Un telefono che racconta una città.
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C'è un vecchio telefono che continua a vegliare su Piazza Gabriele Pepe. Quasi nessuno ci fa più caso.
Eppure, se potesse parlare, racconterebbe migliaia di storie.
Ha squillato quando un treno stava per arrivare e qualcuno aveva bisogno di un taxi. Ha sentito la voce di chi tornava a casa dopo mesi di lavoro lontano, di chi correva in ospedale, di chi accompagnava un familiare, di chi partiva per una nuova avventura o rientrava da una vacanza.

In quegli anni l'automobile non era un bene per tutti e il taxi era molto più di un mezzo di trasporto: era un servizio indispensabile. Bastava sollevare la cornetta, comporre un numero e, dall'altra parte, qualcuno rispondeva. Da quel momento iniziava un viaggio.
Quel telefono era il ponte tra le persone e la città. Un filo che univa una casa al posteggio dei taxi, un bisogno a una risposta.
Oggi quel filo non esiste più. Lo hanno sostituito i cellulari, le app e i messaggi. I tassisti continuano a svolgere il loro lavoro, ma quel vecchio apparecchio è rimasto al suo posto, discreto e silenzioso, come un custode della memoria.
Forse non è soltanto un telefono. È uno degli ultimi testimoni di una Campobasso che vive ancora nei ricordi di chi l'ha conosciuta, quando una semplice telefonata era sufficiente a mettere in movimento non solo un'automobile, ma anche una storia.
Ufficio Stampa
luigi fidanza
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luigi.fidanza@libero.it
