Comunicati Stampa
Fiere ed Eventi

Salone Auto Francoforte 2011

Anche quest’anno intervistiamo Jacopo Bargellini Design Manager, Giornalista e docente all’Istituto Europeo di Design di ritorno dal Salone dell’Auto di Francoforte
Roma, (informazione.news - comunicati stampa - fiere ed eventi)

Jacopo quali sono state le tue impressioni?

Intanto direi che il Salone di Francoforte è per tradizione meno incline al design di quello di Ginevra, nel senso che più che ai carrozzieri ed alle novità stravaganti è dedicato piuttosto alla serie.
Detto ciò, specialmente dai grandi, era lecito aspettarsi di più.

Cosa vuoi dire?

Beh, inizierei subito dai lati negativi, per sottolineare quelli positivi, comunque presenti, in seguito
Posto che il mio interesse è nel design, e le mie valutazioni si basano dunque non sulla strategia commerciale della casa ma sui valori espressi dal Brand, di cui il Design è la parte più visibile, sono rimasto deluso da operazioni inutili come quella della nuova Panda, presentata in anteprima mondiale ma con uno stand completamente deserto in quanto è obiettivamente una macchina inguardabile, assai più brutta della precedente.
La FIAT aveva promesso moltissimo con il “caso 500”, ma purtroppo sembra essere rimasto un fatto isolato.
Sulla Lancia mi sono già espresso, il marchio è stato massacrato e ora non è più un problema produttivo e di quantità di modelli, ma piuttosto un problema di Brand Management che, mi sembra, nessuno ha ancora affrontato.
Ma arrivo al punto, che mi duole assai: la Maserati Kubang è uno dei SUV più brutti che abbia mai visto, ed è pure arrivata sul mercato in ritardo di qualche anno.
Mi chiedo: non si poteva fare di meglio?
Una qualsiasi coreana è più interessante, tanto valeva comprare un modello di altri e metterci sopra il marchio.
La figura a mio parere è meschina.

Alla Porsche tanto hanno detto, tanto hanno fatto per far tornare tondi i fari anteriori, che la nuova 911 li ha ovali.
Qualcuno ha provato a mettere accanto il nuovo Beetle, pessimo, con la nuova 911?
Non è possibile e non è giusto che si assomiglino così tanto.

Passiamo all’Audi, della cui produzione sono peraltro entusiasta.
Era necessario recuperare la A2?
E se proprio bisognava farlo, bisognava darle questo aspetto di furgonetta “di sicurezza” tipo gli esperimenti sull’auto sicura di Pininfarina degli anni 80?
Un’auto che nasce così non solo è già vecchia, ma non condivide con gli altri modelli proprio niente, né nel corpo né nell’anima.

La nuova BMW serie 1 : ad un’auto con una spiccata personalità si va ad applicare un frontale grosso e pesante stile serie 5
Ma perché?
Ecco, sarà un momento di crisi, ma non è buttando sul mercato modelli pasticciati o restyling senza senso che si può far progredire il mercato , anzi, si è colpevoli di aver annacquato quella ricerca stilistica che per anni ha caratterizzato proprio i leader di mercato

Orientamenti particolari del Salone?

Certo, un po’ di ecologia, un po’ di verde, un po’ di azzurro, per esempio la bellissima BMW I 8 elettrica, già vista a Ginevra sotto un altro nome, ma soprattutto mi ha colpito la scelta demagogica di Audi, Volkswagen ed altri di presentare dei siluri a ruote scoperte , mono o bisposto tipo la messerschmitt di buona memoria , spacciandole per la perfetta auto da città del futuro.
Basta misurare l’impronta a terra rispetto al numero di occupanti per capire immediatamente che è senz’altro meglio uno scooter coperto come l’Adiva e che chi ne scrive bene o è ignorante della materia o è in malafede.

Ecco, una domanda che mi sono fatto per molta parte del Salone di Francoforte quest’anno è stata proprio: MA PERCHE’?
Ma non credo esista una risposta valida.

Qualcosa di positivo ?
Naturalmente, a partire dalla bellezza straordinaria dello stand AUDI, una tecno grotta Bio-Tech che conteneva al suo interno una pista dove si poteva provare l’emozione di alcuni giri su vari modelli
A me è toccata una TTs e devo proprio dire che non mi posso lamentare di come sia andata.

Poi le auto, dalla Ferrari 458 Italia spider, più bella aperta che chiusa, alla Alfa Romeo 4C, già vista a Ginevra ma qui vestita di metallo liquido, veramente sorprendente , al “furgone” TUBIK di Citroen , una casa che da tempo ha smesso di fare solo design e si è orientata, con grande acume, al lifestyle, per cui i suoi concept non interpretano semplicemente un codice formale ma soddisfano le esigenze dei nuovi stili di vita.
Anche alla Peugeot, dopo anni di eccessi nel design di cui si spera che la RCZ sia l’ultima rappresentante, è cambiata la musica e lo si è visto con l’interessante HX1, una monovolume crossover con ali di gabbiano molto elegante e fine, sia da chiusa che da aperta , quando sembra una architettura di Frank Gehry.

E poi la Range Rover DC 100 Sport, gialla e aggressiva, la nuova Jaguar CX6 veramente elegante e capace di non far rimpiangere la XK, la Aston Martin One 77, un macchinone profilatissimo presentato in un marrone anni 70, che forse non era proprio il suo colore giusto, oppure, cambiando scala, la Volkswagen UP, nelle sue varianti tra cui la Buggy, veramente evocativa e vagamente somigliante alla Porsche 914.

Ma poi , passatemi, proprio là dove uno pensa di trovare chissà cosa, proprio in mezzo a modelli di sogno come la SLS AMG Roadster, proprio in Germania, proprio a casa sua, La Mercedes presenta la F 125 che invece di anticipare il futuro ci porta indietro in un retrò- retrò che francamente non va più, quello stesso che ispirò ad esempio la Thesis, e che , tristemente, fa assomigliare questa Mercedes ad una specie di super Dauphine , con il cuore che parteggia per l’originale francese invece che per questo clamoroso errore da licenziamento immediato dei designers.

Se proprio retrò deve essere allora che sia RetròFuture come quello, spavaldo ed a ragione , della Cadillac CIEL, un macchinone di sei metri di una inutilità bellissima, un’auto superflua di cui si sente assolutamente il bisogno, un’americanata encomiabile.
La coerenza della linea, la cura dei particolari, la scelta dei colori, la finezza degli accostamenti, la purezza dei dettagli fanno di questa Cadillac CIEL, un nome che normalmente significa solo lusso pacchiano, la vera Regina della Festa.

Se gli italiani hanno comprato gli americani mettendo sul mercato col marchio Fiat e Lancia brutte macchine americane , gli americani si vendicano presentando modelli dal design raffinatissimo, magari disegnati in Europa.
Io comincerei seriamente a preoccuparmi.
Ufficio Stampa
marco molari
 trendsetting (Leggi tutti i comunicati)
via della camilluccia
00100 roma (Roma) Italia
marco-molari@libero.it