrare la comunità, conoscere le imprese locali, partecipare alla vita del borgo, riscoprire i prodotti, ascoltare le storie, approfondire la lingua e contribuire alla nascita di nuove opportunità.
Gli italiani nel mondo possono diventare ambasciatori dei territori d’origine, promotori delle produzioni locali, ponti verso nuovi mercati, sostenitori di iniziative culturali e sociali e portatori di conoscenze, competenze e relazioni internazionali. In alcuni casi possono scegliere di ritornare, avviare un’impresa, investire, recuperare un immobile o trascorrere periodi più lunghi nel territorio familiare.
«Non dobbiamo limitarci a chiedere loro di tornare per ricordare il passato. Dobbiamo invitarli a partecipare alla costruzione del futuro. Le radici non sono soltanto memoria: possono diventare impresa, conoscenza, cooperazione e nuova cittadinanza affettiva».
COSTRUIRE RELAZIONI STABILI CON LE COMUNITÀ ALL’ESTERO
Ogni borgo dovrebbe ricostruire la propria geografia dell’emigrazione, individuando le città e i Paesi nei quali vivono le comunità originate dal territorio.
Da questa conoscenza possono nascere relazioni continuative con associazioni italiane all’estero, Comites, Camere di commercio, istituti italiani di cultura, scuole, università, reti professionali e nuove generazioni di italodiscendenti.
Non servono soltanto eventi celebrativi, ma programmi capaci di produrre risultati nel tempo: viaggi delle radici, scambi tra giovani, percorsi formativi, esperienze nelle imprese, gemellaggi, collaborazioni culturali, promozione delle produzioni locali e progetti per il recupero del patrimonio immobiliare inutilizzato.
Il visitatore delle radici non dovrebbe essere accolto attraverso un’offerta standardizzata, ma accompagnato in un viaggio personale che colleghi memoria familiare, vita della comunità e opportunità contemporanee.
LABORATORI PERMANENTI DI TERRITORIO
Per trasformare queste potenzialità in progetti concreti, Faggioli propone la creazione di laboratori permanenti di territorio: spazi aperti e continuativi nei quali amministratori, residenti, agricoltori, artigiani, imprese, scuole, università, giovani, operatori turistici e rappresentanti delle comunità italiane all’estero possano confrontarsi.
«Non tavoli convocati soltanto quando viene pubblicato un finanziamento e non incontri organizzati per presentare decisioni già prese. Servono processi stabili e partecipati, capaci di mettere insieme conoscenze, bisogni, esperienze e opportunità».
La competitività di una destinazione non dipende soltanto dal numero delle sue attrazioni, ma soprattutto dalla qualità delle connessioni tra persone, imprese, istituzioni, agricoltura, cultura, formazione e innovazione.
Il vero patrimonio dei piccoli territori è spesso rappresentato dal capitale umano e dalla fiducia. Le relazioni, quando smettono di essere occasionali e diventano un’infrastruttura stabile, possono generare conoscenza, cooperazione e valore economico.
DALLA PROMOZIONE ALLA CURA DEI TERRITORI
La sfida consiste nel passare dalla promozione alla cura dei territori, dalla competizione alla collaborazione, dal turismo dei grandi numeri al turismo delle relazioni, delle passioni e dell’incontro autentico.
Il turismo deve dialogare con l’agricoltura, l’artigianato, l’enogastronomia, la cultura, l’energia, la scuola e il welfare. Deve sostenere le filiere locali, favorire il ricambio generazionale e creare opportunità professionali per i giovani.
«Non basta portare più persone nei territori. Dobbiamo fare in modo che la loro presenza generi valore diffuso, sostenga le attività locali, contribuisca alla tutela del paesaggio e rafforzi l’identità della comunità».
È questo il significato della Comunità Ospitale: non un semplice modello di accoglienza turistica, ma un patto tra residenti, imprese e istituzioni per rendere un territorio migliore per chi lo abita e, proprio per questo, più autentico per chi lo visita o vi ritorna alla ricerca delle proprie radici.
L’ERA DEL “RI”: RIGENERARE, RICONNETTERE E RITORNARE
Dopo oltre quarant’anni di attività nello sviluppo rurale, Faggioli continua a considerare i borghi e le aree interne non come testimonianze del passato, ma come laboratori nei quali sperimentare nuovi modelli di vita, lavoro, produzione, accoglienza e collaborazione.
«Siamo entrati nell’era del “RI”: rigenerare, ripensare, ricostruire, riconnettere, ricominciare e ritornare. Le tecnologie continueranno a cambiare, ma il futuro dei territori dipenderà ancora dalla nostra capacità più umana: incontrarci, ascoltarci, costruire fiducia e condividere una visione».
Il destination manager, in questa prospettiva, non può essere soltanto il responsabile della promozione, ma deve diventare il facilitatore del processo attraverso il quale il territorio costruisce la propria intelligenza collettiva e le proprie relazioni internazionali.
«Le destinazioni non hanno bisogno soltanto di più contenuti. Hanno bisogno di più pensiero, più relazioni e più comunità. I borghi non sono cartoline del passato: sono luoghi nei quali residenti, giovani e italiani nel mondo possono ancora progettare un futuro migliore. Insieme».
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Fausto Faggioli
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