"Oltre la risacca" di Monica Urbinati: un giallo che porta il mare dentro la pagina

Non è facile esordire nel genere giallo con un romanzo che non si riduca al meccanismo puro dell'indagine.
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Monica Urbinati, avvocato e scrittrice pesarese al suo primo romanzo, ci riesce con una misura narrativa che sorprende e che lascia pensare a certi toni di Silvia Avallone, quella stessa capacità di radicare le storie in un paesaggio fisico preciso senza farne prigioniero il racconto. Alex Ventura è un'investigatrice privata che opera a Castro Marina, ironica e metodica, con una storia familiare che si intreccia progressivamente al caso che sta seguendo.

La scomparsa di Emma Rinaldi, insegnante di chimica ossessionata dalle irregolarità ambientali di una zona costiera del Salento, diventa nel corso del romanzo molto più di un semplice caso: è il filo che collega morti mai indagati, aziende chiuse per coprire e complicità di chi doveva proteggere e invece ha firmato.

"Oltre la risacca" ha una struttura a cipolla: più si scava più si trovano strati. Il caso di Emma, il passato del padre di Alex, poi Luca Giannetti, giovane operaio morto di "incidente" all'EcoSol, la cui storia introduce nel romanzo un livello di impegno civile che va ben oltre le convenzioni del genere.

Lo stile di Urbinati è chiaro, diretto, con qualche momento di prosa che sale di tono nei paesaggi e nella descrizione degli ambienti pugliesi. Il libro è costruito con un'onestà narrativa non comune agli esordi: non promette più di quello che dà e sa come tenere alta la tensione senza ricorrere a colpi di scena forzati. Un esordio convincente, da leggere anche per chi con il giallo ha un rapporto occasionale.

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Ufficio Stampa

Cristiano Romanelli
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