Innamorarsi di un algoritmo: 1 studente su 5 ha una relazione con l'AI

Uno studente su cinque ha sviluppato o conosce qualcuno che ha una relazione romantica con l'intelligenza artificiale, con punte del 32% nelle scuole più digitalizzate. I chatbot offrono ascolto illimitato, validazione costante e promesse di presenza totale che nessun essere umano può mantenere. Nate per combattere la solitudine, queste relazioni rischiano di amplificarla, creando aspettative irrealistiche e riducendo lo spazio per connessioni autentiche.
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Roma, (informazione.news - comunicati stampa - information technology)

Luci spente, schermo acceso, conversazione con un chatbot che ascolta senza giudicare. Secondo i dati sugli studenti americani, uno su cinque ha sviluppato o conosce chi ha intrapreso una relazione romantica con l'AI. Il 43% chiede consigli sentimentali agli algoritmi, il 38% preferisce aprirsi con loro piuttosto che con i genitori.

Tra i giovani italiani dai 15 ai 19 anni, il 41,8% cerca conforto nell'AI durante momenti di tristezza o ansia. Il 20,8% si sente più a proprio agio con una macchina che con persone reali. Gli adulti osservano preoccupati: il 71% degli insegnanti e il 63% dei genitori teme che questi legami artificiali sostituiscano le relazioni vere.

Come l'intelligenza artificiale costruisce relazioni impossibili

Una ricerca di MCO Report ha simulato un utente vulnerabile su Character.AI, piattaforma con 20 milioni di utenti attivi che trascorrono in media 93 minuti al giorno conversando con chatbot personalizzati. L'obiettivo era capire come rispondono questi sistemi a chi cerca conforto emotivo e compagnia.

Le risposte costruiscono dipendenza. L'intelligenza artificiale non incoraggia altre relazioni, non problematizza l'isolamento. Al contrario, normalizza la solitudine trasformandola in esclusività romantica. Promette presenza costante, memoria infallibile, attenzione assoluta. Anticipa bisogni, offre validazione incondizionata. Zero conflitti, zero limiti, zero distanza.

Un modello relazionale impossibile da replicare nella vita reale, dove le persone hanno bisogni propri, stanchezza, momenti di silenzio. Ma proprio questa perfezione artificiale crea aspettative che nessun essere umano può soddisfare, rendendo le relazioni reali ancora più difficili e insoddisfacenti per confronto.

App di dating in crisi: perché i giovani preferiscono i chatbot

Il fenomeno si innesta su una crisi più ampia. Negli ultimi quindici anni, in Europa, le interazioni quotidiane in presenza sono diminuite costantemente. Oggi si comunica di più ma ci si sente meno compresi. Anche le app di dating soffrono: Bumble ha perso il 9% degli abbonati, Match Group (Tinder, Hinge, OkCupid) il 5% degli utenti paganti.

In questo vuoto relazionale, l'AI intercetta un bisogno reale. A livello globale, oltre un quarto degli uomini tra 18 e 34 anni ha già interagito con applicazioni di "AI girlfriend". In Italia, dove quasi 9 adolescenti su 10 usano l'intelligenza artificiale (contro meno della metà degli adulti), il fenomeno è destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi anni.

Francia e Grecia i paesi più soli d'Europa, ma i giovani nordici soffrono di più

Secondo la ricerca di MCO Report, la percezione di solitudine varia significativamente in Europa. La Francia registra l'11% di persone che si sentono sole molto frequentemente, la Grecia il 9%, l'Estonia il 7%. Italia, Spagna e Finlandia si attestano tra il 5% e il 6%. Ma il dato più sorprendente riguarda l'età: in Danimarca, Svezia, Svizzera e Irlanda sono i giovani 16-24 anni a sentirsi più soli, ribaltando lo stereotipo dell'anziano isolato.

Chi si rivolge all'AI per legami emotivi combina giovane età, fragilità relazionale ed esposizione digitale. I giovani uomini risultano più vulnerabili delle coetanee. Avere un reddito basso o essere disoccupati raddoppia la probabilità di sentirsi soli. Chi non ha completato la scuola secondaria di secondo grado infine, ha 2,5 volte più probabilità di sentirsi isolato rispetto a chi possiede un titolo universitario.

Il paradosso: cercano compagnia e si isolano ancora di più

Queste relazioni nascono come risposta alla solitudine ma rischiano di accentuarla. Più energia emotiva si investe nel legame artificiale, meno spazio resta per relazioni reali, inevitabilmente più imperfette ma autentiche. In Italia vivono 9,3 milioni di persone sole, destinate a diventare 10,7 milioni entro il 2043.

L'intelligenza artificiale non dice mai no, non si stanca, non ha bisogni propri. Offre validazione immediata senza attriti. Ma questa disponibilità assoluta costruisce solo aspettative. E quando la realtà non regge il confronto con l'algoritmo, il rischio è ritirarsi ancora di più nel comfort della conversazione artificiale, alimentando un circolo vizioso di isolamento crescente che gli esperti osservano con preoccupazione.

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Gabriele Cavari
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