L’Inno nazionale nella Costituzione: una questione di identità e di memoria
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L’Italia, come ogni comunità politica organizzata in Stato, vive e si rafforza non solo attraverso le sue istituzioni, le sue leggi e i suoi ordinamenti, ma anche grazie a un patrimonio simbolico condiviso, che funge da collante identitario e da fonte di coesione tra cittadini di generazioni diverse. La bandiera, lo stemma della Repubblica e l’inno nazionale rappresentano, in tal senso, non semplici segni esteriori, ma elementi costitutivi della coscienza collettiva, strumenti attraverso i quali la Nazione si riconosce e si racconta a sé stessa e al mondo.
Proprio per questo, la necessità di dare rilievo costituzionale all’Inno di Mameli, Il Canto degli Italiani, si presenta oggi come un passaggio naturale, quasi dovuto, per completare l’architettura simbolica della Repubblica. Se, infatti, l’articolo 12 della Costituzione già sancisce che “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”, nulla dice in merito all’inno nazionale. Tale lacuna appare tanto più evidente se si considera che altre nazioni, come la Francia, hanno scelto di inserire nella loro Carta fondamentale il riconoscimento ufficiale del proprio inno, La Marseillaise.
L’inno nazionale, in Italia, non ha mai goduto di quella dignità suprema che solo la Costituzione può attribuire. La conseguenza è che un simbolo così importante resta privo di una solida base giuridica, affidato a prassi consolidate e a un riconoscimento implicito, anziché esplicito. È arrivato il momento di colmare questa lacuna.
Durante la presidenza di Carlo Azeglio Ciampi, si è assistito a un grande sforzo di rafforzamento della simbologia repubblicana. Lo stesso stendardo presidenziale, abbandonando l’unico colore monarchico, ha adottato un nuovo modello che richiama lo storico vessillo della Repubblica Italiana del 1802-1805. Una scelta densa di significati: quel richiamo non era un semplice vezzo estetico, ma la volontà di sottolineare la continuità dello Stato attraverso i momenti cruciali della nostra storia nazionale, dal Risorgimento alla Resistenza.
L’inno nazionale si colloca esattamente in questa linea di continuità. Esso richiama non solo la lotta per l’unità e l’indipendenza, ma anche il sacrificio di chi, come Goffredo Mameli, giovane poeta e patriota, cadde in difesa della Repubblica Romana del 1849. È difficile immaginare un simbolo più autentico e intriso di significato storico. Se la bandiera rappresenta la forma visibile della nostra identità, l’inno ne è la voce: un richiamo corale che ha accompagnato il popolo italiano nei momenti solenni come nelle tragedie, dalle celebrazioni sportive alle cerimonie istituzionali, dai funerali di Stato alle manifestazioni popolari.

A sostegno di questa prospettiva, si segnala l’iniziativa della Fondazione Insigniti OMRI, il cui presidente, il prefetto Francesco Tagliente, ha recentemente formalizzato una richiesta ai presidenti dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati affinché venga attribuita dignità costituzionale all’inno nazionale. In particolare, la proposta prevede l’inserimento di un secondo comma all’articolo 12 della Costituzione, che già riconosce la bandiera tricolore come simbolo della Repubblica. Parallelamente, è stata avanzata anche la proposta di istituire una Giornata nazionale dedicata all’Inno, al fine di valorizzare ulteriormente il suo significato storico, culturale e identitario.
Riconoscere l’inno nella Costituzione significherebbe dunque completare il quadro degli emblemi repubblicani, elevandolo a pieno titolo a patrimonio comune, degno della stessa protezione della bandiera e dello stemma. Sarebbe un atto simbolico e concreto insieme, capace di rinsaldare il legame tra passato e presente, tra memoria e identità, tra popolo e Repubblica.
Marco Baratto




