"Non c'è bandiera grande che possa coprire la bara di un bambino". Il monito del Cardinale Domenico Battaglia contro la guerra

La camorra è guerra, senza dichiarazione, senza divisa, senza trattati; è guerra! Ogni volta che viene arruolato un ragazzo dalla strada abbiamo perso una battaglia. Non c'è nulla di religioso nella camorra. Puoi accendere quante candele vuoi al santo, dieci, cento, mille, ma se spegni la vita di un tuo fratello quelle candele non faranno mai luce".
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NAPOLI — Come da tradizione millenaria, anche quest’anno San Gennaro non è venuto meno all'appuntamento del 19 settembre: il prodigio si è compiuto e il Sangue si è sciolto, rinnovando il patto di fede e identità tra la città e il suo Patrono. Una moltitudine oceanica di fedeli, dal popolo laborioso alle autorità civili e militari, ha gremito il maestoso Duomo di Napoli per la solenne celebrazione eucaristica. A presiedere la liturgia è stato l'arcivescovo, il cardinale di Napoli, Sua Eminenza Domenico Battaglia, la cui omelia ha lasciato un segno indelebile nei cuori dei presenti, trasformandosi in un accorato atto di accusa contro le ingiustizie del mondo e un grido d'amore disperato per i giovani e per la sua terra.

La celebrazione ha vissuto momenti di altissima tensione emotiva quando il porporato, rivolgendosi al Santo in una preghiera supplichevole e tagliente, ha rotto gli schemi della convenzione verbale. Visibilmente commosso e con le lacrime agli occhi, il cardinale Battaglia ha parlato dei bambini morti e delle vittime innocenti delle guerre sparse nel mondo, dando voce a un dolore straziante:

"Ci sono delle preghiere che sarebbe vigliacco non pronunciare. Gennaro, quando torneremo qui il prossimo anno fa che l'unico sangue di cui dovremmo parlare sia il Tuo... Non voglio più venire qui davanti alla tua ampolla e dover dire che il tuo sangue assomiglia a quello dei bambini uccisi. Non voglio più nominare la Palestina, l'Ucraina".

Un passaggio che ha scosso l'assemblea, accentuato dalla denuncia di un'umanità assuefatta all'orrore: "Il male più grande non è nemmeno la guerra, ma abituarsi alla guerra. Sono stanco di una umanità che prima produce vittime e poi costruisce monumenti per piangerli; sono stanco di vedere l'uomo diventare bravo a contare morti e terribilmente incapace di smettere di farli". Da Napoli si è levato l'ammonimento scolpito nella coscienza civile: "Non esiste una bandiera grande che possa coprire la bara di un bambino".

Il discorso del cardinale si è poi stretto attorno alle ferite profonde di Napoli, indirizzando un accorato appello ai giovani affinché non cadano vittime della criminalità e non cedano alle lusinghe della camorra. Battaglia ha smascherato la falsa cultura mafiosa, ricordando i ragazzi che barattano un libro con una pistola convinti di ottenere rispetto, e ribadendo con forza che la criminalità organizzata è una guerra intestina e spietata:

"La camorra è guerra, senza dichiarazione, senza divisa, senza trattati; è guerra! Ogni volta che viene arruolato un ragazzo dalla strada abbiamo perso una battaglia. Non c'è nulla di religioso nella camorra. Puoi accendere quante candele vuoi al santo, dieci, cento, mille, ma se spegni la vita di un tuo fratello quelle candele non faranno mai luce".

Un appello così vibrante non è rimasto chiuso tra le navate del Duomo, ma ha trovato immediata e profonda eco nella voce della società civile e del mondo dell'educazione. Il prof. Marco Francesco Eramo, docente di Scienze Umane, ha fatto proprio l'appello del cardinale Battaglia, rilanciandolo con la forza di chi ogni giorno vive a contatto con le nuove generazioni a scuola.

Il docente ha sottolineato come la piaga della camorra non si sconfigga con la sola repressione, ma debba essere estirpata alla radice attraverso la cultura, l'educazione all'empatia e la costruzione di un pensiero critico capace di offrire ai ragazzi alternative concrete di riscatto e dignità. La scuola, in questa visione, si erige a presidio insostituibile di legalità e umanità, un luogo dove il libro torna a essere lo strumento di emancipazione per antonomasia contro il fascino ingannevole della violenza e del denaro facile.

Nel solco di questa riflessione etica e sociale, lo stesso prof. Eramo ha voluto ampliare l'orizzonte dell'impegno civile, lanciando un fermo e appassionato appello alla pace tra le nazioni. In un momento storico dilaniato da conflitti dimenticati e tensioni geopolitiche globali, la voce che si alza dal mondo educativo richiama l'intera comunità internazionale all'urgenza di rigettare la logica delle armi, ricordando che il futuro dell'umanità si regge unicamente sulla capacità di riconoscere nell'altro non un nemico da abbattere, ma un volto da tutelare e un fratello da amare.

Ufficio Stampa

Alessandro Borriello
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