Produzione a picco e boom della CIG: il settore metalmeccanico è a pezzi, le preoccupazioni di Confintesa Metalmeccanici.

Il settore metalmeccanico italiano è in crisi. Produzione è calata in media del 4,3% rispetto allo stesso periodo del 2024
Comunicato Precedente

next
Comunicato Successivo

next


Il settore metalmeccanico italiano sta vivendo una crisi profonda. Secondo l’ultimo report di Federmeccanica, nei primi sei mesi del 2025 la produzione è calata in media del 4,3% rispetto allo stesso periodo del 2024—un dato peggiore del già negativo -2,8% registrato per l’industria nel suo complesso.


Parallelamente, è esploso l’uso della Cassa Integrazione Guadagni (CIG): le ore autorizzate nei metalmeccanici hanno raggiunto 174 milioni nel semestre, con un incremento del 35,4% rispetto allo scorso anno. Dazi, rincari energetici, costi delle materie prime e difficoltà nelle catene globali di approvvigionamento sono tra i principali fattori di questa emergenza economica.


Il secondo trimestre ha registrato una leggera ripresa congiunturale (+0,5%), dopo il +0,8% del primo trimestre, ma il dato tendenziale resta fortemente negativo.


Il portafoglio ordini è già in contrazione per circa il 24% delle imprese intervistate, e un altro 25% prevede una riduzione della produzione.


Le imprese indicano con preoccupazione che i dazi internazionali avranno impatti negativi, specialmente per l’export verso gli USA, che è già calato di oltre il 6% nei primi sei mesi del 2025.


Sulla situazione hanno preso la parola Alessio Minadeo e Valerio Arenare, rappresentanti di Confintesa Metalmeccanici, che denunciano un quadro drammatico e chiedono interventi immediati:
“Questa crisi non è più frenata, è una caduta libera: perdere produzione, vedere imprese fermarsi, lavoratori confinati in ferie forzate o CIG è un disastro per il tessuto industriale italiano.


Confintesa Metalmeccanici chiede che lo Stato intervenga subito con misure urgenti: sussidi mirati, tagli agli oneri energetici, semplificazione burocratica per le imprese, e soprattutto un piano nazionale per la rilettura dei dazi che penalizzano i piccoli produttori.


Se non agiamo ora, rischiamo di perdere competenze, stabilità occupazionale, e di consegnare pezzi dell’economia ai paesi con costi di produzione più bassi. Non è solo questione di numeri: è questione di futuro per chi lavora nel metalmeccanico e per l’intera industria italiana.”


Il rischio che il settore metalmeccanico diventi ancora più fragile è concreto. Se non ci saranno risposte strutturali da parte del governo e delle istituzioni nazionali e regionali, ciò che si prospetta è un’industria ridotta, decisa da mercati, dazi ed energia, piuttosto che guidata dall’innovazione e dal lavoro degli operai.


Confintesa Metalmeccanici lancia l’allarme: non basta preoccupazione, servono azioni immediate per evitare che la crisi diventi irreversibile.

Ufficio Stampa

Marco Bangalli
 APS (Leggi tutti i comunicati)
Italia

;