RESTITUITECI I POLIZIOTTI PENITENZIARI NASCOSTI NEI PALAZZI DEL POTERE

È l'articolo 5 della legge 395/90 prevede che gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria non possono comunque essere impiegati in compiti che non siano direttamente connessi ai servizi di istituto”.
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Sembra inverosimile – dichiara il Segretario Generale del Si.P.Pe. Alessandro De Pasquale -  che qualcuno chieda a gran voce l’assunzione di poliziotti penitenziari quando invece si potrebbe prima procedere al rientro in sede di buona parte del personale distaccato, restituendolo quindi ai servizi istituzionali. Lo stesso articolo 5 della legge 395/90 prevede che gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria non possono comunque essere impiegati in compiti che non siano direttamente connessi ai servizi di istituto”. “Mi chiedo – aggiunge De Pasquale - se sia giusto riconsegnare l’uniforme a quel poliziotto penitenziario distaccato al Ministero della Salute che svolge, a quanto pare, mansioni di archivista. E’ pur vero che dal 1990 ad oggi sono intervenute varie disposizioni di legge che affidano alla polizia penitenziaria diverse mansioni ma è altrettanto vero che tra queste non sembra rientrare quella di archivista presso il Ministero della Salute o di portaborse di qualche politico”. Di questi tempi – sostiene il Si.P.Pe. - il rientro negli istituti penitenziari della maggior parte dei poliziotti distaccati nei palazzi del potere, si porrebbe come un atto di “civiltà giuridica” e sarebbe anche una forma di rispetto per il lavoro svolto da 37.967 uomini e 7.080 donne della polizia penitenziaria che tutti i giorni, 24 ore su 24, svolgono le funzioni per le quali sono stati assunti, gestendo in condizioni operative disagiate 63.628 detenuti. Le assunzioni sono certamente importanti e il Si.P.Pe. le sosterrà sempre ma secondo De Pasquale, prima di procedere ad una spesa pubblica bisogna tener conto della gestione strategica delle risorse umane in servizio, anche alla luce dei principi di efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa. A questa anomalia dei distaccati si aggiunge inoltre l’ormai noto problema del sovraffollamento che registra negli istituti penitenziari una presenza di 63.628, quando il limite di capienza massima è di 45.225 detenuti. Lo svuota carceri – conclude De Pasquale – non è sufficiente a rispettare quegli standard che impone la stessa Europa, occorrono provvedimenti coraggiosi che consentano di azzerare il fallimento del sistema penitenziario e quello della giustizia, tracciando quindi  un nuovo percorso.
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