BASILEA, BEYELER, RUTH ASAWA 18 ottobre 2026 - 10 gennaio 2027

La Fondation Beyeler presenta la prima retrospettiva postuma di Ruth Asawa, con oltre 200 opere tra sculture in filo metallico, fusioni in bronzo, carte piegate e disegni, per i cent'anni dalla nascita dell'artista.
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Grazie alle sue delicate sculture in filo metallico, l’artista americana di origine giapponese Ruth Asawa (1926-2013) ha saputo conquistarsi una posizione autonoma e influente nella storia della scultura del XX secolo. Trasformando i materiali più semplici in affascinanti sculture, Asawa ha abolito i confini fra astrazione e figurazione, arte e artigianato, azione e contemplazione. La prima retrospettiva postuma della sua opera – e al contempo la prima organizzata in Europa – offre una panoramica esaustiva della sua produzione artistica, caratterizzata da un’inclinazione per la sperimentazione, dalla ricerca sui materiali e da una straordinaria sensibilità per la forma, lo spazio e la comunità. La mostra «Ruth Asawa» alla Fondation Beyeler riunisce oltre 200 opere realizzate durante tutte le fasi della sua carriera artistica.

In occasione del centesimo anniversario della nascita di Ruth Asawa, la retrospettiva traccia un percorso attraverso sei decenni della straordinaria attività dell’artista, riunendo lavori prodotti in tutte le sue fasi e in diversi media, tra cui le iconiche sculture in filo metallico, le fusioni in bronzo, le opere di carta ripiegata e una ricca selezione di lavori su carta. La mostra, che è già stata presentata in altre sedi internazionali, viene ampliata a Basilea con circa 15 opere che possono essere ammirate esclusivamente in questa sede e che pongono ulteriormente l’accento sulla relazione dell’arte di Asawa con la natura.

Nata nel 1926 a Norwalk, in California, Ruth Asawa crebbe in una fattoria. Nel 1942, pochi mesi dopo l’attacco del Giappone alla base militare statunitense di Pearl Harbor, l’allora appena sedicenne Asawa e la sua famiglia furono ingiustamente incarcerati in campi di internamento, come oltre 100'000 altre persone di origine giapponese. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, tra il 1946 e il 1949, Ruth Asawa studiò presso l’innovativo Black Mountain College nella Carolina del Nord.

L’ambiente sperimentale e l’incontro con docenti e personalità artistiche come Josef Albers, Richard Buckminster Fuller, Merce Cunningham e il matematico Max Dehn ebbero un’influenza determinante sulla sua evoluzione artistica. Nel 1947, durante un viaggio a Toluca, in Messico, Asawa apprese una tecnica d’intreccio tradizionalmente impiegata per la realizzazione di ceste e la applicò al filo metallico, intessendo sculture sospese dall’aspetto organico. Asawa era convinta che arte, quotidianità e responsabilità sociale fossero indivisibili l’una dall’altra.

Dopo il trasferimento a San Francisco nel 1949, l’artista continuò a perfezionare ed espandere il proprio linguaggio formale attraverso la produzione di oggetti in filo metallico. Fino alla fine della sua vita, la città californiana rimase il centro della sua produzione artistica. Fu lì che, con il marito Albert Lanier, fondò la propria famiglia, allevò sei figli e, allo stesso tempo, costruì intorno a sé un vivace contesto artistico e sociale. Parallelamente, Asawa realizzò una grande varietà di disegni che, benché strettamente legati ai suoi lavori sculturali, possono essere considerati come opere autonome. A partire dalla fine degli anni Sessanta, Asawa ricevette molte commissioni per opere nello spazio pubblico, fontane e monumenti. Fra questi si annoverano Andrea (1966-1968) e la San Francisco Fountain (1970-1973), come pure alcuni rilievi murali e monumenti commemorativi come il Garden of Remembrance (2000-2002) o il Japanese American Internment Memorial (1990-1994), con i quali creò luoghi di incontro, spesso lavorando in stretta collaborazione con abitanti e iniziative locali. Allo stesso tempo, durante tutta la sua vita, Asawa si impegnò per la mediazione artistica e promosse l’insegnamento dell’arte nelle scuole pubbliche della San Francisco Bay Area. Ruth Asawa si è spenta nel 2013.

La mostra ripercorre l’evoluzione della poliedrica opera di Ruth Asawa attraverso sei decenni e dimostra tutta la coerenza della sua indagine, sviluppata intorno a questioni fondamentali legate alla forma, allo spazio e al materiale. Dai primi disegni, lavori in carta e sculture fino ai suoi ultimi studi della natura, emerge con chiarezza la stretta relazione che unisce i diversi gruppi di opere da lei creati. Si delinea inoltre un’altra costante dell’opera di Asawa: il confronto incessante con la natura che si manifesta in tutti i suoi lavori, talvolta direttamente, talaltra in maniera più sottile.

Il rilievo su carta Untitled (S.691, Wall-Mounted Paperfold with Horizontal Stripes), del 1951, appartiene alle opere centrali della prima fase creativa dell’artista, durante la quale Asawa esplorò le possibilità offerte dalla piegatura in quanto momento di transizione dalla superficie bidimensionale allo spazio. Il suo interesse per la carta, alimentato tanto dalla pratica dell’origami quanto dagli studi sui materiali condotti sotto la guida di Josef Albers al Black Mountain College, rappresenta un punto di partenza importante per il successivo sviluppo del suo pensiero sculturale.

A partire dal 1947, Asawa iniziò a sviluppare le sue inconfondibili sculture in filo metallico. Opere come Untitled (S.407, Hanging Five-Lobed Continuous Form within a Form with Spheres in the Second and Third Lobes), creata intorno al 1952, mostrano il principio di racchiudere forme l’una nell’altra, descritto dalla stessa artista come «continuous form within a form». Il materiale della scultura appesa sembra trasparente e consente allo sguardo di penetrare nelle stratificazioni delle forme organiche al suo interno. A partire da fili e superfici continue di filo metallico nascono corpi trasparenti che paiono organici e il cui effetto nello spazio si manifesta pienamente soltanto nell’interazione fra luce, ombra e movimento. Asawa apprese questa tecnica nel 1947, durante un viaggio in Messico dove rimase affascinata dalle tradizionali ceste prodotte intrecciando fili di metallo. Mentre le sue prime opere erano costituite da forme semplici, con il tempo esse divennero sempre più complesse e tecnicamente articolate. Per la realizzazione delle sue sculture, Asawa impiegava fili prodotti industrialmente in diversi metalli, in particolare ferro, ottone e rame. Talvolta li utilizzava anche in combinazione gli uni con gli altri, come nel caso di Untitled (S.089, Hanging Asymmetrical Twelve Interloc-king Bubbles), del 1957. Il lavoro manuale, ripetitivo e paziente era familiare per Asawa, che lo aveva praticato fin dalla sua infanzia, quando, nel campo di fagioli della fattoria dei genitori, costruiva so-stegni per le piante avvolgendo del filo metallico attorno a pali.

Il disegno e la pittura hanno accompagnato il lavoro scultoreo di Asawa per tutta la vita. Acquerelli come Untitled (PF.1016, Eucalyptus Grove), del 1961, o i suoi disegni a inchiostro dei platani nel Gol-den Gate Park indagano sia la relazione tra forme positive e negative sia l’importanza dello spazio. L’influenza della calligrafia giapponese si unisce agli insegnamenti ricevuti al Black Mountain Colle-ge per creare un linguaggio visivo del tutto personale.

Uno spirito di sperimentazione infaticabile caratterizza l’intera produzione artistica di Asawa. Nel 1962, di ritorno da un’escursione, alcuni amici le portarono una pianta del deserto che la ispirò a realizzare una nuova tipologia di sculture. Alle sculture di filo metallico intrecciato si affiancarono quelle eseguite a partire da fasci di fili. Opere come Untitled (S.184, Hanging Tied-Wire, Single-Stem, Multi-Branched Form Based on Nature), eseguita intorno al 1962, o Untitled (S.238, Wall-Mounted Tied-Wire, Open-Center, Five-Petaled Form Based on Nature), risalente alla metà degli anni Settanta, mostrano come Asawa traducesse i processi di crescita della natura in strutture spaziali astratte.

L’attitudine sperimentale di Asawa si evidenzia con chiarezza nelle litografie che eseguì nel 1965. In occasione di un soggiorno di tre mesi presso il Tamarind Lithography Workshop a Los Angeles, l’artista realizzò oltre 50 litografie, sperimentando una tecnica di stampa per lei nuova e proseguendo, in questa forma, la sua ricerca sulle strutture vegetali.

In maniera del tutto naturale, Asawa trasferì il proprio atteggiamento artistico alla vita quotidiana. Alla base vi era la ferma convinzione che la creatività non fosse riservata esclusivamente all’arte bensì fosse presente in tutti gli ambiti della vita e potesse essere coltivata in modo produttivo. Inclusa nella mostra, l’opera del 1961 Doors (S.528, Carved Redwood Doors for Ruth Asawa's Home) – ovvero le porte intagliate per la sua abitazione – offre una prova concreta di tale attitudine, la cui testimonianza più significativa fu senz’altro il grande impegno con cui, a partire dagli anni Settanta, Asawa si adoperò per l’integrazione dell’arte nel sistema educativo delle scuole primarie.

La mostra si conclude con alcuni lavori eseguiti a partire dagli anni Settanta e fino agli anni Novanta, fra cui acquerelli e disegni a china di grande formato raffiguranti fiori e frutti. In opere quali Untitled (WC.003, Cherries in a Bowl) – databile fra la metà degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta – e Untitled (PF.151, Ginkgo Leaves on Three Branches), del 1995 circa, Asawa rivolge il proprio sguardo a motivi del quotidiano e, impiegando soltanto poche linee e delicati spazi lasciati vuoti, rende visibili quelle relazioni spaziali che caratterizzano tutta la sua opera. Ne emerge con chiarezza che i suoi disegni, sculture e stampe non possono essere interpretati in quanto gruppi separati di opere, bensì come diverse forme espressive di un pensiero artistico coerente.

Il catalogo della mostra, curato da Theodora Vischer per la Fondation Beyeler, è pubblicato da Hatje Cantz Verlag, Berlino. La pubblicazione, progettata graficamente da Teo Schifferli, è la prima a presentare l’opera di Ruth Asawa in lingua tedesca. Oltre a numerose illustrazioni delle opere dell’artista, le 208 pagine del catalogo includono saggi di Janet Bishop, Edouard Kopp, Cara Manes e Laura Wilde, oltre a una cronologia completa compilata da Dominika Tylcz. L’edizione inglese del catalogo è edita da SFMOMA in collaborazione con la Yale University Press.

La retrospettiva «Ruth Asawa» nasce da un partenariato espositivo tra il San Francisco Museum of Modern Art e il Museum of Modern Art di New York. Questa presentazione è stata sviluppata in collaborazione con la Fondation Beyeler.

La retrospettiva «Ruth Asawa» è stata organizzata da Janet Bishop, Thomas Weisel Family Chief Curator, San Francisco Museum of Modern Art, e Cara Manes, Associate Curator, Department of Painting and Sculpture, The Museum of Modern Art, New York. La mostra presso la Fondation Beyeler è stata curata in collaborazione con Theodora Vischer, Chief Curator.

Per il generoso sostegno alla mostra si ringraziano:

Hansjörg Wyss, Wyss Foundation

Thomas und Doris Ammann Stiftung, Zurigo

Kenneth C. Griffin e Griffin Catalyst Patronesse della Fondation Beyeler

Michael Ringier (in memoria di Ellen Ringier)

Max Kohler Stiftung Novartis

Erica Stiftung HMSL Stiftung

FX e Natasha de Mallmann

nonché le numerose sostenitrici e i numerosi sostenitori privati che desiderano rimanere anonimi.

Il programma di mediazione artistica e l’ingresso gratuito per bambini e giovani fino ai 25 anni sono resi possibili grazie al gentile sostegno della Thomas und Doris Ammann Stiftung, Zurigo.

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