GIUSEPPE ALVITI: Campagna elettorale e promesse irrealizzabili a Napoli servono qualità civili, morali, onestà e competenze
GIUSEPPE ALVITI · MARTEDÌ 12 APRILE 2016
NAPOLI,
(informazione.news - comunicati stampa - politica e istituzioni)
Un vecchio detto recita così: "Se a una tua richiesta un politico risponde di ‘sì', significa ‘forse'; se risponde ‘forse', significa ‘no'; se risponde ‘no', non é un politico". Un aneddoto molto significativo, soprattutto in periodo elettorale, quando è necessario saper fare la tara a tutto ciò che si sente.
Anzi, non di rado capita di sentire promesse già fatte e che sappiamo essere irrealizzabili, cosa che a nessuno sembra importare più di tanto, dal momento che in Italia, di questi tempi, il buon senso e la buona memoria non sono molto di casa. Da almeno vent'anni, infatti, nel nostro Paese si compete solo per ottenere il potere, e non certo per governare. E i risultati si vedono.
Attirano sempre meno le stanche liturgie propinate attraverso gli schermi televisivi da leader populisti e tifoserie scalmanate, con quell'aria di chi vorrebbe spiegare a te - povero e ignorante suddito - come va il mondo. E come "gli altri", se votati, ti trascinerebbero nel baratro, mentre "loro" saprebbero, invece, come tirarti fuori dai guai.
Per non parlare di quelli che ci dicono di non credere più a nessuno e che l'unica strada é che tu - proprio tu - ti metta direttamente in politica, magari selezionato attraverso Internet, da autonominati garanti della moralità e della serietà, come se questo bastasse a risolvere tutti i mali della politica.
Riuscire a raccapezzarsi in questo scenario non é facile neppure per chi lavora da sempre nel sindacato, un luogo "distinto ma non distante" dalla politica. Soprattutto in un periodo in cui dovrebbe essere chiara la necessità di cambiare in profondità il nostro modello economico e i nostri stili di vita, riportando al centro il lavoro e non la rendita, il capitale umano (scuola e formazione) e non l'apparato burocratico, gli investimenti e non i consumi. Argomenti largamente assenti dal dibattito elettorale, cui vengono demagogicamente preferiti temi di sicura presa mediatica, con ricette poco realistiche per abbassare le tasse o evitare i tagli alla sanità, essendosi dimenticati (?) di ridurre i privilegi e le iniquità, il tutto condito da reciproche, velenose, accuse.
Che fare, dunque? Negli Stati Uniti gli elettori, prima di guardare alle proposte elettorali, mettono sotto la lente di ingrandimento le qualità di coloro che si candidano a governare. E candidati che magari hanno avuto una piccola relazione extraconiugale vengono fatti fuori senza tanti problemi. E questo - si badi bene - non sulla base di un pregiudizio moralistico, ma per il fatto che il tradimento non è stato dichiarato. In altre parole, perché hanno mentito. Su questo gli elettori statunitensi non ammettono scuse: semplicemente non si fidano di chi "gliela racconta", di chi non è trasparente nelle parole e nei fatti. Poi discutono anche di merito (e lo fanno eccome), ma dopo. Ed è qui che entrano in gioco le competenze: non basta essere onesti, occorre anche conoscere ciò di cui si parla. L'onestà senza competenza è vuota perché è inefficace, la competenza senza onestà è cieca, perché può essere messa a servizio di una causa sbagliata.
In Italia bisogna farla finita con le promesse da marinaio e indagare maggiormente sulle qualità civili e morali, oltre che sulle competenze, di coloro che si candidano. Qualità che non si possono scoprire solo guardando la televisione o ascoltando i comizi, ma analizzando il lavoro concreto sul territorio, nella vita di ogni giorno, negli anni che si sono succeduti. La scorciatoia della visibilità televisiva è solo una trappola, un "corto circuito": ha il vantaggio di far conoscere il candidato senza troppi sforzi a un pubblico più vasto, ma può far saltare l'intero impianto elettrico. E allora subentra il buio pesto.
Sant'Agostino scriveva che "Uomini buoni fanno leggi buone, e uomini cattivi fanno leggi cattive". Come dargli torto? Ma lui, non a caso, era un santo.