Democrazia negata alle elezioni in Umbria, l'intervista ad Antonello De Pierro
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Nel complesso scacchiere della politica italiana, la vicenda dell'Italia dei Diritti-De Pierro rappresenta un "case study" di rara rilevanza giuridica e istituzionale. Al centro del dibattito, il leader del movimento, Antonello De Pierro, analizza con lucidità il paradosso di una forza politica che, pur raccogliendo successi elettorali crescenti tra Lazio e Campania, si è vista preclusa la partecipazione in Umbria, alle elezioni politiche, nel 2022 a causa di quella che appare come una singolare quanto decisiva svista burocratica.
In questa conversazione, De Pierro ripercorre le tappe di un'esclusione che definisce una "perdita di chance" senza precedenti, esplorando il confine tra l'errore procedurale e la tutela del diritto all'elettorato passivo, in una regione che lo ha visto protagonista di storiche battaglie civili fin dal 2014.
Presidente De Pierro, torniamo a quel settembre 2022. Una data che per l’Italia dei Diritti-De Pierro non rappresenta solo una scadenza elettorale, ma una questione di principio ancora aperta. Cosa accadde realmente in Umbria?
Accadde quello che potremmo definire un cortocircuito procedurale dai risvolti amarissimi. Mentre nel Lazio la macchina burocratica aveva rispettato i canoni del perfezionamento notificatorio, permettendoci di lottare nelle sedi opportune, in Umbria si è verificata una svista che ha cambiato il corso degli eventi. Non abbiamo ricevuto alcuna notifica ufficiale di ricusazione. Abbiamo appreso della nostra esclusione dai giornali, una circostanza che ci ha posti in una condizione di assoluta impotenza. Senza un atto formale tra le mani, è stato tecnicamente impossibile incardinare un ricorso nei tempi ristrettissimi previsti dalla legge elettorale. È mancato l'anello di congiunzione tra l'amministrazione e il cittadino, e quel silenzio è diventato una barriera insormontabile.
Lei parla di una lesione del contraddittorio. Eppure, in ambito elettorale, la rapidità spesso sacrifica la forma. Qual è il peso specifico di questa omissione?
Il punto è proprio questo: la rapidità non può e non deve mai trasmutarsi in negazione del diritto di difesa. Entriamo nel tecnico: il procedimento elettorale è una sequenza di atti che devono essere certi. Se la mancata notifica, che vogliamo ritenere frutto di un errore materiale o di un’omissione involontaria degli uffici, impedisce al soggetto interessato di controdedurre, si rompe l'equilibrio della democrazia partecipativa. La nostra non è un'accusa alle istituzioni, ma la constatazione di un danno subito: senza la notifica, l'Italia dei Diritti-De Pierro è stata privata della possibilità di spiegare le proprie ragioni davanti a un collegio giudicante.
Entriamo nel merito della "perdita di chance". Quali erano le caratteristiche della vostra lista in Umbria?
Schieravamo una squadra di altissimo profilo istituzionale, composta da cittadini che in Umbria risiedono, lavorano e hanno le proprie radici. Parliamo di amministratori che al momento del voto erano già consiglieri comunali nel Lazio e che oggi sono stati eletti in un comune della Campania. Questa "trasversalità" del consenso è la prova provata che il movimento esprime una classe dirigente solida, capace di vincere sfide reali. Impedire a questi amministratori, residenti storici in Umbria, di correre nella propria terra a causa di un disguido notificatorio ha sottratto agli elettori umbri una proposta politica competitiva, specialmente nei collegi uninominali dove il peso della persona e la conoscenza del territorio sono determinanti.
L’Umbria sembra essere un terreno di scontro quasi fatale per voi. Ricordiamo la campagna elettorale del 2015, tra sondaggi incoraggianti e il corteggiamento a Monica Bellucci...
Quella stagione dimostrò quanto l'Italia dei Diritti-De Pierro fosse percepita come una forza di rottura positiva. I sondaggi ci accreditavano di un 3%, una quota di tutto rispetto che testimoniava un interesse diffuso verso la nostra proposta. Anche se allora la soglia di sbarramento al 5% era un ostacolo complesso, la nostra presenza era costante nel dibattito pubblico. La proposta d candidatura a Monica Bellucci, diva legatissima alla sua terra, era il simbolo di un'Umbria che voleva uscire dai confini della politica di apparato. Se nel 2015 fummo noi a decidere di non partecipare, all'ultimo momento, per coerenza, nel 2022 l'esclusione è stata subita per un difetto di comunicazione che non ci ha permesso di difendere la nostra lista come facemmo nel Lazio.

A proposito del Lazio, lì il perfezionamento notificatorio vi permise di procedere. Perché la stessa procedura ha avuto esiti così diversi tra due regioni limitrofe?
È il quesito che ancora oggi ci tormenta. Un movimento nazionale dovrebbe poter contare su una uniformità di prassi burocratiche. Il fatto che un ufficio notifichi e l'altro no crea una disparità di trattamento inaccettabile. Nel Lazio abbiamo avuto modo di confrontarci con la legge; in Umbria, l'assenza di un atto ufficiale ha cristallizzato una situazione di esclusione senza possibilità di appello. È chiaro che, laddove avessimo potuto presentare ricorso anche in Umbria, riteniamo che le possibilità di riammissione sarebbero state elevate, considerando che le argomentazioni giuridiche che avevamo deciso di dedurre ci apparivano alquanto solide.
Lei vanta un seguito sui social network che spesso oscura quello dei leader dei partiti tradizionali. Questa forza comunicativa quanto ha influito sulla percezione del movimento?
La comunicazione digitale è la piazza del XXI secolo. I numeri che registriamo non sono vanità, ma lo specchio di un consenso reale che i cittadini ci tributano quotidianamente. Portare questa massa critica dentro il Parlamento avrebbe significato dare voce a migliaia di persone che non si riconoscono più nei partiti di governo o di opposizione. L'esclusione in Umbria ha tolto ai cittadini la possibilità di votare un leader che sentono vicino, un giornalista che parla la loro lingua. È una chance persa non solo per il movimento, ma per la pluralità del dibattito parlamentare.
Oggi l’Italia dei Diritti-De Pierro riscuote successi in Lazio e Campania. Come si concilia questo riscontro con la persistente amarezza per i fatti del 2022?
I successi nel Lazio e in Campania sono la prova che la nostra proposta è sana e vincente. Vedere i nostri quadri dirigenti confermati nelle istituzioni locali è la nostra medaglia al valore. Tuttavia, l'amarezza per l'Umbria resta perché tocca il principio della legalità elettorale. Un errore, per quanto involontario, non può produrre l'effetto di estromettere un intero movimento dalla competizione democratica. Non è una questione di poltrone, ma di rispetto per il corpo elettorale.
Quali sono le prossime mosse dell'Italia dei Diritti-De Pierro per sanare questo "vulnus" istituzionale?
Non intendiamo rassegnarci all'idea che un errore amministrativo possa diventare una sentenza inappellabile. Stiamo analizzando ogni profilo giuridico per far emergere la verità su quella mancata notifica. Il nostro obiettivo è far sì che casi del genere non si ripetano più e che venga riconosciuto il danno da perdita di chance subito dal movimento e dai suoi candidati. La democrazia vive di partecipazione e la partecipazione si nutre di regole trasparenti e notifiche certe. Noi continueremo a lavorare sul territorio, forti del consenso in Lazio e Campania, nonché in altri territori dove stiamo facendo registrare una rapida ascesa, ma non smetteremo mai di chiedere chiarezza su quella pagina di storia elettorale umbra.
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dario domenici
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