Il Mezzosoprano internazionale Elena Bresciani Ospite d’onore per la Lirica al Concorso Premio Bruno Bottiroli
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Elena, che brani hai scelto per questa importante data?
In primo luogo desidero ringraziare per questo invito Mabel Zarate e il baritono Marzio Giossi, caro amico e collega da circa trent’anni.
Ho ricevuto una loro telefonata dove mi è stato chiesto di esibirmi come ospite d’onore della categoria lirica.
Sono onorata e sento una grande responsabilità.
Porto al Teatro di Alfonsine, in provincia di Ravenna, ciò che mi identifica di più: il repertorio del primo Novecento italiano. Porto me stessa. Vent’anni fa avrei cantato Habanera dalla Carmen solo per compiacere il pubblico; oggi il progetto è raccontare la mia verità artistica sul palco, facendo entrare il pubblico in punta di piedi in questo repertorio meno conosciuto e meno frequentato che rappresenta chi sono musicalmente.
Come aria d’opera ho scelto “Acerba voluttà” da Adriana Lecouvreur di Cilea e per il repertorio vocale da camera eseguirò per la prima volta “Nebbie” di Ottorino Respighi, un capolavoro assoluto, su testo della grande poetessa Ada Negri, è un brano che ho inserito quest’anno nel mio repertorio concertistico. Datato 1906. Sono nel mio clima emotivo preferito: quello che va dal tardo romanticismo al pieno Novecento.
È un’aria vocale da camera sublime, piena di spirito decadente, la scrittura di Ada Negri suggestiva ed onomatopeica ricorda il D’Annunzio delle “Quattro canzoni d’Amaranta” e mi costringe - dunque - a lavorare sul fraseggio e sull’interpretazione; un’atmosfera intrisa di senso di morte, echi di suicidio, musica da film, ritmo martellato come il tempo che passa, un tactus, un pendolo o una scadenza ineluttabile… tutto nel sapiente gioco fra il ritmo e il fraseggio la costruzione di questo tableaux drammaturgico, teatralissimo.
Cosa c’è dietro alla selezione di un repertorio musicale?
Il timbro, le caratteristiche della voce, assecondo sempre la mia natura, ci sono repertori adatti a determinate voci.
Sono sempre stata additata come cantante eclettica, perché ho dato vita, grazie ad una tecnica affilata a 400 anni di repertorio; però la mia natura vocale è romantico-decadente e porto in me la modernità, sono un’anima nata nel Novecento… anche il mio mood lo è, ho frequentato tantissimo questi repertori, qui l’aderenza allo stile è perfetta per il mio strumento. Posso fraseggiare, declamare, inventare nuovi colori, frequentare testi di grandi poeti, respirare con anelito, lavorare in duo a stretto contatto con l’idea del pianista.
Sono considerata una specialista del repertorio del Novecento, avendo cantato a lungo autori come Casella, Respighi, Gavazzeni, Martucci, Messiaen, Britten, Barber, Giordano, Alfano, Weill, Tosti, Mascagni, Villa Lobos, Fano, Morricone, Bianchera, Di Giandomenico, Berio, Ghisleri, Beretta, Poulenc, Mancini, Gershwin, Arlen e molti altri; ho persino riarrangiato De André ed i Beatles. Mi sento “a casa” cantando Respighi e Cilea.
Dietro al repertorio ci sono io, c’è la mia anima, il mio gusto musicale, il mio strumento.

So che per te riabbracciare il Maestro Dragan Babic, che non vedi da prima della pandemia, sarà un momento di grande gioia, vero?
Assolutamente sì, è un Artista straordinario e lavoro con gioia con lui. Ci siamo già sentiti per telefono e le vibes erano come sempre splendide.
È stato il mio pianista prediletto in Emilia Romagna per tanto tempo e mi ha accompagnata anche nel corso di una masterclass che ho tenuto a Ferrara. Abbiamo una perfetta sintonia insieme. Un amico-musicista.
Ci racconti qualcosa di più del lavoro svolto dalla Giuria?
La news è che entrerò anch’io in Giuria dal primo giugno, me lo ha chiesto proprio settimana scorsa il baritono Marzio Giossi, presidente della commissione.
Lavorare con lui è sinonimo di serietà, competenza, valorizzazione del talento.
Si cercheranno giovani voci ben formate artisticamente con repertori coerenti alla vocalità, ottima musicalità, adduzione cordale corretta e non lassa, come talvolta si sente.
Prima di essere cantanti siamo melomani appassionati ed abbiamo dedicato la vita al canto, Marzio Giossi festeggia quest’anno 40 anni di carriera, io solo 26, lo considero un fratello maggiore nella lirica, quindi, quando sono in commissione con lui il confronto è sempre costruttivo, si lavora bene, in armonia.
C’è tanto amore in questo concorso organizzato da Mabel Zarate per onorare la memoria di suo figlio Bruno. Credi che i giovani che parteciperanno saranno in grado di coglierne lo spirito giusto, oltre all’opportunità artistica che viene loro offerta?
Conoscendo personalmente Mabel dico: senza ombra di dubbio i giovani si sentiranno accolti, amati, ascoltati con premura e dovizia in un ambiente onesto, meritocratico, privo di raccomandazioni. È una madre, il modo in cui concepisce il concorso è “materno, protettivo, pulito”.
Chiudiamo, allora, con un augurio ai nuovi talenti e a voi addetti ai lavori, che mettete ogni giorno un rinnovato entusiasmo in quello che fate.
Grazie di cuore per lo spazio che mi avete dato permettendomi di raccontare il mio amore per il canto e per le giovani generazioni di artisti.
Ufficio Stampa
Francesca Ghezzani
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