Basta ipocrisie: Zanza ha promosso la Riviera più di mille spot. La città gli deve quella strada.
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Rimini, una terra speciale, cresciuta sul battito cardiaco di estati infinite, sulla sabbia che scotta e sul sorriso di chi ha saputo accogliere il mondo.
Maurizio Zanfanti, per tutti semplicemente "Zanza", non è stato un assessore, non ha firmato delibere e non ha progettato ponti. Eppure, se per decenni il nome di Rimini è risuonato nelle fredde notti di Stoccolma, Londra o Monaco come sinonimo di calore, libertà e sogno, gran parte del merito è stato suo.
Oggi, a pochi anni dalla sua improvvisa scomparsa, le proposte per dedicargli una via, una piazza o un segno tangibile nella sua città natale non sono solo un atto di nostalgia: sono un dovere verso la nostra stessa identità.
Rispondere positivamente a queste richieste non significa celebrare il libertinaggio, come vorrebbe una narrazione fin troppo moralista e distaccata. Significa, al contrario, riconoscere un pioniere spontaneo del marketing territoriale.
Zanza, con la sua iconica frangia e le giacche di pelle, è stato l'ambasciatore più efficace della Riviera romagnola in un'epoca d'oro che ha costruito la ricchezza economica e sociale del nostro territorio.
Mentre i vertici del turismo si impegnavano in campagne pubblicitarie patinate, Maurizio, con il suo carisma e la sua straordinaria umanità, riempiva i voli charter diretti al "Miramare".

Centinaia di donne nordeuropee non cercavano solo un'avventura; cercavano l'anima accogliente, solare e travolgente della Romagna. E in Zanza la trovavano, anno dopo anno.
C'è un velo di ipocrisia nel voler cancellare il mito dei "vitelloni" e dei latin lover in nome di una Rimini contemporanea che si vuole forzatamente intellettuale, tra musei felliniani e teatri storici. La vera grandezza di Rimini è sempre stata la sua capacità di essere colta e popolare allo stesso tempo, di saper mescolare la poesia di Amarcord con il sudore e la musica del Blow Up.
Negare una via o un tributo ufficiale a Zanza significa avere paura del nostro passato, significa vergognarsi di quella spensieratezza che ha dato da mangiare a generazioni di albergatori, bagnini e ristoratori.Il bellissimo tributo privato nato al Bounty, dove le sue giacche sono esposte come i cimeli di una rockstar, dimostra che la gente di Rimini non ha dimenticato.
Ma non può e non deve bastare l'iniziativa di un privato. Le istituzioni trovino il coraggio dell'audacia.
Dedicare uno spazio pubblico a Maurizio Zanfanti significa dire "grazie" a un pezzo di noi, a un'era di sogni che non tornerà più, ma che merita di essere impressa nella toponomastica della città.
Perché la storia di Rimini non è fatta solo dai grandi eventi, ma dalle leggende nate sotto l'ombrellone.
E Zanza, che lo si voglia ammettere o no, è la leggenda più luminosa della nostra estate.
Ufficio Stampa
Ivan Venerucci
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venerucciivan@gmail.com
