Al Teatro DUSE di Bologna "Il Birraio di Preston" di Andrea Camilleri, regia di Giuseppe Dipasquale. Una produzione Marche Teatro, Teatro Al Massimo di Palermo, Teatro di Roma
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Al Teatro DUSE di Bologna "IL BIRRAIO DI PRESTON" con la regia di Giuseppe Dipasquale, dal testo di Andrea Camilleri, a cento anni dalla sua nascita.
Con "IL BIRRAIO DI PRESTON" Camilleri ci mostra una Sicilia specchio dell’Italia che è e che sarà
Il birraio di Preston è più di un racconto: è un affresco. Una metafora della Sicilia e dell’Italia, della loro memoria, delle loro contraddizioni. Una storia che, pur ambientata nel passato, parla in modo urgente e ironico al presente.
Camilleri stesso ci invita a leggere quest’opera con distacco e consapevolezza, cioè con amore:
L' amore per il teatro, la sua prima e costante vocazione. Un amore nato nel 1949, che non lo ha mai abbandonato: “Il movente fu un sentimento tipico di certa gioventù inquieta, tra la noia e la curiosità”, scrive Camilleri.
Perchè è stata proprio la curiosità linguistica, più che la ricerca della scena, ad attirarlo tra le quinte. Un cammino che lo ha portato a dirigere oltre cento spettacoli, sperimentando testi e forme, prima di tornare a sé stesso come drammaturgo.
Perchè la sua Sicilia è " un’altra Sicilia. Quella che s’annida nelle pieghe dei vicoli, tra l’odore di cipolla fritta e il silenzio pieno dei pomeriggi d’agosto. Una Sicilia più profonda, autentica, fatta di dialetto, di cucina “col cuore”, di ombre e di luce, di ironia e di malinconia. Una terra che ride mentre piange, che ti abbraccia con le spine. È la Sicilia che vibra in ogni pagina scritta da Camilleri, l’anima pulsante di tutta la sua opera" (Olga Asero).
In scena, l'attenta regia di Giuseppe Dipasquale, Direttore di Marche Teatro, conduce con grande attenzione i vari momenti di uno spettacolo che non ha soste, guidando con cura e amore personaggi che Edoardo Siravo, Federica De Benedittis, Mimmo Mignemi e tutta la compagnia vivono totalmente e ci offrono nella loro realtà.
E, assieme, ci offrono la bellezza della parola siciliana, non come una semplice coloritura ma come strumenti per raccontare la verità, nella sua durezza. cioè nella realtà.
“Questa Sicilia oggi può senza timore ricominciare a parlare di se stessa con la necessaria ironia e distacco”. Perché è proprio attraverso lo sguardo lucido e affettuoso sui propri vizi e virtù che una società può davvero guardare avanti. rende determinante quello che possiamo definire, con rispettosa attenzione come "l’eterna vacuità dell’azione siciliana", che spesso si traduce in un esasperato e futile dispendio di energie, è la metafora più evidente dello spettacolo. In un esempio sublime e divertito di narrazione dei caratteri, la Sicilia, il suo mondo e i suoi personaggi vengono ammantati da una luce solare, vivida di colori e ricca di sfumature.
In questa Europa ed in questo mondo che oggi vivono tragedie e grandi inceretezze per il futuro, la Sicilia di Camilleri/Dipasquale e quelle parole spalancano spazi, mondi, che sono carezze, pugni, memorie, ma pure segnali di futuro.
Con Vigàta, Camilleri non ha solo inventato una città: ha regalato al mondo un frammento della sua anima. Vigàta non è una città, è un incantesimo. un crocevia di lingue, storie e popoli. Un laboratorio umano, storico e linguistico.

Marche Teatro, Teatro Al Massimo di Palermo, Teatro di Roma
Edoardo Siravo, Federica De Benedittis, Mimmo Mignemi
tratto dal romanzo di Andrea Camilleri
pubblicato da Sellerio editore
riduzione teatrale di Andrea Camilleri, Giuseppe Dipasquale
regia di Giuseppe Dipasquale
e con, (in o.a.) Gabriella Casali, Pietro Casano, Luciano Fioretto, Federica Gurrieri, Paolo La Bruna, Zelia Pelecani Catalano, Valerio Santi, Vincenzo Volo
costumi ripresi da Stefania Cempini, Fabrizio Buttiglieri
da un’idea di Gemma Spina
foto di scena di Tommaso Le Pera
Ufficio Stampa
Giancarlo Garoia
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