RASSEGNA STAMPA - COMUNICATO (seconda parte) “IL MITO” - Saga mitologica di Maria PACE

“IL MITO” -Saga mitologica di Maria PACE, presto sul mercato editoriale il terzo volume. “Semi-dei ed Eroi” è il titolo ; gli altri volumi: “Gli Dei delle Origini “ e “Gli Dei dell’Olimpo” sono già disponibili in rete. Saga che narra tutto questo: l’origine del Cosmo, gli Dei primigeni, la Creazione e gli Dei dell’Olimpo…Titani e Giganti… il fascino di Creature fantastiche oppure mostruosa… e gli Eroi. Segue l'ntervista all'autrice ed un brano tratto dal libro: "HERMES"
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INTERVISTA  dello scrittore Giuseppe Russo alla scrittrice Maria Pace

1- Cominciamo da una domanda molto classica, ma indiscutibilmente necessaria. Chi è Maria Pace?

- Sono una persona estroversa e sensibile; amante della lettura, scrittura e dell’arte in generale. Adoro viaggiare. Vengo dalla provincia di Potenza, trapiantata a Torino dove ho finito gli studi, mi sono sposata ed ho assecondato la mia passione per la scrittura. Ho lavorato sempre nell’ambito scolastico, soprattutto attraverso Laboratori Didattici supportati dai miei testi.

 2- Da dove nasce la passione per la storia dell’antico Egitto e dell’antica Roma e  della  Grecia? ?

-Quella per l’Egitto é nata che avevo solo undici anni e frequentavo la Prima Media. C’era un concorso letterario: il ritratto di una figura della storia o della mitologia. Proprio in quei giorni mi era capitato di leggere di una Regina egizia, di cui non sapevo nemmeno leggere il nome, che si vestiva come un maschio, si metteva la barba posticcia e la pelle di leone in spalla… Si trattava della famosa regina Hutsepsut… Feci il mio elaborato su di lei, vinsi il concorso e non mi staccai più dalla cultura egizia… La passione per Roma, Grecia, ecc… fu una conseguenza.


3-La storia è sempre un argomento molto difficile da trattare. Che risposte hai avuto nelle scuole e durante i tuoi seminari ?

-Sempre assai positive, anche grazie al mio approccio diverso a seconda dell’età degli scolari che avevo di fronte… ad esempio, nelle Scuole Elementari, parlavo anche di argomenti difficili, ma sempre con la formula: “C’era una volta…” e le domande arrivavano sempre. Inoltre, tutte le mie lezioni erano accompagnate da una visita guidata al Museo Egizio o all’Armeria Reale… dove, tutto quanto ascoltato nella lezione, diventava “cosa tangibile” e fisica. Con gli alunni delle Scuole Superiori l’approccio era un po’ diverso, ma non ero mai io a cominciare il discorso, pregavo loro di fare domande e la lezione diventava conversazione, dibattito, ecc… Inoltre, accompagnavo la lezione sempre con oggetti, diapositive, videi,ecc…

4-Una domanda davvero intima ora. Quale libro vorresti scrivere, ma ancor non l’hai fatto ? E perché ?

-In realtà l’ho scritto… anzi, sono due volumi, ma sono e credo che resteranno sempre nel cassetto… a meno che.... Si tratta di due volumi sulla Seconda Guerra Mondiale che, dopo aver scritto, cercando fonti nei libri, nei film, ecc… ho rimesso nel cassetto perché sentendo dal vivo esperienze personali di molti che quella guerra l’hanno vissuta, ho capito che le mie fonti non erano propriamente attendibili…Voglio dire che sono ancora in cerca della verità su tanti episodi di quel travagliato momento dell’umanità

 6-Prima di salutarci, che ne diresti di affascinare i nostri amici con un passo tratto dal tuo libro preferito? 

-E’ stata una scelta difficile, perché per uno scrittore i libri sono un po’ come figli. Ho scelto  HERMES, il Messaggero degli  Dei 

  Fra tutti gli  Immortali era sicuramente il più divertente e gradevole. Simpatico e gentile, non era per  nulla come gli  altri  Numi,  altezzosi e  prepotenti. Al contrario, era sempre  allegro, servizievole e garbato e piuttosto  burlone.

A ben pensarci, non  è che avesse tutta quell’aura divina di cui solitamente si ammantavano gli  Dei.

Simpatico e scanzonato, ci appare quasi umano e scopriamo che era anche imbroglione, ladro e bugiardo,  caratteristiche  assenti  negli altri Immortali, che, però,  lo  rendevano, per l’appunto, quasi  umano.

Quel che si dice  una simpatica canaglia!

Molto precoce, sconvolse  fin  dalla nascita l’ordine precostituito delle cose. Era appena nato, infatti, frutto di un’avventura di quel gaudente di Zeus con la ninfa Maia, quando dette inizio a quella che sarebbe ben  presto diventata la sua  “onesta” carriera di imbroglione e  ladro.

Maia lo mise al mondo sul monte  Cillene  e  lo  depose,  in fasce,  in  un  canestro; era lì solo da poche  ore, ed eccolo, appena  la Dea si  distrasse un momento, trasformarsi in  un bel  fanciullino,  saltar  fuori  della culla  e realizzare  la sua prima opera  geniale: uno strumento musicale  e  precisamente  la cetra.  Lo fece ricoprendo di pelle di  bue il  guscio di una tartaruga trovato sull’uscio di  casa,  a cui aggiunse due bracci e sette  corde fatte di  budella  di pecore e  con  questo partì in cerca di  avventure.

Giunto nella Pieria, la prima prodezza che gli venne in mente di compiere fu, nientemeno, che portar via cinquanta capi dalla magnifica mandria del fratellastro Apollo.

Per sviare da sé ogni sospetto, l’astuto, divino pargolo fabbricò babbucce di corteccia che legò agli zoccoli delle bestie in modo che le orme sul terreno apparissero invertite,  poi con il frutto della razzia tornò al  monte Cillene nei  cui  pressi   nascose  la mandria  dopo averne   ucciso e scuoiato  due capi ed  essersi saziato  con  il  profumo della loro  carne. Contento e  soddisfatto,  rientrò nella grotta di  sua madre Maia attraverso il buco  della  serratura e  tornò, con la massima disinvoltura ed ostentato  distacco ad  infilarsi nella culla;  ignorò  finanche  i rimbrotti della madre  che,  lungimirante,  gli prediceva  la collera di  Apollo.

 Questi, intanto, dopo essersi  spinto invano   alla ricerca  della mandria, da Occidente ad  Oriente e ad ogni  dove,  finì  per arrendersi e promettere una  ricompensa a chi gli avesse consegnato  il ladro. All’appello risposero il satiro  Sileno e  i suoi amici che  gli riferirono di aver visto Hermes alla  guida della mandria.

Infuriato,  Apollo raggiunse il monte  Cillene e  si  precipitò, nottetempo nella grotta di Maia svegliandola  e intimandole di ordinare al  discolo  suo figliolo di  restituirgli  il maltolto.

La dea  indicò  il piccolo nella culla  che  fingeva  di dormire  placidamente:

“Sei  assurdo con  le  tue accuse.” disse scuotendo il capo  e  lo invitò  a cercare altrove la  mandria.

 Apollo, però, aveva già visto le pelli delle due  giovenche che Hermes  aveva  messo ad  essiccare  e  spazientito, con  gesto  brusco  strappò  dalla  culla il terribile infante  e  lo portò con  sé sull’Olimpo al cospetto di  Zeus.

La scena che seguì fu davvero esilarante:  un Dio furente che accusava di furto un neonato che  “sgambettava” nella culla  recitando la commedia  dell’innocenza.

Zeus  scoppiò in una  sonora  risata;  gli  piaceva  l’arguzia di  quel precoce figliolo, ma,  in  fondo, un po’ gli dispiaceva la sua  attitudine al furto. Lo invitò, dunque,  a  discolparsi.

Era proprio  quello  che la piccola canaglia  aspettava, ma, questa volta Apollo non si  lasciò  confondere dalla scaltrezza  del  fratello  e lo stesso Zeus  finì  per  ordinare al piccolo ladro di  rendere il maltolto.

Hermes  capì che non gli  restava  altro che  ubbidire  e  rivolto ad Apollo:

“Vieni con  me  e  riavrai le tue  bestie.” disse.

Ignaro del nuovo, sia pur innocente imbroglio, Apollo lo seguì ed insieme  i due fratelli ritornarono alla grotta del Cillene  dove  il piccolo lestofante, con fare noncurante, salutò la madre, poi finse  di  rovistare  sotto una  pelle di  capra.

Apollo precipitò nella trappola del piccolo imbroglione  e

“Che  cosa nascondi là sotto?” domandò.

Hermes gli mostrò la cetra poi pizzicò le corde  di  quello strano oggetto  e  qualcosa di straordinario,  di meraviglioso accadde: un suono di magica armonia, di intensa musicalità invase l’ambiente e pervase lo spirito del Nume della Poesia. Completamente affascinato, Apollo non  esitò un  attimo a perdonare il piccolo lestofante che, sempre  suonando, lo condusse  fino  a Pilo  dove era nascosta  la  mandria e  gli fece  dono  della  cetra.

Conquistato,  ammansito dal suono di quello  strumento,  Apollo gli lasciò in  dono la mandria e gli  promise anche la sua amicizia e protezione, in verità, non fidandosi del tutto del  fratellino, gli  fece anche  giurare che mai più avrebbe  posto  le  sue  piccole mani  su  una sua  proprietà.

La genialità del piccolo Hermes, però, era inesauribile: raccolto un tronchetto di canne,  più tardi, mentre  la  mandria  pasco-lava pacifica   sotto  il suo sguardo vigile, ne ricavò un altro strumento musicale: uno  zufolo  da  pastore il cui  suono deli-ziò  a  tal  punto  Apollo da spingerlo  a proporre un  baratto:

“Se mi dai questa meraviglia, io in  cambio ti  darò il    bastone  dorato con cui raduno  il bestiame e  tu  diventerai il Dio dei pastori.”

Il piccolo Nume era troppo astuto per lasciarsi sfuggire una  nuova  occasione  e  così...  e  così,  si invita  chi  volesse   proseguire in  questa lettura.

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