Il custode della lingua SARDA che guarda al futuro
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Ci sono scrittori che usano la lingua come uno strumento e altri che la scelgono come una patria, Giuseppe Corongiu appartiene, senza dubbio, a questa seconda categoria; uomo d’altri tempi per lo spessore intellettuale, dotato di un carisma frizzante, moderno e pungente al punto giusto, Corongiu ha fatto della scrittura in totale lingua sarda non solo una scelta estetica, ma un atto di fiera resistenza culturale e identitaria.
Nato a Laconi (OR) nel 1965 e ormai cagliaritano d’adozione, Corongiu non è semplicemente un autore; è una delle anime più attive e autorevoli del movimento linguistico isolano. Il suo amore sviscerato per la propria terra si traduce in una produzione letteraria e saggistica rigorosa, che rifiuta il folklore nostalgico per abbracciare la modernità. La sua traiettoria professionale racconta di un impegno a tutto campo, dirigente della Pubblica Amministrazione, giornalista e traduttore, Corongiu ha tradotto la sua passione in azione politica concreta, guidando le politiche linguistiche regionali dal 2004 al 2014.

Un decennio in cui ha lottato per dare dignità istituzionale alle minoranze linguistiche, firmando numerosi studi e saggi teorici; ma è nella narrativa che la sua visione della Sardegna si fa carne e parola. Dopo il successo di "Metropolitania e Àteros contos tòpicos, Distópicos e Utopicos" (2019), l'autore si confronta nuovamente con la pagina scritta, dimostrando come il sardo sia una lingua viva, duttile, capace d’esplorare non solo il passato, ma anche i territori dell'utopia e della distopia geopolitica; ciò che rende la figura di Corongiu così centrale nel panorama culturale odierno è la sua capacità di evitare i cliché della sterile celebrazione del passato.
La sua penna è ironica, acuta, a tratti sentimentale; nei suoi libri scritti interamente in sardo, l'isola non è un fondale da cartolina, ma un microcosmo universale attraverso cui leggere il mondo contemporaneo. In un’epoca di omologazione globale, la voce di Giuseppe Corongiu ci ricorda che proteggere una lingua significa, prima di tutto, continuare a usarla per raccontare storie nuove. Una sfida che l'autore laconese continua a vincere, pagina dopo pagina, con l'eleganza dei tempi andati e la forza d'urto di un intellettuale del futuro.
Ufficio Stampa
Michela Minini
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