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Silvio Zalambani Ambasciatore del Tango alla Xii Cumbre Mundial di Granada

Incontriamo Silvio Zalambani a poche ore dalla sua partenza per la Spagna, dove rappresenterà l’Italia alla XII Cumbre Mundial del Tango di Granada (12-22 marzo 2026). Non è un debutto, ma la conferma di un primato: Zalambani è l’unico artista italiano a partecipare per la settima volta consecutiva a questo summit itinerante, l’evento che ogni due anni riunisce l’élite mondiale del genere.
Faenza, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

Fusignano, Faenza e poi il mondo, seguendo il soffio di un sax soprano che da trent’anni parla la lingua del Río de la Plata. Incontriamo Silvio Zalambani a poche ore dalla sua partenza per la Spagna, dove rappresenterà l’Italia alla XII Cumbre Mundial del Tango di Granada (12-22 marzo 2026). Non è un debutto, ma la conferma di un primato: Zalambani è l’unico artista italiano a partecipare per la settima volta consecutiva a questo summit itinerante, l’evento che ogni due anni riunisce l’élite mondiale del genere. A rendere questa vigilia ancora più speciale è il riconoscimento pubblico di Horacio “Tato” Rebora, Direttore Artistico del Festival, che ha indicato proprio il musicista romagnolo come esempio di capacità di innovazione ed eccellenza del tango anche lontano dai confini argentini.

Dalla recente tournée in Argentina alla settima partecipazione consecutiva alla Cumbre Mundial del Tango, ti confermi un riferimento per il tango italiano nel mondo. Cosa significa per te rappresentare le tue radici in un contesto internazionale dove la direzione del Festival ti ha appena citato come esempio di eccellenza?

La partecipazione alla Cumbre Mundial del Tango per me ha significato, fin da subito, il riconoscimento e la stima del mondo musicale internazionale e degli addetti ai lavori di Buenos Aires. È motivo di orgoglio rappresentare l’Italia in questa manifestazione dove ogni artista è invitato a nome della propria città di provenienza. La Cumbre invita le città di tutto il mondo al confronto e io ho sempre eseguito composizioni originali in rappresentanza di Fusignano, mio paese natale, e di Faenza, dove risiedo. Anche i musicisti del mio 4to Tango sono corregionali: il violinista Vittorio Veroli è di Lugo, il pianista Massimo Mantovani è di Ferrara e il contrabbassista Gianluca Ravaglia è di Russi. Rappresentiamo con orgoglio l’Emilia-Romagna. Da oltre vent’anni ricevo regolarmente l’invito per questo festival e ho collezionato sette edizioni: Siviglia nel 2005, Valparaiso nel 2007, Bariloche nel 2009, Seinajoki nel 2011, Zarate nel 2015, Melilla nel 2018 e ora Granada.

Il programma di quest’anno prevede due diverse formazioni in contesti differenti. Come sono articolate queste proposte e che valore hanno le collaborazioni internazionali in questa edizione?

A Granada mi esibirò sia con il mio progetto italiano, Silvio Zalambani 4to Tango, sia come solista con il Glück Quartet. Quest’ultimo è un ensemble di sassofoni composto da giovanissimi musicisti di La Aldea (Gran Canaria), dove partecipo spesso a masterclass e festival come artista ospite di Isidro Rodríguez Ojeda. Con entrambe le formazioni proporrò mie composizioni di tango contemporaneo, alcune delle quali in prima assoluta. Le sonorità del mio quartetto sono più vicine al mondo tanguero, mentre con il quartetto di sassofoni l’impostazione sarà più cameristica. Essendomi esibito in questo festival itinerante in così tante edizioni e in luoghi molto lontani tra loro, ho potuto confrontarmi costantemente con l’intera realtà tanguera mondiale. Grazie a questo girovagare si sono create collaborazioni durature, come nel caso della cantante Sandra Rehder. Allo stesso tempo, ho appreso moltissimo dall’incontro con figure influenti come Horacio Ferrer, paroliere di Piazzolla, i ballerini Juan Carlos Copes e Miguel Angel Zotto, o i molti musicisti che ho poi ritrovato negli anni successivi proprio in Argentina. È diventato del tutto naturale per me entrare a far parte del linguaggio e dell’ambiente musicale di Buenos Aires, venendo accettato come musicista e compositore senza alcun preconcetto.

A maggio uscirà il tuo nuovo disco realizzato a Buenos Aires insieme al Quinteto Revolucionario. Qual è la genesi di questo progetto?

Il nuovo disco uscirà a maggio per le Edizioni Musicali Borgatti di Bologna. È un lavoro realizzato interamente a Buenos Aires lo scorso novembre con il Quinteto Revolucionario. Abbiamo registrato nel famoso Studio Fort Music con Mariano Ion, uno dei più prestigiosi fonici argentini. Il progetto nasce dal concerto tenuto un anno fa al Bebop Club di Buenos Aires grazie all’intercessione di Maria Susana Azzi, biografa ufficiale di Piazzolla, che ha reso possibile questo sodalizio. Il disco si intitolerà “Piazzolla y mas allá” (Oltre Piazzolla) e propone una visione che parte dal Tango Nuevo di Astor Piazzolla e attraversa il linguaggio attuale definito “Tango Siglo XXI”. Questo lavoro parte dall’interpretazione contemporanea di alcuni brani di Piazzolla, composti da lui negli anni Settanta in Italia, passando poi attraverso alcune mie composizioni a lui dedicate, per giungere infine ai brani del pianista del quintetto Cristian Zarate e di Leonardo Sánchez, altro compositore argentino di tango attualmente tra i più prestigiosi insieme a Zarate. Le composizioni sono state arrangiate dallo stesso Zarate, ma tutta la formazione è composta da musicisti fenomenali: oltre a lui al pianoforte e a me al sax soprano, fanno parte del progetto il violinista Sebastián Prusak, il bandoneonista Joaquín Benítez Kitegroski, il chitarrista Esteban Falabella e il contrabbassista Sergio Rivas. Il tutto è stato realizzato in soli due giorni di incisione e, incredibilmente, con una sola prova di tutto il materiale che, riarrangiato o composto per l’occasione, è di fatto interamente nuovo. Sono certo che questo disco desterà molta sorpresa sia tra coloro che conoscono già la mia musica che tra i molti estimatori del Quinteto Revolucionario.

Oltre alla musica, stai portando a termine un saggio sulle origini del tango che sintetizza trent’anni di ricerche. Come si integra questa tua anima da ricercatore con quella dell’interprete?

Questo 2026 darà luogo a una serie di progetti sui quali lavoro da decenni; uno di questi sarà proprio l’uscita del mio libro sulle origini del Tango e il suo sviluppo fino a oggi. È un lavoro che si è di fatto sovrapposto al mio percorso di avvicinamento alla cultura musicale latinoamericana. Da quando ho iniziato questo studio del linguaggio, ho sempre portato avanti di pari passo l’attività didattica e di ricerca storica: senza di essa sarebbe stato improbabile realizzare ciò che è accaduto in questi ultimi anni, incluso il nuovo progetto discografico argentino. A un certo punto mi sono reso conto di aver accumulato una tale quantità di materiale, acquisito proprio a Buenos Aires, che i miei stessi colleghi e allievi mi hanno spronato a mettere per iscritto quello che suono e insegno da anni in giro per il mondo. Dopo circa tre anni di scrittura ho terminato questo volume che definisce l’albero genealogico del Tango fino ad arrivare a musiche lontanissime tra loro, ma apparentate in modo latente e imprevedibile. Alcune risalgono addirittura al periodo tardo medievale della penisola iberica e dell’area mediterranea, molto prima della colonizzazione americana. Descrivo lo sviluppo di stili e generi che hanno creato il “brodo primordiale” da cui è nato il Tango, procedendo fino ai giorni nostri. Paradossalmente, la parte più difficile da scrivere è stata quella concernente l’ultima fase della musica di Buenos Aires, dovendo citare musicisti che in larghissima parte conosco e frequento. Dopo oltre trent’anni di studio e ricerca credo di iniziare ora ad avere un’idea abbastanza lineare degli argomenti di cui mi occupo, ma so bene che per ogni musica o musicista che si ascolti, ce ne sono molti altri da scoprire.

La presenza di Silvio Zalambani alla  XII Cumbre Mundial del Tango di Granada culminerà nelle serate del 21 e 22 marzo presso il Teatro Isabel la Católica e il Centro Federico García Lorca. La kermesse vede la partecipazione di quasi 150 artisti internazionali, tra cui Miguel Angel Zotto e Daniel Binelli, oltre alla presenza di Gustavo Mozzi, Direttore del Festival y Mundial del Tango di Buenos Aires. Per Zalambani, questa edizione segna l’avvio di un anno cruciale, destinato a lasciare una traccia indelebile nella discografia contemporanea e nella storiografia del tango.

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