IL DISCORSO PER LA PACE DI GIANCARLO ELIA VALORI IN ISRAELE. In occasione della presentazione del libro "Geopolitics of the new Middle East"

Durante la cerimonia presso la residenza dell'Ambasciatore d'Italia in Israele, Il prof. Giancarlo Elia Valori ha rivolto un discorso ai presenti nel quale ha voluto ringraziare l'Ambasciatore Gianluigi Benedetti e salutare tutti gli illustri ospiti. Nel suo messaggio il prof. Valori ha tenuto a sottolineare la considerazione che un grande uomo come Shimon Peres nutriva di lui come uomo di pace.
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Durante la cerimonia presso la residenza dell'Ambasciatore d'Italia in Israele, Il prof. Giancarlo Elia Valori ha rivolto un discorso ai presenti nel quale ha voluto ringraziare l'Ambasciatore Gianluigi Benedetti e salutare tutti gli illustri ospiti. Nel suo messaggio il prof. Valori ha tenuto a sottolineare la considerazione che un grande uomo come Shimon Peres nutriva di lui come uomo di pace. La pace e il rifiuto della guerra sono stati alcuni degli elementi salienti del messaggio del Prof. Valori, un tema quanto mai attuale in una Terra da troppo tempo al centro di eventi drammatici.
E' un discorso, quello di Giancarlo Elia Valori, che va letto, dove si parla della guerra ma anche di come attraverso la cultura, l'innovazione e il dialogo si possa costruire un percorso verso la pace per Israele e per i suoi vicini.

Signore e signori, amici:

desidero ringraziare Sua Eccellenza Gianluigi Benedetti, Ambasciatore d’Italia in Israele, per l’invito a questa ambita cena/colloquio estero.

Saluto le illustri personalità presenti, ed esprimo la mia più profonda gratitudine alla Signora Yona Bartal, Direttrice Esecutiva del Circolo Amici di Peres presso il Centro Peres per la Pace e l’Innovazione.

Porgo i miei omaggi al Dottor Yoni Peres e alla Gentile Consorte, ed un saluto all’Ingegner Chemi Peres e famiglia, impossibilitati ad esser presenti a questo nostro incontro.

Sono felicissimo per la presenza di voi tutti e dalla possibilità di rivolgermi a voi attraverso qualche considerazione sui danni delle guerra e gli sforzi per giungere alla pace.

In ciò rammentando i miei incontri e dialoghi con il presidente Shimon Peres, che mi onorava della sua amicizia, e con cui negli incontri diplomatici riservatissimi, non da ultimo quello del settembre 2007 all’Hotel Majestic di Roma, prima tappa del suo viaggio in Italia.

Egli mi considerava un suo collaboratore e uomo di pace, ritenendo ch’io avessi una buona conoscenza in campo diplomatico e geopolitico: parole che non dimenticherò mai.

Signore e signori, amici:

l’arte della diplomazia e la stretta connessione con la comunicazione, come pure, la innegabile correlazione con la costituzione di solidi rapporti amicali, sono alla base di ogni rapporto il cui proposito e il rafforzamento della concordia e la pace fra i popoli.

Dico questo perché la guerra ha sempre seguito la storia dell’umanità: è una carneficina lanciata dall’uomo contro l’uomo stesso. Che si tratti di una guerra ingiusta o di una guerra giusta, le vittime sono inevitabili.

Tuttavia, le persone che muoiono davvero sul campo di battaglia è spesso gente amante della pace sulla terra. Queste persone sono portate al fronte dai loro ufficiali per combattere il nemico, ma in realtà non si può considerare nemico chi non si conosce nemmeno personalmente e vive in un altro Paese. 

Alcuni dicono che la guerra è un gioco di stordimento. Ha senso. A beneficio di chi fomenta le guerre, milioni di persone innocenti diventano i loro strumenti di aggressione.

La guerra è il male più grande tra i mali. Quando l’aggressore celebra una vittoria temporanea, chi paga per le vite perse del proprio campo? Pure chi vince vede le propie ferite sanguinare nella gioia della vittoria, mentre le persone sconfitte perdono per sempre i loro onore e gloria passata.

Nel diciannovesimo secolo sorsero quelle potenze dotate di un gran numero di colonie e d’un forte apparato industriale. All’inizio del ventesimo secolo, le loro contraddizioni si fecero più acute, portando infine allo scoppio della prima guerra mondiale nella storia umana! Per la prima volta, l’umanità sperimentò un conflitto senza precedenti!

Il “secolo breve” in cui il mondo ha subito cambiamenti sconvolgenti, e le conquiste tecnologiche e culturali avute in esso superano qualsiasi epoca trascorsa.

Tuttavia, gli intricati cambiamenti politici ed economici del periodo resero le guerre più frequenti e i rapidi progressi della scienza trasformarono i conflitti in orrori mai visti prima.

In questo secolo terribile, spargimenti di sangue inenarrabili hanno permesso ad alcune potenze di godere di uno straordinario e alto tenore di vita materiale, e detrimento di quello spirituale, ma al prezzo di sperimentazioni catastrofiche, pregne di massacri, e terrore. Ancora e ancora!

Nel 1914 le potenze si lanciarono una mischia sino ad allora senza paro. In questa catastrofe, carri armati, aerei, i primi sommergibili di nuova invenzione, persino gas velenosi e altre armi di distruzione apparvero una dopo l’altra, rendendo più rapido e copioso il massacro reciproco tra essere umani. Più di sedici milioni di vite furono sepolte, e venti milioni di feriti. Questi i primati della prima guerra mondiale!

E mentre – dopo l’inutile strage – la gente respirava ancora, e quando l’umanità auspicava che arrivasse la pace perpetua, un disastro più terrificante della storia umana si approssimava. Le buie nubi della seconda guerra mondiale avevano già riempito il cielo sopra la terra!

La crisi economica globale, la ricerca di spazi vitali, e l’esaltazione della razza, abbagliarono le menti delle persone: in alcuni Paesi, esse persero la testa e adorarono il diavolo e gli idoli come fossero Dio e i Profeti.

Trascorsero solo 21 anni dopo la prima guerra mondiale, e al contrario di quanto è scritto essi trasformarono i propri vomeri d’aratro in spade.

L’antica Europa si autodistrusse, le fiamme delle praterie sarmatiche consumarono 25 milioni di sovietici, la vastissima e popolosa Cina pianse per il disastro con 19 milioni e 660mila vittime, l’arianizzazione pianificata dal III Reich costò la vita a 15-17 milioni di persone, anche i desolati deserti africani bruciarono, l’omicidio sotto l’Oceano Atlantico infuriava e le onde di guerra sul Pacifico erano ancora più feroci con le due bombe atomiche sul Giappone!

Più di 60 Paesi in tutto il mondo furono coinvolti in quella guerra (ad eccezione di Spagna, Svezia, Svizzera e Turchia), e decedute oltre 80 milioni di persone.

Signore e signori, amici:

il Centro Peres per la Pace e l’Innovazione – oggi uno dei principali organismi in Israele – è stato creato da Shimon Peres proprio per contribuire all’allontanamento degli orrori sopra citati, a partire dalla Terra Santa di Palestina.

Esso promuove lo sviluppo e il funzionamento di progetti nei settori dello sport, dell’educazione della leadership, dell’imprenditorialità, dell’innovazione, della medicina, degli affari e dell’ambiente. I progetti di punta gestiti dal Centro operano nell’ambito di collaborazioni locali, regionali e internazionali uniche. Vi sono giovani e meno giovani, ebrei e arabi, Israeliani e Palestinesi, professionisti e studenti: tutti partecipano ai diversi programmi del centro.

Nell’emergenza da pandemia Covid-19 il Centro Peres per la Pace e l’Innovazione è stato ed è all’avanguardia. Se c’è un posto dove il valore di dare un contributo essenziale all’umanità è con un aiuto pratico, questo è l’ospedale. Pazienti, famiglie e personale medico si uniscono per salvare vite umane, indipendentemente dalla religione, dalla provenienza culturale, dal nome e dal luogo di residenza. Da molti anni il Centro Peres riunisce pazienti, personale medico e ospedali e crea isole di convivenza e pace.

Nel corso degli anni, il Centro Peres per la Pace e l’Innovazione ha sviluppato diversi progetti che dànno potere ai giovani cittadini israeliani e del Medio Oriente attraverso attività che costruiscono dirigenza, imprenditorialità e pace. Lo scopo dei vari progetti è consentire il dialogo e la conoscenza in un ambiente sicuro e formare futuri leader che avranno un impatto positivo sulla loro società, sul Paese e sull’intera regione.

Come si partecipa al potenziamento delle economie? Come si creano connessioni e ponti commerciali? Com’è garantita la piena inclusione nell’imprenditorialità che rispetti l’ecosistema? Come si trasforma un Paese modello in una determinata regione modello? Si attuano nel pensiero innovativo e creativo, nelle collaborazioni locali, regionali e internazionali uniche, nello sviluppo delle capacità e nel duro lavoro. Centinaia di piccole e medie imprese hanno ricevuto consulenza individuale e sostegno alle imprese. Sono nate centinaia di relazioni commerciali ed economiche transfrontaliere, e sono state formate decine di imprenditori.

I progetti sportivi del Centro Peres, uno dei più antichi nel settore in Israele, uniscono bambini e ragazzi di diverse culture, religioni e provenienze, che giocano con divise identiche, obbediscono alle stesse regole e garantiscono ai partecipanti attività sane, ambiente sicuro e piacevole. I progetti hanno un grande impatto non solo sui partecipanti stessi, ma anche sugli allenatori, i genitori, i membri della famiglia allargata, gli amici e le comunità in cui operano.

Il mio caro amico Shimon Peres, nono Presidente dello Stato di Israele (2007-2014), ottavo Primo Ministro, Ministro degli Esteri, Ministro della Difesa, Ministro delle Finanze, Ministro dei Trasporti, Premio Nobel per la Pace (1994), uomo d’azione e visionario, ha lavorato instancabilmente per decenni per promuovere le relazioni di pace all’interno dello Stato di Israele e tra Israele e i suoi vicini e ha portato il Paese a diventare una potenza mondiale della tecnologia e dell’innovazione.

Non posso far altro che commuovermi alla memoria d’un così Grande Uomo che mi ha considerato degno di partecipare alla sua mensa.

Grazie a tutti

Giancarlo Elia Valori

Per maggiori informazioni

Ufficio Stampa

Adolfo Tasinato
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Italia
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