"30 milligrammi di Ulipristal", il testo di Benedetta Pigoni vincitore del 15° Premio Riccione Pier Vittorio Tondelli al Cocoricò per la Stagione di Riccione Teatro

Con la regia di Paola Rota e con cinque giovani interpreti, Eny Cassia Corvo, Lorenzo Fochesato, Sara Mafodda, Martina Massaro, Val Wandja, per parlare di dolore e di debolezza umana nell'era della tecnologia arficiale
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Bologna, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

30 milligrammi di Ulipristal, il testo di Benedetta Pigoni, vincitore del 15° Premio Riccione Pier Vittorio Tondelli presentato a Riccione immediatamente dopo la prima di Bolzano e di Torino.

 Un testo non semplice da tradurre in teatro, di cui attendiamo con curiosità e rispetto i successivi sviluppi e del quale già la giuria del Premio Riccione scrisse "Nella ricerca ansiosa di ricostruzione della verità aleggia costantemente il dubbio, l’incredulità che dà corpo a una scrittura chiaroscurale" e definì l'opera "Potente e sensibile. 30 milligrammi di Ulipristal sussurra un sospetto, lavora sul rimosso, taglia clinicamente il presente in lame sottilissime" .

La regista Paola Rota lo porta ora in scena con cinque giovani interpreti, Eny Cassia Corvo, Lorenzo Fochesato, Sara Mafodda, Martina Massaro e Val Wandja, ricostruendo attraverso scatti, movimenti di danza tragica e frammenti di chat, un evento drammatico: la violenza subita molto tempo addietro dalla protagonista.

Quella di Benedetta Pigoni è un’indagine introspettiva e insieme tecno-sociale, da cui emerge un dramma se è attorno al cellulare che ruota il destino della protagonista, tuttavia esistono ricordi, contatti, immagini che aiutano a ricostruire il bello e il brutto di un’esistenza o almeno di una parte di essa.
 

Com’è possibile?, è la domanda che aleggia costantemente su tutto. E poi segue: Cos’è lo smartphone che tutti usiamo e che oggi, con l’Intelligenza Artificiale, ci apre il mondo come mai prima d’ora? È solo un’enciclopedia tascabile o addirittura un’indispensabile protesi del nostro fisico, di cui non riusciamo a fare a meno? 

  "La tecnologia è lo schermo lucido, il filtro che protegge dal male fisico che ci fanno gli altri. Si può raccontarlo in scena senza luminosità, le app eteree, le dita che scorrono" afferma Paola Rota.

E ancora,  "Possono cinque attrici e attori, cinque corpi vivi, agire la sostanza oltre la notifica? Possono restituire il mistero, l’intimità che il mondotelefono rappresenta? La realtà oltre il sogno attaccato alla presa con un caricatore? Possiamo superare il filtro che, se da un lato ci protegge, dall’altro impedisce un vero contatto con le cose?".  

Una ragazza, il suo cellulare. Tutto il mondo passa attraverso questa interfaccia unica digitale in cui sensazioni, ricordi, sentimenti si scompongono e ricompongono in byte di informazioni.
 Se questa scatola nera è il nostro mondo interiore, allora la scelta che ne deriva è quella di evitare di parlare di tecnologia: quindi, nulla che ricordi un telefonino appare in scena. 

 Non si tratta di parlare di Intelligenza Artificiale, ma di umanità, di dolore e di debolezza umana.

Il lato oscuro della tecnologia, tra connessioni, solitudine e bisogno di amore.

 Lo spettacolo termina con "Treat me nice" di Elvis Presley e "Free" di Florence + The Machine.

Il lavoro ha scene e luci di Nicolas Bovey, disegno sonoro di Angelo Elle, Giammarco Pignatiello è assistente alla regia e Giacomo Cremaschi segue i movimenti.

  

Una produzione Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale, Premio Riccione per il Teatro.

 Su iniziativa di Rai Radio 3., la Sede Rai di Bolzano ha curato la registrazione di una delle recite che si sono svolte nell’ambito di “Wordbox - Parole per il teatro”, rassegna dedicata alla ricerca testuale. L’appuntamento radiofonico realizzato lo scorso 8 marzo con Rai Radio 3/Radio 3 Suite consolida la collaborazione tra Rai Radio 3, Premio Riccione, Teatro Stabile di Bolzano e la Sede Rai di Bolzano nella valorizzazione della nuova drammaturgia, per la rassegna "Futuro/Presente - Nuove scritture per la scena italiana", a cura di Antonio Audino, Monica D'Onofrio e Lorenzo Pavolini. 

  

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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