La chiesa vanvitelliana di Santa Croce e San Prisco in San Prisco
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Nel mese di aprile del 2020 ho pubblicato sulla Rivista di Terra di Lavoro un nuovo articolo, già membro del Comitato di redazione e del Comitato scientifico della Rivista, sulla chiesa arcipretale di San Prisco e le prime note sull'attività dell'ingegnere napoletano Pietro Lionti, collaboratore di Carlo Vanvitelli e in almeno un'occasione anche di Luigi Vanvitelli.
Questo articolo ripercorre gli studi degli ultimi anni sulla chiesa arcipretale di San Prisco e il suo essere di gusto vanvitelliano per il legame dell’ingegnere napoletano Pietro Lionti con Carlo Vanvitelli e anche col padre Luigi. La seconda parte è dedicata all’attività, la famiglia di Pietro Lionti e ai suoi rapporti con Luigi Vanvitelli, Carlo Vanvitelli, Camillo Lionti (probabilmente fratello di Pietro o suo parente) e col marmoraro napoletano Antonio Di Lucca.
La chiesa di Santa Croce e San Prisco è stata attribuita per lungo tempo al celebre Luigi Vanvitelli o ad artisti della sua scuola, probabilmente per dare maggiore lustro e importanza alla città di San Prisco. Ovviamente questa attribuzione non era supportata da alcuna fonte, ma basata semplicemente su osservazioni stilistiche od opportunistiche.Nel 2001 pubblicai l’opuscolo Il rifacimento della chiesa arcipretale di San Prisco nella seconda metà del Settecento, nel quale per la prima volta sostenni che non si trattò di un semplice restauro, ma di un rifacimento quasi totale della chiesa, basato sui disegni dell’ingegnere napoletano Pietro Lionti e realizzato con maestranze dirette da Antonio Tramunto di Santa Maria Maggiore e Nicola Rubino di Capua, ma abitante in San Prisco.
Nel libro San Prisco agli inizi del XIX secolo e nei successivi opuscoli, approfondii i temi trattati nella prima pubblicazione, allargando lo sguardo ad altre opere e realizzazioni in quel periodo in San Prisco. Nel 2003 fu pubblicato il volume La Basilica di San Prisco dalle origini alla seconda metà del XVIII secolo dal prof. Masiello. Esso riportava in modo più esteso alcuni documenti già citati dal sottoscritto e aggiungendo la descrizione della chiesa parrocchiale di San Prisco tratta dal manoscritto del sacerdote locale Francesco Monaco, conservato nella Biblioteca del Museo Campano di Capua.
Secondo il mio parere in modo scorretto il Masiello nel suo volume non citò nemmeno in nota i miei lavori, come se il suo libro riportasse tutti documenti inediti; probabilmente perché questi, non essendo uno storico, si occupò soltanto della compilazione e collazione dei diversi documenti forniti da altri.
Nel 2007 pubblicai San Prisco nel Settecento, nuovo volume che raccoglieva i diversi studi fatti in quel periodo, approfondendo le vicende anteriori e posteriori al rifacimento della metà del Settecento. In questo lavoro resi note le vicende e le origini di altre chiese e cappelle locali sulle quali non si conosceva quasi nulla.
Nelle successive ricerche svolte nell’Archivio Storico della Reggia di Caserta e negli Archivi di Stato di Caserta e Napoli provai a cercare le tracce dei rapporti fra Pietro Lionti e Luigi Vanvitelli o altri suoi collaboratori, ma non ebbi successo.
Dopo diversi anni dedicati ad altri studi, riuscii finalmente a trovare in alcuni studi pubblicati le prove della collaborazione fra il Lionti e Carlo Vanvitelli ai lavori di ampliamento e completamento della Villa Campolieto di Ercolano, in altri lavori in Napoli e almeno in un’occasione anche col padre Luigi Vanvitelli nella Basilica del Corpus Domini di Maddaloni.
Ho riportato queste notizie in Proprietari e famiglie di San Prisco agli inizi del XIX secolo e in San Prisco nel Settecento, potendo affermare con cognizione di causa che il rifacimento della chiesa arcipretale settecentesco fu di gusto vanvitelliano, su disegni di un ingegnere napoletano che era uno stretto collaboratore di Carlo Vanvitelli e in almeno un’occasione anche di Luigi.
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LUIGI RUSSO
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