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Salone di Ginevra 2013

Come ogni anno intervistiamo Jacopo Bargellini, Consulente, Docente di Design Management all’Istituto Europeo di Design di Milano, giornalista ed esperto di tendenze, al suo ritorno dal Salone di Ginevra 2013
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Jacopo quali tendenze quest’anno a Ginevra?

Anzitutto direi che la questione green è per fortuna diventata una commodity, non più mostrata come fiore all’occhiello in se ma integrata in tipologie innovative, e penso soprattutto alla Toyota I-Road, uno scooter elettrico carrozzato con tre ruote di cui le due anteriori basculanti e la posteriore sterzante.
Silenziosissimo, performante, agilissimo, vederlo sfrecciare nella gimkana appositamente allestita nello stand Toyota mi ha molto colpito.
Ma Ginevra è soprattutto stupore vero, design emozionale, e la Lexus LF-LC ibrida era una certezza: ecologica si, ma quello che conta è la linea mozzafiato, con un blu elettrico sensuale e ammaliante, dettagli in metallo cromato quasi liquido, ogni particolare studiato come un gioiello, una linea superba di infinita eleganza.

Ginevra è anche serie, ma se devo essere sincero tra i marchi dedicati alla serie la Renault da un punto di vista del design era abbastanza deludente, alla Peugeot la 208 GTI non aveva niente di paragonabile all’emozione che scaturiva un tempo alla sola vista della 205GTI, alla Fiat niente di Nuovo, la Lancia era in secondo piano, la Hyundai priva di novità, insomma, la “classe media” sta sparendo, perché Ginevra era un tripudio di supercar o di soluzioni mini.
Unica eccezione la Kia, tra i pochi visionari in classe media con il prototipo Provo, quasi una dichiarazione : io ci provo.
In misura meno innovativa ma molto pragmatica bene anche la Opel, che presentava l’anti mini ADAM, appunto una piccolina ,riuscita su tutta la linea.

Degna dell’eleganza di James Bond la Rolls Royce Wraith, retrò-modern bicolore con un’esplosione di cavalli e linea fastback , scelta ardita ma riuscita laddove la Bentley fa esattamente il contrario e aggiunge, sbagliando, un volume alla Continental che diventa Flying Spur e nonostante i cavalli si siede.
Quello del volume in più o in meno, anzi del mezzo volume è un problema serio che si sono posti in molti tra cui la BMW che continua sulla strada aperta dalla 5 Gran Tourismo, che definire sgraziata è essere gentile, e persevera nel danno con la serie 3.
Signori con le code non andate proprio d’accordo, eppure la coda della 6 doveva avervi insegnato qualcosa.
Allora meglio all’Audi, saranno tutte uguali ma sono capolavori di equilibrio, di bilanciamento dei volumi, tengono meglio negli anni perché meno volute, meno teatrali anche se con qualche caduta di stile come la serie 3 cabrio, una Golf travestita da sera.
In casa Volkswagen la versione cabrio dell’inspiegabile restyling del maggiolino che perde la linea disegnata per assumerne una, ma ormai è tardi, stile Grease.
Accanto c’è la Subaru, ormai latitante nel design, ma mi soffermo su una “spider 4 posti”, un senso di già visto, ahimé, è il clone della Toyota GT 86.
L’economia di scala va bene sui modelli di grande tiratura, ma quando uno la vede sulla nicchia, viene voglia di nicchiare, è come se la Mazda mx5 avesse un suo clone in casa Suzuki.
Insomma ho visto tanti pasticci, ma soprattutto legati al Brand.
Dove è finita la Lancia?
Che ci fa un magnifico Bolide di nome Onix, nero opaco e ottone lucido alla Peugeot?
Perché la Jaguar F Type e l’Alfa Romeo 4C, due auto dalla linea entusiasmante hanno degli interni così tristi?
Perché alla Honda è rimasta di interessante solo la NSX?
Perché Bertone massacra due Aston Martin?
Perché la Pininfarina Sergio perde il parabrezza in favore di un effetto Venturi stile Sbarro?
Meno male che c’è Giugiaro con la Parcour, un nome un programma per un’auto che sembra un incrocio tra la Pontiac Trans Am del telefilm KITT ed una dune buggy; contemporanea come lo può essere solo un’auto di fine anni ’70 primi ’80 che non è retrò ma è deja vu.

Chi è Regina della Fiera?

Sarebbe scontato dire “La Ferrari”, opinabile “nome proprio” di un modello affascinante ma troppo giocato sulle forme per essere una vera Ferrari, quasi un prototipo di Gran Turismo 5 messo su strada.
Vogliamo il troppo?
Allora la palma va alla Lamborghini Veneno, di più non si può, solo tre esemplari, 3 milioni l’uno, spesi benissimo: sorpassando batman lo umilieremmo.
Ufficio Stampa
marco molari
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