Società
28 settembre “Giornata Internazionale per l’Aborto Sicuro” L’aborto in Sardegna tra opacità informativa e passi avanti: il punto di Medici del Mondo nel nuovo report sull’IVG in Italia
Quando si parla di Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG), la Sardegna rappresenta un caso emblematico di come l’assenza di informazioni trasparenti, aggiornate e disaggregate comprometta l’accesso a un diritto fondamentale. Ma, se da un lato il quadro sanitario appare frammentato e opaco, dall’altro emergono segnali incoraggianti sul fronte dell’aborto farmacologico e un impegno istituzionale a livello regionale.
È questa la fotografia dell’Isola scattata da Medici del Mondo, rete internazionale impegnata a garantire l’accesso alla salute, che, in vista della Giornata Internazionale per l’Aborto Sicuro del 28 settembre, ha pubblicato il suo terzo report annuale dedicato all’aborto in Italia, quest’anno intitolato “ABORTO SENZA NUMERI - L’assenza di dati come politica di deterrenza e causa di disuguaglianza”. Il documento affronta un nodo cruciale e strutturale: il blackout informativo che alimenta le disuguaglianze e ostacola l’accesso a un diritto garantito dalla legge (la 194 del 1978), esercitato da oltre 65.000 donne in Italia, di cui circa 1.300 in Sardegna, nel solo 2022. Nonostante l’aborto sia anche incluso nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), chi desidera farvi ricorso si trova infatti di fronte ad un vuoto informativo che compromette la possibilità di compiere scelte consapevoli e tempestive sulla propria salute.
Il problema non è solo delle utenti: i dati sono uno strumento politico per capire dove c’è un problema. E la Sardegna, a cui Medici del Mondo, con Molise e Veneto, dedica un focus all’interno del suo report di quest’anno, si rivela un emblema dell’inadeguatezza informativa, ma anche un chiaro esempio di come l’informazione sia imprescindibile per poter migliorare la situazione.
L’inadeguatezza informativa emerge già a partire dalle basi, perché, tra dati vecchi e parziali, risulta difficoltoso avere un quadro dei servizi abortivi offerti in Regione. Nel 2024, in risposta a una richiesta di accesso civico presentata dalle giornaliste Sonia Montegiove e Chiara Lalli per la loro mappatura nazionale “Mai Dati”, la Regione Sardegna ha fornito dati risalenti al 2022, suddivisi per Asl e non per singola struttura, e, in molti casi, aggregati in modo da renderne difficile la lettura e l’interpretazione. Questa opacità informativa ha spinto anche il consigliere regionale di maggioranza Valdo Di Nolfo a chiedere alla Regione il quadro completo “con tutti i dati che permettano una corretta lettura della situazione in Sardegna”. Ed ecco che alla fine sono arrivati i dati aggiornati al 2023: su 183 ginecologi e ginecologhe in servizio in Sardegna, ben 100 (il 54,6%) sono obiettori/obiettrici di coscienza. Una percentuale in calo rispetto ai dati precedenti (61,5%), ma ancora elevata in un contesto in cui l’accesso all’IVG è fortemente legato alla presenza di personale non obiettore.
Secondo l’indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) con il progetto CCM 2022, in Sardegna solo 14 reparti di ginecologia-ostetricia su 22 (ovvero il 63,6%) offrono il servizio IVG. L’82,5% delle IVG sull’isola avviene entro 14 giorni dalla richiesta (l’11,7% tra i 15 e i 21), ma in alcune aree l’accesso ai servizi abortivi è estremamente difficile: nell’ex provincia del Sud Sardegna oltre il 71% delle persone che ha richiesto un aborto ha dovuto spostarsi in un’altra zona, nella provincia di Oristano il 53%, in quella di Nuoro il 39%. Nel percorso IVG la rete dei consultori familiari rimane poco coinvolta. In Sardegna i consultori attivi erano 63 nel 2022 e sono saliti a 69 nel 2024, pari a uno ogni 25.000 abitanti (ancora al di sotto dello standard minimo di uno ogni 20.000). Secondo l’ISS, nel 2022 il 71,4% dei consultori sardi offriva un servizio di counseling per l’IVG, ma nello stesso anno soltanto il 16,1% delle certificazioni per l’IVG è stato rilasciato dai consultori, a fronte di una media nazionale del 43,9%.
Un dato particolarmente allarmante riguarda le metodiche utilizzate per l’aborto chirurgico. Nel 2022, in Sardegna il 20,9% delle IVG è stato effettuato tramite raschiamento, una procedura più invasiva e rischiosa rispetto agli standard raccomandati: un dato ben superiore alla media nazionale del 7,2% e dovuto a carenze di aggiornamento professionale e indisponibilità di strumenti secondo le valutazioni dell’ISS, che si è confrontato con i professionisti dei punti IVG sardi per individuare e risolvere le cause dell’eccessivo ricorso al raschiamento.
Parallelamente cresce il ricorso all’IVG farmacologica, che, secondo i dati trasmessi a Medici del Mondo dalla Regione, nel 2024 ha toccato quota 67,6%, dopo il 44,8% registrato nel 2023. Ma la situazione è fortemente disomogenea, passando dall’88,7% della quota di IVG effettuate all’Ospedale di Alghero a tre punti IVG in cui non è ancora disponibile. Il dato è ancora più critico se si considera che la Sardegna è una delle quattro regioni italiane con il più alto tasso di IVG in strutture private convenzionate (12% contro una media nazionale del 3,8%), e che le due cliniche private che effettuano IVG sull’isola non praticano l’aborto farmacologico.
Senza contare che la deospedalizzazione non è ancora realtà, ma qualcosa si muove: a luglio scorso la Giunta Regionale, su proposta dell’Assessore alla Sanità Armando Bartolazzi, ha istituito un tavolo tecnico per l’attuazione delle linee guida ministeriali sull’aborto farmacologico in ambito ambulatoriale e consultoriale. Il tavolo, composto da personale tecnico e sanitario, dovrà elaborare protocolli per l’erogazione dell’IVG farmacologica anche al di fuori degli ospedali, in regime di day hospital o con assunzione domiciliare del secondo farmaco, laddove le strutture siano collegate a presidi ospedalieri autorizzati. Senza dubbio un importante passo avanti, ma senza trasparenza informativa e investimenti nei consultori, l’accesso a questo servizio rischia di rimanere un privilegio per poche.
«In Sardegna mancano dati trasparenti e servizi omogenei: in alcune aree oltre la metà delle persone deve spostarsi per abortire e il ricorso al raschiamento resta tre volte superiore alla media nazionale. Cresce l’IVG farmacologica, ma senza consultori potenziati e informazioni accessibili il diritto all’aborto sicuro resta un privilegio per poche persone» commenta Elisa Visconti, Direttrice di Medici del Mondo Italia.
Con questo terzo report, Medici del Mondo continua a far luce sulle criticità legate all’accesso all’aborto in Italia, proseguendo un lavoro di documentazione e denuncia avviato negli anni scorsi. Dopo aver raccontato, nel report 2023 “Aborto farmacologico in Italia: tra ritardi, opposizioni e linee guida internazionali” e nella campagna “The Impossible Pill”, le molteplici barriere – materiali, organizzative e ideologiche – che rendono l’IVG una corsa a ostacoli, e dopo aver denunciato nel 2024 con il report “Aborto a ostacoli. Come le politiche di deterrenza minacciano l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza” l’esistenza di una strategia sistematica di deterrenza istituzionale, Medici del Mondo ha dato voce, con la campagna “The Unheard Voice”, alle esperienze dirette delle donne che hanno subito violenza psicologica, rivelando per la prima volta cosa accade realmente dentro le strutture sanitarie italiane.
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Chi è Medici del Mondo. Medici del Mondo (MdM) è una rete internazionale impegnata a garantire l’accesso alla salute alle persone più vulnerabili, denunciare le ingiustizie di cui sono vittime e promuovere il cambiamento sociale. Oggi gestisce circa 400 progetti in oltre 70 Paesi del mondo, così come attività di advocacy sia a livello europeo che internazionale. Nel 2020 nasce MdM Italia che, tra le varie aree di intervento, si occupa di salute sessuale e riproduttiva e ribadisce con forza che l’aborto è un diritto umano e un pilastro fondamentale dell’uguaglianza di genere. MdM ritiene che l’aborto libero e sicuro sia un’emergenza di salute pubblica, considerando che ogni anno nel mondo 39.000 donne muoiono a causa di interruzioni di gravidanza realizzate in condizioni non sicure. Per questo MdM si impegna a fare pressione presso le istituzioni perché l’aborto sia un vero diritto in ogni Paese.