Politica e Istituzioni
Italia, Piemonte - grave pericolo per le donne, a rischio il diritto all'aborto
È in corso un nuovo attacco ai diritti fondamentali delle donne.
Pochi giorni fa è stata divulgata dalla Regione Piemonte una nota informativa alle ASL, nelle quali viene richiesta la compilazione di un elenco delle associazioni con le quali collaborare. Tra i requisiti per quest'ultima, risulta la necessità di contenere nello statuto la finalità della protezione della vita fin dal concepimento; con questa iniziativa la giunta regionale torna a promuovere, di fatto, la circolare che, su iniziativa del consigliere Marrone (Fratelli d'Italia), già lo scorso ottobre causò diverse proteste a Torino. Infatti, con il sostegno del presidente Alberto Cirio, fu diramato il documento in questione (consultabile all'indirizzo https://www.regione.piemonte.it/web/pinforma/notizie/una-circolare-indirizzo-sullaborto-farmacologico), che non solo vieta le modalità di accesso alla pillola abortiva RU486 nei consultori, ma finanzia e rafforza l’ingresso delle associazioni antiabortiste negli ospedali pubblici. Nello specifico è prevista l'attivazione ... di sportelli informativi all’interno degli ospedali, consentita ad idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita, a titolo esemplificativo tra le "formazioni" ed "associazioni" vengono citate esplicitamente iniziative riconducibili al Movimento per la vita.
È chiaro fin da subito che la finalità di questi provvedimenti è un tentativo di aggirare la legge 194/78 che regola e garantisce il diritto all'aborto. Dunque in Piemonte diventa non solo più difficile accedere al percorso di Interruzione Volontaria di Gravidanza, ma anche portare avanti con serenità una decisione che già di per sé implica una situazione psicologica delicata e complessa. La presenza di questi gruppi determinerà continue pressioni esterne assolutamente non richieste dal soggetto interessato, il quale, anziché ricevere una forma di supporto e tutela da parte di personale medico competente, viene messo ancora maggiormente in difficoltà.
Inoltre, il fatto di finanziare con soldi pubblici queste associazioni pro vita rappresenta una mancanza di imparzialità da parte della regione, che fornirebbe in tutto e per tutto un'interpretazione etica atta a suscitare pubblicamente il rimprovero della donna che decide di abortire, ovvero una sorta di colpevolizzazione di tutte coloro che intraprendono questa scelta.
È necessario sottolineare il fatto che questa manovra sia stata portata avanti durante l'emergenza sanitaria Covid-19, cercando di essere fatta passare in sordina, mentre l'attenzione pubblica è rivolta agli sviluppi della pandemia. Tutto ciò denota una volontà subdola di aggirare e attaccare di nascosto un diritto inalienabile della donna.
Riteniamo quindi doveroso mettere al corrente di questa situazione più persone possibili, sia per diffondere la notizia, sia per scongiurare altri eventuali attacchi di portata nazionale ai diritti fondamentali. Visto l'aggravarsi della situazione pandemica e la conseguente impossibilità di organizzare eventi, diventano essenziali la stampa e il web. Grazie a quest'ultimo abbiamo deciso di lanciare una raccolta firme, tramite la piattaforma change.org, al fine di dare la possibilità a tutti gli interessati di esprimere il proprio dissenso e invitare l'amministrazione regionale, tramite il ritiro della nota e della circolare, a riconoscere il diritti di autodeterminazione e di libera scelta.