Parco Sculture Todini (I edizione) a TODI, frazione Collevalenza, a cura di Massimo Mattioli
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Matteo Attruia, VITE, 2026, installation view, Parco Sculture Todini, Todi. Foto Clikkami
Inaugurato sabato 23 maggio 2026 il Parco Sculture Todini, un progetto artistico a cura di Massimo Mattioli e realizzato con il sostegno della Fondazione Perugia e il contributo di Acciaierie Arvedi AST di Terni, con il patrocino del Comitato nazionale per la celebrazione dell'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi e del Comune di Todi.
All’inaugurazione hanno preso parte il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il Presidente del comitato nazionale Davide Rondoni, il sindaco di Todi Antonino Ruggiano, il vice presidente della Regione Tommaso Bori, gli artisti coinvolti e il curatore Massimo Mattioli. Presenti inoltre numerosi esponenti del mondo culturale, tra cui Claudio Strinati e Costantino D’Orazio, insieme a rappresentanti della stampa nazionale.
Questa prima edizione del Parco ha presentato due installazioni site-specific realizzate da Matteo
Attruia e Silvia Ranchicchio: primi interventi di un progetto destinato a crescere nel tempo,

accogliendo nuovi artisti e nuove opere in un dialogo continuo tra arte contemporanea, paesaggio
e territorio.
"L’arte – ha detto Luisa Todini affiancata dalla figlia Olimpia Josi Todini, ideatrice del Parco - come i nostri vini e la nostra terra, nasce dal tempo, dalla cura e dalla capacità di immaginare il futuro. Credo che l’arte contemporanea abbia la capacità di reinterpretare i luoghi e generare nuovi connessioni emotive".
VITE è il titolo dell’opera realizzata dell’artista Matteo Attruia Vite è’ l’articolo , sottinteso, a determinarne il significato: da una parte, la vite, pianta perenne (Vitis vinifera); dall’altra, il plurale del sostantivo Vita. Collocata all’ingresso della Tenuta, l’opera accoglie il visitatore e lo pone subito di fronte a un interrogativo. A cosa si riferisce quella parola? Alle vite o alle vite? L’ambiguità è il cuore stesso del lavoro. Entrambi i significati appartengono profondamente al luogo: la vite come elemento identitario del paesaggio e della cultura agricola del territorio; le vite come insieme di presenze, umane ed animali, che convivono e rendono possibile l’equilibrio di questo ecosistema. VITE è un’opera che riflette e restituisce ciò che la circonda, trasformando il paesaggio, le relazioni e la memoria del luogo in parte integrante del suo significato.
Silvia Ranchicchio realizza, appositamente per il Parco, Tempus Mirabilis, una scultura ambientale che dialoga con il paesaggio del Parco di Todini, a Collevalenza. Lunga circa tre metri è realizzata in acciaio lucido, con una forma fluida e ondulata che richiama il movimento della natura, il profilo delle colline e lo scorrere del tempo. L’artista ha immaginato la scultura come una presenza capace di inserirsi nel luogo senza imporsi, accogliendo ciò che la circonda. La superficie lucida riflette la luce, il cielo, l’erba e i colori delle stagioni, cambiando percezione a seconda del momento della giornata e della presenza delle persone. La scultura è orientata verso Todi: guarda la città e, allo stesso tempo, accompagna lo sguardo di chi si ferma verso il panorama. La sua forma può diventare seduta, punto di sosta e occasione di contemplazione, dove fermarsi, meditare, ascoltare il silenzio e osservare il tramonto. Tempus Mirabilis vuole creare un incontro tra arte, natura e presenza. È un’opera che nasce dalla ricerca dell’artista sul rapporto tra forma, energia e cambiamento, e dal desiderio di creare una presenza essenziale ma intensa, capace di invitare alla meraviglia davanti al tempo, alla luce e al paesaggio.
In occasione dell’inaugurazione l’artista greco Miltos Manetas ha presentato una performance di live painting ispirata alla fattoria didattica della tenuta, che accoglie animali provenienti da diverse parti del mondo. Un intervento che richiama simbolicamente la sensibilità francescana verso tutte le creature viventi e instaura un dialogo poetico tra arte, natura e convivenza, visto che questi animali vengono salvati e curati da situazioni di degrado.
Ad accogliere gli ospiti per la presentazione del progetto un’altra opera di Matteo Attruia (neon), dal titolo "Quisostare" del 2026, collocata nella barricaia della Cantina.
Ufficio Stampa
Giancarlo Garoia
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