La democrazia in crisi: a Perugia l’allarme sul "partito del non voto" e sulla crisi della partecipazione

L’incontro promosso dall’associazione Humus Sapiens e dalla rivista Micropolis ha acceso i riflettori sull’astensionismo elettorale. Ospiti i sociologi Dario Tuorto e Vittorio Mete per presentare il saggio Il partito che non c’è: «Se quasi il cinquanta percento dei cittadini non va alle urne, a essere a rischio è l’intera tenuta democratica»
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(Perugia) Un "partito" invisibile ma costantemente maggioritario, capace di vincere la competizione in quasi tutte le tornate elettorali e di svuotare progressivamente di senso la rappresentanza democratica. Il fenomeno dell'astensionismo, che vede ormai quasi il cinquanta percento dei cittadini disertare le urne, è stato al centro dell'intenso dibattito pubblico intitolato "Perché la gente non va più a votare?", tenutosi sabato 24 ottobre 2026 nella Sala della Partecipazione della Regione Umbria.

L'iniziativa, promossa dall’associazione culturale Humus Sapiens in collaborazione con la rivista Micropolis, e coordinata da Mario Taborchi, ha offerto un'occasione di profonda analisi sociologica e politica partendo dalla presentazione del volume Il partito che non c’è – L’astensionismo in Italia e in Europa (scritto dai sociologi Dario Tuorto e Vittorio Mete). Un momento di confronto che ha unito il mondo accademico, le istituzioni e le realtà associative per interrogarsi sulle cause profonde di una frattura che minaccia la tenuta dei sistemi democratici occidentali.

L’analisi dei promotori: «Un segnale d’allarme per la democrazia»

A introdurre i lavori è stato Antonio Rocchini, presidente di Humus Sapiens, che ha voluto rimarcare la gravità di una disattenzione istituzionale che rischia di normalizzare una deriva pericolosa: «l'Associazione Culturale Homo Sapiens, in collaborazione con la rivista Micropolis, ha organizzato un evento molto importante perché sta minacciando la tenuta della democrazia nel nostro Paese, ma non solo, in tutta Europa», ha dichiarato Antonio Rocchini. «Mi riferisco al tema dell’astensionismo, sottovalutato molto spesso e sottaciuto in particolare da quelle forze politiche e istituzionali che invece dovrebbero farsi carico di rimuovere questa situazione. Una situazione in cui quasi il 50% dei cittadini non va più a votare è una situazione che deve destare allarme, perché è proprio a rischio la tenuta della democrazia: saranno sempre meno quelli che comanderanno, che prenderanno le decisioni, se non ci sarà un coinvolgimento e una partecipazione di tutti gli elettori».

Rocchini ha poi evidenziato come l’obiettivo non sia l'eliminazione totale dell'astensionismo, traguardo storicamente irraggiungibile, quanto la necessità di analizzare le radici di un fenomeno alimentato dal passaggio dai "partiti di massa" ai "partiti liquidi", dalla globalizzazione e dal pensiero unico neoliberista che ha marginalizzato il conflitto sociale.

La democrazia in crisi: a Perugia l’allarme sul "partito del non voto" e sulla crisi della partecipazione
La prospettiva accademica: il saggio di Tuorto e Mete

Entrando nel vivo della ricerca, il sociologo Dario Tuorto (Università di Bologna) ha spiegato il senso dell'opera e l'urgenza di portare il dibattito fuori dalle aule universitarie:

«siamo qui a presentare il libro Il partito che non voto, io e Vittorio Mete, mio collega dell'Università di Firenze», ha affermato Dario Tuorto. «Questa presentazione vuole essere un tentativo di portare all'attenzione del pubblico più ampio, quindi non solo quello accademico, ma in generale alla cittadinanza, in un contesto perugino e in un'area interna, il tema del non voto, che interroga da molto tempo le democrazie occidentali. Ci apprestiamo al vuoto del prossimo anno in un contesto in cui l'instabilità regna sovrana: il nostro tentativo è quello di mettere un po' d'ordine in questa complessità, cercando di individuare non solo le cause del fenomeno, ma anche i possibili rimedi, cosa può servire realmente per riportare i cittadini dentro una sfera politica che appare sempre più in difficoltà e incapace di affrontare le grandi problematiche del nostro tempo».

A completare l'analisi ci ha pensato il coautore Vittorio Mete (Università di Firenze), che ha decostruito la narrazione comune sugli astenuti: «Nel nostro libro cerchiamo di far vedere che l'astensionismo non è un blocco compatto, un partito unico che decide di non votare, ma un fenomeno che cambia da elezione a elezione, a seconda del tipo di consultazione e del contesto», ha sottolineato Vittorio Mete. «Il nostro è uno sforzo di concettualizzazione e analisi empirica. Proviamo anche a indicare i rimedi distinguendo tra chi non può votare e chi non vuole votare: mentre è più facile intervenire sui primi agevolando le procedure di voto, è molto più difficile agire su chi sceglie di non farlo, ed è questo l'interrogativo che deve riguardare sempre più i cittadini e la classe dirigente».

La democrazia in crisi: a Perugia l’allarme sul "partito del non voto" e sulla crisi della partecipazione
La voce delle istituzioni e della cittadinanza

Il disagio della disaffezione è stato letto anche attraverso la lente di chi vive quotidianamente il mandato istituzionale e l'impegno civico. Sarah Bistocchi, presidente dell'Assemblea Legislativa della Regione Umbria, ha offerto una riflessione sul valore costituzionale della rappresentanza:

«L'astensionismo è un qualcosa su cui tutti noi ci interroghiamo da tempo e che ci allarma, lo dico da cittadina, da elettrice, da persona che vota, ma anche da chi rappresenta le istituzioni», ha dichiarato Sarah Bistocchi. «Rinunciare al proprio voto significa rinunciare anche alla propria rappresentatività. La differenza tra monarchia e repubblica, su cui ci siamo espressi appena ottant'anni fa, è proprio l'essere rappresentativi. Una democrazia meno rappresentativa è sicuramente una democrazia più fragile, che rinuncia a se stessa. Perciò sarà importante non tanto giudicare, quanto capire le scelte e le riflessioni che portano a un fenomeno che non possiamo più ignorare».

L'incontro, moderato da Mario Taborchi e arricchito dagli interventi di Osvaldo Fressoia (Micropolis) e di Nicholas Radicchi (Circolo Arci "Il Porco Rosso") in rappresentanza delle giovani generazioni e delle esperienze associative, ha confermato la necessità di riannodare i fili del dialogo tra i territori e le istituzioni.

Senza un'inversione di rotta capace di restituire speranza e concretezza all'azione politica, il rischio , come ricordato nel corso del dibattito, è che la democrazia umbra e italiana finisca per ridursi a una questione per pochi.

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