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Politica e Istituzioni

PCdI JONICO SULLA MANIFESTAZIONE DEI LAVORATORI ILVA TARANTO DEL 10.02.2016

A quasi 40 anni dalla “Vertenza Taranto”, era il 1977, una manifestazione partendo dalla grande fabbrica ha attraversato la città coinvolgendo tremila operai tra diretti ed indotto. Allora furono molti di più, alla testa uno storico sindaco comunista e la città presente anche con i suoi cittadini. Si aprì la discussione e si vinse sul terreno del reintegro nel ciclo produttivo degli esuberi di lavoratori dovuto al raddoppio del Centro siderurgico.
TARANTO, (informazione.news - comunicati stampa - politica e istituzioni) A quasi 40 anni dalla “Vertenza Taranto”, era il 1977, una manifestazione partendo dalla grande fabbrica ha attraversato la città coinvolgendo tremila operai tra diretti ed indotto. Allora furono molti di più, alla testa uno storico sindaco comunista e la città presente anche con i suoi cittadini. Si aprì la discussione e si vinse sul terreno del reintegro nel ciclo produttivo degli esuberi di lavoratori dovuto al raddoppio del Centro siderurgico. Come allora oggi ci sono stati i rappresentanti delle istituzioni con l’attuale sindaco della città. La motivazione potrebbe apparire la stessa, l’occupazione, ma oggi è profondamente diversa. Lo Stato non ha più alcun ruolo nell’economia (allora l’IRI era la più grande azienda pubblica dell’Occidente) e la classe operaia non è la stessa e non per ragioni anagrafiche ma storiche e di potere contrattuale. La lotta oggi è impari e la sconfitta, purtroppo, prevedibile. Il corteo è stato composto, come nelle tradizioni democratiche dei lavoratori, non si è verificata l’occupazione di una intera città come con il blocco recente del ponte Girevole da parte di gruppo di lavoratori autonomi che l’ha occupata ed umiliata per due giorni nell’apparente indifferenza generale . E’ doveroso ricordare che molti degli operai presenti certamente fecero parte degli 8000 messi “in libertà” alcuni anni fa, che invasero la città, pagati dalla proprietà Riva con permessi retribuiti, per manifestare contro la Magistratura. Questo, oggi, potrebbe essere un segno positivo. La multinazionale, cordata o meno, vorrà la fabbrica a buon costo e priva di vincoli sociali esattamente come fu data (meglio regalata)ad Emilio Riva con il capitale naturale ed ambientale gratuito. Il documento sindacale evidenzia bene “le insidie che si celano nel bando di vendita”, l’assenza di un “piano industriale” e che “risulta pertanto, disattesa, al momento la richiesta di un piano ambientale.”. Viviamo, si legge, una “forte, drammaticità con l’aumento esponenziale del tasso di disoccupazione che, ora, da noi, si segnala con valori doppi rispetto a quello medio”. Occorre, a nostro avviso, iniziare una dura battaglia dentro la fabbrica e manifestare, pratica democratica ed efficace, là dove si decidono le sorti dei territori cioè la sede del governo nazionale e del parlamento, mai rinchiudersi nel recinto cittadino. La parola d’ordine dovrebbe essere per noi : “Programmazione democratica dell’economia”, in Italia, per uscire dalla crisi.
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