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Arte e Cultura

Il Diavolo & l’Acqua Santa tra palco e scrittura: “Non è semplice” e l’energia dell’Espresso Petrol Tour

Con “Non è semplice” e l’avvio dell’Espresso Petrol Tour, Il Diavolo & l’Acqua Santa continuano a muoversi su quella linea sottile tra istinto live e costruzione musicale, mantenendo una forte identità tra palco e studio.
Roma, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

“Non è semplice” sembra avere una doppia anima: molto emotiva ma anche molto controllata. È stato più difficile scriverla o suonarla dal vivo?

È stato più difficile non rovinarla. “Non è semplice” è una di quelle canzoni in cui se spingi troppo diventa retorica, se stai troppo indietro non arriva. Doveva rimanere emotiva senza mettersi a piangere addosso, controllata senza diventare fredda. Scriverla è stato delicato, perché il rischio era spiegare troppo. A volte una canzone funziona proprio perché non dice tutto, perché lascia uno spazio vuoto dove chi ascolta può mettere qualcosa di suo. Suonarla dal vivo è un altro problema: devi portarla sul palco senza vestirla da pezzo “importante”. Le canzoni importanti, quando si accorgono di esserlo, diventano subito insopportabili. Per ora cerchiamo di trattarla con rispetto, ma senza guanti bianchi. È una canzone nostra, non una reliquia.

L’Espresso Petrol Tour nasce come qualcosa di molto visivo e fuori formato, penso alla “Musica dal barchino”. Quanto conta per voi sorprendere ancora il pubblico dopo così tanti concerti?

Conta molto, ma non nel senso di fare il numero da circo. Non ci interessa sorprendere il pubblico come quelli che entrano con i fuochi, il mantello e poi sotto non c’è niente. Dopo tanti concerti, il vero rischio è diventare efficienti. Sai cosa funziona, sai dove mettere le mani, sai come portare a casa la serata. È una fortuna, ma anche una trappola: se ti accontenti di funzionare, a un certo punto diventi arredamento musicale. “Musica dal barchino” è stata una piccola fuga da quella trappola. Suonare in mezzo all’acqua, in un contesto bellissimo e assurdo, con brani nostri e alcuni in anteprima, è stato un modo per rimetterci in una situazione fragile: non il solito palco, non la solita distanza, non la solita sicurezza. Sorprendere, per noi, significa anche sorprenderci. Se dopo oltre mille concerti non ti metti ogni tanto in una posizione scomoda, il pubblico lo sente prima ancora di te.

Nel vostro suono si sente sempre una forte matrice rock’n’roll, ma in questo nuovo materiale sembra esserci una maggiore attenzione agli arrangiamenti. Vi è mai capitato di sentirvi un po’ “trattenuti” rispetto alla vostra natura più istintiva?

Sì, ma ogni tanto essere trattenuti fa bene. Anche ai cani, figurarsi alle band. Noi veniamo da una dimensione molto fisica: palco, sudore, strumenti accesi, batteria che spinge, basso che deve tenere in piedi la baracca, chitarre, pianoforte, voci. Però questo disco chiedeva un’altra postura. Non potevamo entrarci dentro con gli scarponi pieni di fango. Gli arrangiamenti sono stati un modo per ascoltare meglio le canzoni, non per addomesticarle. A volte trattenere una parte, togliere un colpo, lasciare un vuoto, è molto più violento che riempire tutto. La nostra natura istintiva c’è ancora, solo che in certi brani non urla: sta seduta in fondo alla stanza e ti guarda male. Non ci interessa diventare eleganti per forza. Però non vogliamo nemmeno restare prigionieri dell’idea che Il Diavolo & l’Acqua Santa debba sempre fare casino, esplodere di energia e conquistare tutto a spallate. Quella cosa fa parte di noi, certo, ma non può diventare una gabbia. A volte la cosa più rock’n’roll è non urlare quando tutti si aspettano che tu lo faccia. È restare lì, più fermo, più nudo, e vedere se la canzone regge davvero senza travestirla da incendio.

Portare in tour brani come “Non è semplice”, così legati a una dimensione emotiva personale, cambia qualcosa nel modo in cui li vivete sera dopo sera? Oppure il palco li trasforma completamente?

Il palco trasforma tutto, perché cambia il mondo intorno e cambiamo anche noi. Una canzone scritta in un momento più intimo e fragile, quando finisce davanti alle persone, prende un’altra temperatura. Per tanto tempo siamo stati, e siamo ancora, una band da impatto: energia, festa, sudore, gente che canta, gente che balla, un treno in corsa. Quella cosa è vera, ci appartiene, e guai a togliercela. Però non c’è solo l’esigenza di esplodere. C’è anche l’esigenza di raccontare. Dietro la maschera della forza c’è sempre anche fragilità. Dietro un treno che corre c’è comunque pensiero, cura, stanchezza, affetti, legami veri. Il divertimento è necessario, soprattutto oggi. Ma lo sono altrettanto l’intimità, la cura personale e mentale, il bisogno di fermarsi ogni tanto e capire cosa stai portando addosso. “Non è semplice” sta lì. Non arriva per spegnere la festa, ma per ricordare che dentro la festa ci sono anche persone vere, non personaggi sempre accesi a comando. In questa tournée troverà il suo spazio nei momenti giusti, quando il palco e il pubblico glielo permetteranno. Se poi una sera quello spazio non c’è, va bene lo stesso: potete sempre ascoltarla in streaming, possibilmente non mentre fate finta di stare benissimo.

https://open.spotify.com/intl-it/artist/2wRmES0ngT9XDEhvHCt7Qm

Ufficio Stampa
Cristiano Romanelli
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